Altro che oro, il platino vola (+50% nel 2025). Quali opportunità di investimento?

R. F.

4 Ottobre 2025 - 08:42

Perché il platino quest’anno è salito di circa il 50%? Gli investitori hanno diversificato i loro portafogli al di là del dollaro e dei Treasury e desiderano proteggersi dall’inflazione.

Altro che oro, il platino vola (+50% nel 2025). Quali opportunità di investimento?

Dopo aver trascorso quasi un decennio a scambiare in un range compreso tra $600 e $1.250 l’oncia, il prezzo del platino è aumentato di quasi il 50% dall’inizio del 2025. La sua avanzata non è un fenomeno isolato, ma si verifica in concomitanza con un oro che sta vivendo il suo anno migliore dal 1979 e un prezzo dell’argento che si avvicina a un massimo storico.

PLATINO (LINEA GIALLA-SCALA DI DX) E ORO (LINEA BIANCA-SCALA DI SX) DAL 2020 AD OGGI. PREZZO SPOT ESPRESSO IN DOLLARI PER ONCIA. NELLA TABELLA SOTTOSTANTE (LINEA CELESTE): COEFFICIENTE DI CORRELAZIONE TRA LE DUE VARIABILI, ATTUALMENTE MOLTO BASSO A 0,2970. PLATINO (LINEA GIALLA-SCALA DI DX) E ORO (LINEA BIANCA-SCALA DI SX) DAL 2020 AD OGGI. PREZZO SPOT ESPRESSO IN DOLLARI PER ONCIA. NELLA TABELLA SOTTOSTANTE (LINEA CELESTE): COEFFICIENTE DI CORRELAZIONE TRA LE DUE VARIABILI, ATTUALMENTE MOLTO BASSO A 0,2970. FONTE: BLOOMBERG

Ciò che accomuna il rally non solo del platino ma di tutti metalli preziosi è la preoccupazione globale degli investitori nel detenere valute fiat emesse dalle banche centrali, in un contesto caratterizzato da:

  • un’inflazione core (cioè l’inflazione di fondo) superiore all’obiettivo e spesso in aumento, che erode il potere d’acquisto della moneta;
  • tassi d’interesse delle banche centrali in calo, con perdita di interesse per i rendimenti obbligazionari;
  • deficit di bilancio statali eccezionalmente ampi in molte delle maggiori economie mondiali, che destano preoccupazione sulla sostenibilità del debito pubblico degli emittenti in rapporto al PIL.

Come sappiamo, la maggior parte delle banche centrali mira a un’inflazione del 2%. Tuttavia, al di fuori di Cina e Svizzera, quasi tutte le principali economie registrano un’inflazione core superiore al target delle banche centrali. Inoltre, i tassi di inflazione core (inflazione al netto di prodotti energetici ed alimentari) hanno smesso di diminuire quasi ovunque e, in molti Paesi – inclusi Stati Uniti, Regno Unito e Giappone – hanno ricominciato a salire.

Nonostante un’inflazione core generalmente superiore all’obiettivo e in aumento, quasi ogni banca centrale a livello globale ha abbassato i tassi di interesse negli ultimi mesi. Le uniche eccezioni sono il Brasile e il Giappone, ma nel caso nipponico il tasso di riferimento della Bank of Japan è allo 0,5% mentre l’inflazione core si avvicina al 4%, portando il Paese ad avere un tasso di interesse reale addirittura negativo del -3.5%.

Il disavanzo fiscale e il debito pubblico sono altri fattori di affezione verso i metalli preziosi.

La situazione fiscale dei governi non è migliore di quella relativa alla inflazione. La Cina sta registrando un deficit di bilancio pari all’8% del PIL dopo che le entrate fiscali sono scese dal 29% al 21% del PIL nel 2024-2025. Inoltre, il debito pubblico ha superato la soglia del 90% del PIL per la prima volta, e il governo prevede deficit di bilancio tra l’8% e il 9% del PIL almeno fino al 2030.

Il quadro fiscale prospettico degli Stati Uniti, grazie a Donald Trump e al suo Big Beautiful Bill, non è molto diverso. Il debito pubblico si attesta al 114% del PIL, e il deficit di bilancio, nonostante un forte aumento delle entrate da dazi doganali, rimane al 6,3% del PIL. Ma le statistiche potrebbero essere peggiori nei prossimi mesi. Oltre l’Atlantico, Regno Unito e Francia registrano deficit di bilancio rispettivamente del 4,5% e 5,5% del PIL. Entrambi i governi faticano a trovare ulteriori entrate fiscali o a realizzare i tagli alla spesa necessari per contenere i deficit.

