Altro che BOT e BTP. Ecco quanto guadagni se investi qui €100 al mese per 10 anni

Gerardo Marciano

6 Febbraio 2026 - 06:53

Con 100€ al mese, ecco cosa può succedere dopo 5 e 10 anni: simulazioni su un fondo azionario e confronto con BOT/BTP/monetario, tra rendimento e rischi.

Altro che BOT e BTP. Ecco quanto guadagni se investi qui €100 al mese per 10 anni

Non serve avere grandi capitali per vedere risultati che, col tempo, diventano sorprendenti. La differenza spesso non la fa la cifra iniziale, ma la costanza: un importo sostenibile, ripetuto con disciplina, può trasformarsi in un patrimonio più significativo di quanto si immagini guardando solo il singolo versamento.

C’è però un equivoco che vale la pena chiarire subito: “mettere da parte 100 € al mese” non è un gesto automatico che porta sempre allo stesso traguardo. Il tempo conta, ma conta anche lo strumento scelto e, soprattutto, il modo in cui ci si arriva. In alcune strade il percorso è lineare e prevedibile; in altre è fatto di salite e discese, con risultati medi potenzialmente migliori ma anche con fasi scomode da attraversare.

È qui che entra in gioco la parte più interessante: quando si confrontano numeri reali, calcolati su serie storiche mensili e su tassi di riferimento, si scopre che 100 € al mese possono davvero “pesare”, ma con differenze sostanziali tra orizzonte a 5 anni e orizzonte a 10 anni. E soprattutto si capisce che il vero punto non è inseguire la cifra massima possibile, ma scegliere un percorso coerente con la propria tolleranza alle oscillazioni.

Il metodo: stesso flusso, orizzonti diversi, strumenti diversi

Per rendere il confronto concreto, consideriamo un piano di accumulo (PAC) con un versamento fisso di 100 € al mese. Due durate:

  • 5 anni, cioè 60 mesi e 6.000 € versati
  • 10 anni, cioè 120 mesi e 12.000 € versati

Per il fondo azionario abbiamo usato la serie mensile storica, disponibile tra maggio 2007 e gennaio 2026, di un prodotto con rating tra i migliori. Per le alternative più “stabili” (monetario/BOT/BTP) abbiamo costruito un confronto a parità di flussi, usando rendimenti costanti su livelli rappresentativi di inizio febbraio 2026: area 2% per strumenti monetari e BOT, area 3,5% come proxy per un riferimento BTP decennale (utile come ordine di grandezza, sapendo che nella realtà un BTP può oscillare di prezzo lungo la vita se valutato a mercato).

L’obiettivo non è dire cosa convenga, ma mostrare cosa cambia tra stabilità e crescita potenziale, e come cambia quando l’orizzonte passa da 10 a 5 anni.

Scenario 10 anni: quando la regolarità inizia a contare davvero

Caso: 100 € al mese per 10 anni (12.000 € versati). Sul fondo abbiamo fatto una simulazione “rolling”: invece di scegliere un solo decennio, abbiamo considerato tutte le finestre possibili da 10 anni presenti nei dati. In totale sono 105 percorsi (cambiando il mese di partenza), ognuno con gli stessi 120 versamenti.

Risultati principali:

  • Capitale versato: 12.000 €
  • Capitale finale medio dopo 10 anni: 16.505 €
  • Guadagno medio: 4.505 €
  • Rendimento annuo “effettivo” del PAC (IRR money-weighted): circa 6,11% annuo (mediana 6,36%)

Ma la media non basta. La dispersione storica dei risultati mostra:

  • 5° percentile (scenario sfavorevole): 13.918 €
  • 95° percentile (scenario favorevole): 18.870 €
  • Minimo osservato: 12.253 €
  • Massimo osservato: 20.287 €

Quindi: mediamente il PAC ha funzionato bene, ma i risultati dipendono dal decennio “capitato”. E soprattutto, il percorso non è lineare. Nel decennio tipo:

  • Max drawdown medio del PAC: circa -21,4%
  • Max drawdown peggiore: circa -25,2%
  • Periodi “sott’acqua” (mesi senza tornare sopra il massimo precedente): tipicamente 10–12 mesi

Tradotto: anche con versamenti mensili, possono esserci fasi in cui il capitale scende rispetto ai massimi e ci mette mesi a recuperare. È un prezzo tipico di strumenti più dinamici.

Scenario 5 anni: lo stesso gesto, un profilo di rischio diverso

Ora: 100 € al mese per 5 anni, cioè 60 versamenti e 6.000 € totali. Anche qui abbiamo fatto finestre rolling su tutta la serie storica del fondo: i percorsi completi da 5 anni sono 165.

