Nella guerra a Gaza tra Israele e Hamas l’amministrazione Biden predica bene e razzola malissimo. O meglio, tenta di presentarsi nell’improbabile ruolo di superpotenza in grado di mediare tra le varie posizioni, salvo poi sostenere tacitamente Tel Aviv in tutto ciò che sta facendo nella Striscia di Gaza per sradicare l’organizzazione palestinese: operazione, quelle delle forze di difesa israeliane (Idf), che come previsto da cari analisti sta provocando un numero impressionante di vittime civili - oltre 11 mila palestinesi - di cui il 70% sono donne e bambini.
Una comunicazione fumosa, quella della Casa Bianca, che da una parte chiede prudenza e tutela dei civili, e dell’altra non fa nulla di concreto per convincere Israele a un cessate di fuoco come richiesto dall’Onu e da tutte le maggiori organizzazioni umanitarie internazionali. Dopotutto gli Stati Uniti, lo scorso 28 ottobre, sono stati uno dei pochi Paesi insieme a Israele - appena 12 - che all’Assemblea generale delle Nazioni Unite si sono opposti a una risoluzione che chiedeva una tregua umanitaria duratura che portasse alla cessazione delle ostilità.
Altro che mediazione: ecco gli aiuti militari degli Usa
Ora l’ultima vicenda che imbarazza la Casa Bianca riguarda la discussa operazione delle forze speciale israeliane all’ospedale di al-Shifa, a Gaza. Il portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale, John Kirby, si è affrettato nel dichiarare che Israele non ha informato Washington della missione e che le forze israeliane (Idf) non hanno chiesto il parere degli Stati Uniti prima di attuare una missione del genere. Le autorità israeliane sostengono che i miliziani di Hamas usano la struttura ospedaliera come base operativa, ma con centinaia di pazienti e personale medico all’interno, il raid delle forze israeliane rappresenta una missione ad altissimo rischio. In primo luogo per i civili che vi sono all’interno. Il diritto internazionale su questo punto parla chiaro: gli ospedali non si toccano. In tutto questo, la superpotenza che predica, attraverso la sua vocazione missionaria democrazia e diritti nel mondo, se ne lava le mani. Come ha scritto di recente su Il Manifesto Alberto Negri, in che cosa si è risolta la mediazione di Biden in Medio Oriente? In un nuovo banchetto di aiuti militari che nelle intenzioni legano strategicamente il Medio Oriente all’Ucraina e all’Estremo Oriente.
Nuovo banchetto per il complesso industrial-militare
Come riportato il 7 novembre da The Intercept, mentre si conoscono i dettagli delle armi fornite dall’amministrazione Biden a Kiev, si sa poco o nulla delle armi che gli Stati Uniti hanno destinato a Israele. “L’idea che fornire maggiori informazioni danneggerebbe in qualche modo la sicurezza operativa dell’esercito israeliano è una copertura”, osserva William Hartung, analista presso il Quincy Institute for Responsible Statecraft. In queste settimane, dozzine di aerei da trasporto militare C-17 che probabilmente trasportavano munizioni hanno attraversato l’Atlantico viaggiando tra gli Stati Uniti e Israele, come mostrano i dati di monitoraggio dei voli open source, e la maggior parte di questi è atterrata presso la base aerea di Nevatim. Il reporter di The Intercept Ken Klipperstein ha fornito l’elenco dettagliato delle armi Usa destinate all’esercito israeliano, tra cui: 2.000 missili Hellfire per gli elicotteri Apache (gli Hellfire della Lockheed Martin vengono utilizzati sempre più da Israele nella guerra urbana a Gaza); munizioni per Cain Gun da 30 mm, prodotte dalla General Dynamics; 57.000 proiettili da 155 mm per cannoni d’artiglieria; 400 mortai da 120 mm; dispositivi ottici notturni PVS-14; M141 bunker-buster a spalla; 75 veicoli tattici leggeri congiunti, prodotti da Oshkosh Defense; oltre 300 intercettori Tamir, utilizzati per il sistema israeliano “Iron Dome” e prodotti da Raytheon (RTX) in collaborazione con Israele.
Il ruolo di Biden, da 50 anni fedelissimo di Israele
Il presidente Joe Biden ha richiesto ulteriori 14,3 miliardi di dollari in aiuti per Israele oltre agli oltre 3 miliardi di dollari di assistenza militare già stanziati. Il presidente Usa è uno storico alleato di Tel Aviv, come dimostrano le dichiarazioni che ha rilasciato in decenni di attività politica. Come sottolinea il giornalista Glenn Greenwald, l’ultima cosa che il tandem Obama-Biden ha fatto nel settembre 2016, poco prima che scadesse il mandato presidenziale, è stata la firma di un accordo da record con il Primo Ministro Benjamin Netanyahu “per aumentare enormemente la quantità di aiuti che gli Stati Uniti danno a Israele annualmente a 3,8 miliardi di dollari all’anno”. Un impegno decennale, e ora Joe Biden vuole sfruttare la guerra a Gaza per strizzare l’occhio al complesso militar-industriale che ha già ampiamente riempito di soldi in occasione della guerra in Ucraina, destinando altri 14,3 miliardi di dollari in armi a Israele. “Per lui - osserva Greenwald. Israele è il fulcro della politica statunitense, come lo è per la maggior parte dei politici di Washington, ed è per questo che da decenni riceve più soldi e più aiuti di qualsiasi altro Paese del pianeta”. Israele, ad oggi, è infatti il maggiore beneficiario dei finanziamenti militari stranieri degli Stati Uniti, che negli ultimi anni hanno rappresentato circa il 15% del bilancio della difesa del paese.
Come nota The Intercept, per 50 anni Biden è stato coerente nel sostenere le guerre di Israele contro i palestinesi. La sua carriera al Senato degli Stati Uniti iniziò alla vigilia della guerra arabo-israeliana del 1973, quando viaggiò per incontrare il primo ministro israeliano Golda Meir. “Sono rimasto seduto alla scrivania per un’ora mentre lei sfogliava quelle mappe su e giù, raccontandomi della Guerra dei Sei Giorni [1967]”, ha detto Biden. Lo ha definito “uno degli incontri più importanti” della sua vita. Nei decenni successivi e fino ad oggi, Biden ha operato come uno dei più convinti promotori dell’agenda israeliana. “Se non ci fosse un Israele, gli Stati Uniti dovrebbero inventare un Israele per proteggere i propri interessi nella regione”, disse Biden in Senato 1986. Ha ripetuto la stessa frase all’inizio di quest’anno durante una visita di luglio del presidente israeliano Isaac Herzog a Washington. Nel 2016, durante una visita in Israele, Benjamin Netanyahu ha elogiato Biden, al tempo vicepresidente. “Il popolo di Israele considera la famiglia Biden parte della nostra famiglia”, ha detto. “Voglio ringraziarti personalmente per la tua, per la nostra amicizia personale di oltre 30 anni”. Inoltre, come sottolinea lo stesso The Intercept, Biden è stato uno dei primi sostenitori dello spostamento dell’ambasciata americana in Israele a Gerusalemme, una mossa che si è concretizzata nel 2018 sotto l’amministrazione Trump. Con gli aiuti militari voluti dal presidente Usa, il supporto Usa diventa ancora più rilevante e massiccio. L’ennesimo regalo di Biden a quelli che, in una vecchia canzone del 1963, Bob Dylan chiamava i Signori della Guerra (Masters of War).