Il deficit del Giappone è sceso al 3% del PIL, una cifra relativamente contenuta per gli standard giapponesi, ma il debito pubblico totale è superiore al 200% del PIL e rischia di aumentare ulteriormente, dato che l’incremento dei tassi di interesse fa salire il costo del finanziamento per il Paese. I deficit crescenti comportano debito pubblico crescente e questo gli investitori lo sanno benissimo.

In questo contesto sembra esserci una forte preferenza da parte degli investitori nell’acquistare asset che le banche centrali e i governi non possono stampare. Tra questi asset figurano proprio i metalli preziosi come oro, argento e platino. Ciononostante, qualsiasi inversione di rotta da parte delle banche centrali verso un aumento dei tassi di interesse potrebbe rappresentare un rischio per l’attuale rally dei metalli preziosi, perché i bond potrebbero tornare ad essere competitivi.

Perché il platino ha sottoperformato oro e argento ed è ora un affare?

I prezzi del platino stanno vivendo il loro rally più significativo dal periodo 2009-2011 e, nel 2025, hanno superato le performances di oro e argento. La ragione per cui il platino ha sottoperformato oro e argento negli anni passati si riduce alla sua dipendenza dal settore automobilistico e, in particolare, al suo utilizzo nei convertitori catalitici delle marmitte usate per i motori diesel.

L’uso del platino nell’industria automobilistica ha raggiunto il suo picco tra il 2006 e il 2007 e, da allora, esso è generalmente diminuito o rimasto stazionario. Nel frattempo, c’è stata una scarsa ripresa della domanda per la gioielleria in platino o per altri usi industriali.

Di fatto, la quantità di platino impiegata mediamente un veicolo automobilistico è calata, dato che i motori diesel hanno perso quote di mercato a favore sia delle auto a benzina sia dei veicoli elettrici ed ibridi.

Al contrario, l’oro è un metallo più prettamente prezioso, in quanto viene utilizzato prevalentemente a scopo di investimento e presenta pochi usi industriali al di fuori dell’elettronica, la quale impiega solo circa il 5% della produzione mineraria annuale.

L’argento, invece, dal 2000 ha perso il suo impiego principale nello sviluppo fotografico, ma ha trovato una sua nuova vocazione industriale nei pannelli solari e nelle batterie

Il platino è un’opportunità di diversificazione tra i metalli preziosi? E quali sono le prospettive future?

Ciò detto, con l’oro scambiato a massimi storici e i prezzi dell’argento che si avvicinano a un nuovo record, gli investitori a caccia di occasioni che mirano a proteggersi dalle potenziali conseguenze inflazionistiche legate agli ampi deficit di bilancio e al calo dei tassi di interesse, sembrano sempre più guardare al platino per il suo potenziale di diversificazione nell’ambito dei beni rifugio.

La buona notizia per il platino è che il suo impiego nell’industria automobilistica sembra essersi stabilizzato negli ultimi anni. Sebbene le auto diesel abbiano perso appeal, la maggior parte dei mezzi pesanti continua a utilizzare motori diesel. Nel lungo termine, la domanda di platino potrebbe ricevere un forte impulso dalla nuova tecnologia automotive delle celle a combustibile a idrogeno (hydrogen fuel cells), di cui il metallo è un componente essenziale.

Dinamiche dell’offerta di platino

L’offerta di platino è invece limitata e altamente concentrata, il che rende questo il metallo interessante anche da una prospettiva di investimento. Soprattutto perché di platino se ne produce poco rispetto al fabbisogno industriale.

La società di ricerca sulle materie prime CPM Group stima che nel 2025 la produzione globale di platino sarà di appena 5,5 milioni di once troy. Questa cifra rappresenta solo il 5%-6% circa della produzione mineraria stimata per l’oro e meno dello 0,8% di quella stimata per l’argento nello stesso periodo.