Risultati del PAC sul fondo dopo 5 anni:

  • Capitale versato: 6.000 €
  • Capitale finale medio: 7.105,62 €
  • Capitale finale mediano: 7.211,19 €
  • 5° percentile: 5.703,17 €
  • 95° percentile: 8.220,90 €
  • Minimo osservato: 4.836,06 €
  • Massimo osservato: 8.648,48 €

Qui emerge la differenza cruciale rispetto ai 10 anni: a 5 anni è possibile chiudere sotto il capitale versato. Nei dati analizzati, dopo 5 anni il PAC è in profitto nel 90,3% dei casi, ma nel 9,7% dei casi chiude in perdita.

Anche l’IRR (rendimento annuo “effettivo” del PAC) evidenzia questa asimmetria:

  • IRR annua media: 6,48%
  • IRR annua mediana: 7,29%
  • 5° percentile: -2,00%
  • Minimo osservato: -8,43%
  • 95° percentile: 12,55%
  • Massimo osservato: 14,60%

Rischio nel percorso (sempre sul valore del PAC, includendo i versamenti):

  • Max drawdown medio: -13,78%
  • Max drawdown peggiore: -23,31%
  • Mesi sott’acqua medi: circa 4–5 mesi (massimo osservato 10)

In sintesi: su 5 anni l’azionario può dare risultati interessanti, ma aumenta la probabilità di trovarsi in un periodo sfavorevole proprio quando si potrebbe avere bisogno di utilizzare il capitale.

La comparazione “risk-free” a parità di flussi: cosa si compra con la stabilità

A parità di versamenti (100 € al mese), e con un modello semplificato a tasso costante e capitalizzazione mensile, i risultati indicativi sono:

Dopo 10 anni (12.000 € versati):

  • Monetario area €STR 1,93%: 13.210 €
  • Area 2,00–2,03% (deposit facility/BOT 12 mesi): 13.260–13.280 €
  • Proxy BTP 10 anni 3,50%: 14.302 €

Dopo 5 anni (6.000 € versati):

  • Monetario area €STR 1,93%: 6.301,59 €
  • Area 2,00–2,03%: 6.312–6.317 €
  • Proxy BTP 10 anni 3,50%: 6.556,31 €

Il vantaggio di queste soluzioni è la prevedibilità: oscillazioni ridotte e maggiore stabilità del percorso. Il limite è che, con tassi intorno a questi livelli, la crescita è più contenuta, soprattutto a 5 anni.

C’è un confronto che rende bene la differenza tra “premio al rischio” e stabilità: nel decennio storicamente peggiore del fondo, il capitale finale osservato è stato 12.253 €, quasi piatto. Con un percorso risk-free intorno al 2%, lo stesso PAC avrebbe portato a circa 13,2–13,3 mila €. È esattamente il ruolo di strumenti più stabili: non massimizzano i decenni migliori, ma riducono il rischio di restare delusi in un periodo lungo sfavorevole.

Quanto dovrebbe rendere il “risk-free” per eguagliare il fondo medio?

Per arrivare al capitale finale medio del fondo servirebbero tassi fissi ben più alti di quelli ipotizzati:

  • Per eguagliare 16.505 € in 10 anni con un tasso costante servirebbe circa 6,3% annuo garantito.
  • Per eguagliare 7.105,62 € in 5 anni servirebbe circa 6,7% annuo garantito.

Questi numeri aiutano a capire perché, storicamente, l’azionario tende a premiare il lungo periodo: remunera il rischio e le oscillazioni che si sopportano lungo il percorso. Ma ricordano anche che l’orizzonte temporale è decisivo: più è corto, più il risultato dipende da “quando” si parte.

Indicazioni operative, in parole semplici

Dire che non bisogna essere ricchi per guadagnare cifre importanti è vero nel senso più concreto: anche 100 € al mese possono produrre risultati rilevanti, a patto di dare al tempo lo spazio di lavorare e di scegliere strumenti coerenti con il proprio orizzonte.

Se l’orizzonte è lungo (come 10 anni), i dati mostrano che un PAC su uno strumento dinamico può, mediamente, creare un differenziale importante rispetto a soluzioni stabili ai tassi attuali, ma richiede di accettare drawdown anche intorno al 20–25% e periodi prolungati senza nuovi massimi. Se invece l’orizzonte è 5 anni, aumenta la probabilità di chiudere in perdita: il PAC sul fondo è finito sotto il versato in circa un caso su dieci, nella storia analizzata. In un contesto simile, una componente più stabile può avere senso perché privilegia la prevedibilità, anche se il rendimento atteso è più basso.

In pratica, prima ancora di chiedersi “quale prodotto”, vale la pena fissare tre cose: quanto tempo posso lasciare investita quella somma, quanto mi darebbe fastidio vedere oscillazioni anche significative lungo il percorso, e se quei soldi potrebbero servire in una data precisa. Con queste risposte, scegliere tra una strada più stabile e una più dinamica diventa molto più semplice. E soprattutto diventa sostenibile: perché l’efficacia di un piano da 100 € al mese non sta nel colpo di fortuna, ma nel fatto che si riesca a portarlo avanti davvero, senza interromperlo nei momenti peggiori.