Tornado in Italia? È possibile, ecco dove si rischia

Redazione

19 Luglio 2022 - 18:27

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Allarme tornado anche in Italia: ecco quali sono le zone più a rischio secondo uno studio pubblicato sulla rivista Atmospheric Research.

Tornado in Italia? È possibile, ecco dove si rischia

Non solo in America, ormai il rischio tornado ha raggiunto anche le coste italiane. A dare l’allarme, o meglio, a chiarire che in realtà le trombe d’aria sono molto più comuni di quanto pensiamo, è uno studio pubblicato sulla rivista Atmospheric Research dai ricercatori del Cnr-Isac, l’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche.

In sintesi, lo studio conferma che a causa dei cambiamenti climatici anche l’area del Mar Mediterraneo è sempre più colpita dalle trombe d’aria, anche di una certa intensità. Non bisogna pensare, infatti, che le trombe d’aria siano meno forti dei tornado, visto che i due termini sono sinonimi. Nell’immaginario collettivo, però, la parola tornado richiama la potenza distruttiva dei twister americani, che siamo abituati a vedere nelle immagini dei telegiornali.

Allarme tornado in Italia: le zone a rischio

Secondo il Meteo.it, in Italia la regione più a rischio è il Veneto, seguita da Lombardia, Friuli, Piemonte, Emilia, Liguria, Toscana, Lazio, Sicilia, Campania e Puglia, in particolar modo la zona del Salento (non a caso, anche fuori dai confini pugliesi è famosa come Salentu: lu sule, lu mare, lu ientu, «il vento»).

Lo studio pubblicato sulla rivista Atmospheric Research sottolinea come siano soprattutto le regioni centrali che si affacciano sul Mar Tirreno a essere più esposte ai tornado, in particolare il Lazio, la Puglia, la Calabria e zona della Pianura Padana. Gli autori della ricerca, Elenio Avolio e Mario Marcello Miglietta, hanno dichiarato:

“Le regioni centrali tirreniche Italiane possono essere definite come un hot-spot per i tornado nell’area mediterranea. [...] Le analisi statistiche sono state condotte analizzando sia misure (radiosondaggi) sia output da modelli a grande scala (re-analisi), al fine di individuare le condizioni atmosferiche dominanti associate ai tornado individuati. È stato quindi possibile definire delle specifiche configurazioni atmosferiche prevalenti, potenzialmente favorevoli al loro sviluppo nell’area in studio.”

Come nascono i tornado

Tra tutti i vortici atmosferici esistenti nel panorama dei fenomeni meteorologici, i tornado sono quelli a più alta densità energetica o potenza sprigionata. Possono percorrere centinaia di chilometri e generare venti anche fino a 500 km/h. Le trombe d’aria vengono misurate con la Scala Fujita, che ne valuta l’intensità dal grado 0 (debole) al grado 5 (catastrofe).

Ma come si formano i tornado? Per far sì che si formi una tromba d’aria è necessario che si verifichino una serie di condizioni particolari: servono i cumulonembi, le nuvole che preparano i temporali, facili da identificare per la loro base scura, spesso con cortine di precipitazione e il corpo bianco incontaminato. I cumulonembi si trovano negli ambienti fortemente instabili, caratterizzati da venti variabili e dalla presenza di una massa di aria calda e umida, sovrastata da una fredda e secca. Quando l’aria fredda si solleva e si condensa dà origine a forti temporali.

Le trombe d’aria possono formarsi in qualsiasi tipo di sistema temporalesco, ma a creare i tornado più distruttivi sono quelli che si originano i temporali violenti come le supercelle. Si tratta di temporali che hanno all’interno un mesociclone, che ha masse d’aria di bassa pressione che vorticano intorno a un minimo barico. Il mesociclione può arrivare ad avere un diametro di alcuni chilometri.

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