Inoltre, l’offerta mineraria di platino è altamente concentrata in Sudafrica, che quest’anno produrrà probabilmente circa 3,9 milioni di once. La maggior parte della fornitura rimanente proviene da Russia e Zimbabwe, mentre Canada, Stati Uniti e altri Paesi contribuiscono solo con piccole quantità.

La ridotta offerta di platino e la sua alta concentrazione geografica contrastano nettamente con le prospettive di fornitura mineraria molto più ampie e diversificate geograficamente di oro e argento

L’attrattiva del platino ondeggia tra la sua scarsità e la sua stabilità nell utilizzo industriale

Prima del 2025, la ridotta e calante offerta di platino non era sufficiente a sostenere i rally dei prezzi, principalmente a causa del declino del suo impiego nel settore automobilistico.

Tuttavia, il platino è storicamente poco costoso rispetto ai prezzi dell’oro e dell’argento e, dato che il suo utilizzo nel settore automotive sembra essersi stabilizzato, gli investitori potrebbero prestare maggiore attenzione a quanto sia effettivamente sottile e concentrata la sua base di produzione a livello globale, che apre prospettive di trend speculativi rialzisti di lungo periodo.

E veniamo alla parte più interessante: come investire in platino attraverso gli ETC?
Esistono tre ETC quotati sulla borsa italiana che investono in platino fisico e ne diamo qui una descrizione sintetica:

Xtrackers IE Physical Platinum EUR Hedged ETC Securities

ISIN: DE000A2UDH63 Ticker: XPPE

Una cosa interessante è che in questo ETC esiste la copertura valutaria in Euro (il prezzo del platino è sempre espresso in dollari infatti). L’indice di spesa complessiva (TER) dell’ETF è pari allo 0,73% annuo. Questo è l’ETC più costoso in termini di fees annuali per la gestione del fondo, ma bisogna tener conto che la copertura del rischio di cambio che offre incide molto sulla Total Expense Ratio, poiché esso replica sempre l’indice Platinum (EUR Hedged). L’ETC replica la performance dell’indice sottostante con una obbligazione garantita da titoli di debito AAA e che è sostenuta dalla detenzione fisica del metallo prezioso. Attenzione: L’ETC Xtrackers IE Physical Platinum EUR Hedged è un ETC di dimensioni molto piccole con un patrimonio gestito pari a soli 10 mln di euro, liquidare la posizione potrebbe quindi essere difficile. L’ETC è stato lanciato il 28 maggio 2020 ed ha domicilio fiscale in Irlanda.

Invesco Physical Platinum

ISIN: IE00B40QP990 Ticker: 8PSA

Anche questo ETC è interessante, Ma qui non c’è la copertura valutaria in euro. È l’ETC meno costoso in termini di fees annuali di gestione. L’indice di spesa complessiva (TER) dell’ETF è pari allo 0,19% annuo. Quindi l’Invesco Physical Platinum è l’ETC più economico che replica l’indice Platinum. L’ETC replica la performance dell’indice sottostante con una obbligazione garantita da titoli di debito AAA e che è sostenuta dalla detenzione fisica del metallo prezioso. L’ETC Invesco Physical Platinum è anch’esso un ETC di piccole dimensioni con un patrimonio gestito pari a 53 mln di Euro. L’ETC è stato lanciato il 13 aprile 2011 ed ha domicilio fiscale in Irlanda.

WisdomTree Physical Platinum

ISIN: JE00B1VS2W53 Ticker: PHPT

Neanche in questo ETC c’è la copertura valutaria. L’indice di spesa complessiva (TER) dell’ETF è pari allo 0,49% annuo. Il WisdomTree Physical Platinum è però l’ETC più grande che replica l’indice Platinum. L’ETC replica la performance dell’indice sottostante con una obbligazione garantita da titoli di debito AAA e che è sostenuta dalla detenzione fisica del metallo prezioso. Come dicevo, il prodotto in questione è il più grande fra i 3 in esame. Infatti ETC WisdomTree Physical Platinum gestisce un patrimonio pari a 464 mln di Euro. L’ETC è stato lanciato il 24 aprile 2007 ed ha domicilio fiscale in Jersey.

In conclusione: per chi ha un portafoglio di investimenti abbastanza diversificato tra azioni, obbligazioni e commodities, e ha già investito in oro e argento, il platino può contribuire quindi a diversificare ulteriormente il proprio portafoglio di investimenti decorrenti con le classiche asset class.

DISCLAIMER
Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio.