Allarme prezzi benzina e diesel. Ecco cosa può davvero succedere

Alessandro Nuzzo

4 Aprile 2026 - 14:00

Gli scenari che si prospettano sul mercato energetico nel caso in cui la guerra in Iran si protrarrà ancora a lungo.

Allarme prezzi benzina e diesel. Ecco cosa può davvero succedere

La situazione sul mercato energetico sta iniziando a diventare preoccupante. Dopo anni di relativa calma, con il prezzo del petrolio su livelli contenuti, lo scoppio della guerra in Iran e il conseguente blocco dello Stretto di Hormuz hanno provocato un rapido e brusco rialzo delle quotazioni del greggio sui mercati internazionali, riportandole a livelli che non si vedevano da diversi anni.

Questo perché dallo stretto transitavano ogni giorno centinaia di petroliere che trasportavano il petrolio dai Paesi del Golfo verso quelli occidentali. Ormai da circa quaranta giorni il passaggio è bloccato e le navi non riescono a transitare a causa dello stop imposto da Teheran, che punta a scatenare una vera e propria guerra energetica per costringere gli Stati Uniti a fermare gli attacchi.

Le conseguenze iniziano a farsi sentire in modo pesante, soprattutto perché la situazione si sta prolungando nel tempo e non esiste, al momento, una prospettiva chiara su quando potrà sbloccarsi. Già oggi il prezzo della benzina e del diesel ai distributori ha raggiunto livelli molto elevati, con effetti evidenti soprattutto sul settore dei trasporti. Anche il comparto aereo sta iniziando ad avere difficoltà di approvvigionamento di cherosene e alcune compagnie stanno già valutando possibili tagli ai voli oppure aumenti dei prezzi dei biglietti.

Nel nostro Paese il governo ha deciso di intervenire con un taglio di 0,25 euro sulle accise di benzina e diesel, nel tentativo di contenere almeno in parte l’aumento dei carburanti. La misura sarebbe dovuta scadere il giorno di Pasquetta, ma durante un recente Consiglio dei Ministri si è deciso di prorogarla fino al 1° maggio.

In termini concreti, però, questo sconto non basta. Gli ultimi rilevamenti sui distributori nazionali indicano infatti un prezzo del diesel self service abbondantemente sopra i due euro al litro, mentre la benzina ha superato stabilmente quota 1,70 euro al litro. Si tratta di livelli molto elevati che continuano a pesare sulle tasche dei consumatori, costretti a spendere sempre di più per fare rifornimento, ma anche su quelle degli autotrasportatori, che vedono aumentare sensibilmente i costi operativi.

Nel lungo periodo la situazione rischia di diventare insostenibile. Lo ha sottolineato anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti durante una recente conferenza stampa, spiegando che, se le prospettive dovessero peggiorare, la gestione della crisi dovrà inevitabilmente avvenire anche a livello europeo. «È chiaro che una riflessione a livello comunitario, se la situazione non cambia, sarà inevitabile», ha dichiarato il ministro.

Nel frattempo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si recherà, dopo Pasqua, in visita nei Paesi del Golfo. Il viaggio toccherà in particolare Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. L’obiettivo è duplice: da un lato esprimere solidarietà a quei Paesi coinvolti indirettamente nella crisi, dall’altro rafforzare gli accordi energetici con partner fondamentali per l’approvvigionamento italiano.

Gli scenari futuri

Se il conflitto con l’Iran dovesse proseguire e lo Stretto di Hormuz restasse bloccato ancora per settimane, gli scenari potrebbero diventare molto più complessi. Il rischio è quello di una reale difficoltà di approvvigionamento sul mercato europeo. In caso di riduzione delle forniture, infatti, a fronte di una domanda sempre elevata, il prezzo del petrolio potrebbe continuare a salire. Non si può escludere neppure la possibilità che alcuni distributori possano avere problemi di rifornimento.

Gli effetti si estenderebbero anche al trasporto aereo. Le compagnie hanno già fatto sapere che, se il prezzo del cherosene dovesse continuare a crescere e le forniture diventassero più difficili, le conseguenze sarebbero inevitabili: biglietti più costosi e riduzione delle rotte meno redditizie.

Il problema è particolarmente delicato perché si avvicina il periodo estivo, tradizionalmente quello con la maggiore domanda di viaggi. Il rischio concreto è che alcuni voli possano essere cancellati oppure che i passeggeri si trovino a pagare tariffe molto più elevate per raggiungere le località turistiche.

È quindi evidente che la questione dovrà essere affrontata anche a livello europeo, non solo con eventuali misure per contenere l’aumento dei prezzi, ma anche con una valutazione di possibili iniziative diplomatiche o operative per sbloccare la situazione nello Stretto di Hormuz.

Nel frattempo il presidente degli Stati Uniti Donald Trump non sembra particolarmente interessato alla riapertura dello stretto. In più occasioni ha infatti sostenuto che si tratta soprattutto di un problema europeo e che quindi dovrebbero essere i Paesi dell’Unione a trovare una soluzione.

Paradossalmente, la chiusura dello stretto potrebbe favorire proprio gli Stati Uniti. Se l’Europa non potesse contare sulle forniture energetiche provenienti dal Golfo, sarebbe infatti costretta a rivolgersi maggiormente al petrolio americano, con il risultato di rafforzare ulteriormente l’economia energetica statunitense.

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