Allarme fipronil, ecco come riconoscere le uova contaminate dai pesticidi

Scandalo della contaminazione al fiproni: ecco come riconoscere le uova contaminate dai pesticidi, con le ultime analisi che hanno confermato la presenza di campioni irregolari in Italia.

Allarme fipronil, ecco come riconoscere le uova contaminate dai pesticidi

Come riconoscere le uova contaminate dal fipronil? Questo è il grande interrogativo che si stanno chiedendo gli italiani, dopo che la Commissione Europea ha confermato che ci sarebbe anche il nostro paese tra quelli destinatari dei prodotti non a norma.

Il fipronil è un pesticida definito “moderatamente tossico” per l’uomo se assunto in grande quantità. Il suo utilizzo comunque è espressamente vietato su tutti quegli animali destinato all’utilizzo alimentare.

Il caso è scoppiato con la scoperta di alcune uova contaminate in Belgio, con lo scandalo che poi ha coinvolto anche la vicina Olanda. Dopo le verifiche del caso, Bruxelles ha lanciato l’allarme.

L’Italia fin da subito è stata inserita nella lista dei paesi dove potrebbero essere arrivate alcune partite di uova contaminate dal fipronil. Nonostante questo, il nostro Ministero della Salute ha specificato che finora da noi non si sono verificati casi, salvo poi ammettere la presenza di alcuni campioni contaminati.

Essendo il nostro il paese della dieta mediterranea, è logico che subito sia scattato l’allarme per cercare di capire quali possano essere le uova provenienti dal Belgio o dall’Olanda. Vediamo allora come poterle distinguere.

Come riconoscere le uova contaminate

Dal 2004 nei paesi dell’Unione Europea è necessario indicare la tracciabilità riguardanti le uova messe in commercio. Anche se ogni nazione ha delle piccole differenza, le linee guida sono sempre le stesse.

In quelle italiane la prima cifra indica la tipologia di allevamento, seguita poi dal codice di identificazione del paese di provenienza dell’uovo (IT per l’Italia, NL per l’Olanda e così via). In seguito poi ci sono indicate la provincia di provenienza e il codice che identifica l’allevamento.

Quelle olandesi presentano come prima cifra sempre la tipologia di allevamento, seguita poi anche qui dalla sigla della nazione di provenienza. Le cifre e lettere successive poi indicano il codice di controllo e il numero di stallo.

Per verificare quindi la provenienza basta guardare la sigla della nazione presente dopo la prima cifra. Come detto, ogni confezione e ogni uovo presentano questa sorta di carta di identità ben riconoscibile.

Che rischi ci sono in italia?

L’Unione Europea ha indicato anche l’Italia come paese in cui sono state esportate le uova contaminate con il fipronil. Il Ministero della Salute però ha emesso un comunicato dove si dichiara che al momento non si hanno verifiche di questa distribuzione.

Ad oggi, non risultano distribuiti al consumo uova o derivati (ovoprodotti) contaminate da fipronil sul territorio nazionale. Dai riscontri incrociati, effettuati dal ministero della Salute, tra le liste di aziende coinvolte e di quelle che hanno spedito prodotti in Italia negli ultimi tre mesi - spiega il ministero - al momento risulta solo, da una segnalazione delle autorità francesi, pervenuta in data 8 agosto attraverso il Rasff, che un’azienda di tale Paese ha acquistato uova da uno degli allevamenti olandesi interessati e le ha trasformate in ovoprodotti che ha poi venduto anche a un’azienda italiana.

Dopo giorni di accurate indagini però, sono stati confermati invece la presenza di campioni di uova contaminate, pari a meno del 2%, analizzando anche i prodotti derivati.

Con il proseguo delle indagini da parte dei NAS, il nucleo speciale dei Carabinieri che si occupa si sanità, si sono regiustrate però altre due positività di uova contaminate al Fipronil.

Al momento risultano sequestrati due allevamenti in Campania, per l’esattezza a Benevento e Sant’Anastasia, oltre a uno bloccato a Ostra Vetere nelle Marche. Comunque la quantità di Fipronil finora rilevata è ben al di sotto del limite di tossicità per l’uomo.

La Coldiretti comunque ha dichiarato che nei primi quattro mesi del 2017 sono state importate 574.000 uova dall’Olanda, per un totale di circa 610.000 chili, mentre nessuna dal Belgio.

Anche se il ministero ha rassicurato i cittadini e l’individuazione delle uova olandesi o belghe è piuttosto semplice, il problema è la presenza delle uova nei prodotti derivati, come pasta o dolci, che rappresentano i ⅔ dell’utilizzo totale.

Sempre secondo la Coldiretti, nei primi mesi del 2017 sono stati 648.000 i chili di uova olandesi utilizzati in Italia nei prodotti derivati. Un dato che ha fatto scattare una serie di controlli a tappeto.

Nel 2016 in Italia sono state consumate 12,9 miliardi di uova. Un numero molto elevato che ha reso necessaria l’importazione dall’estero, con le uova provenienti da altri paesi che sono state in totale 158 milioni lo scorso anno.

Alcuni mesi dopo lo scandalo, la trasmissione di inchiesta Report ha dedicato al caso del Fipronil un servizio, andando a vedere come fosse nata la contaminazione e quali responsabilità ci fossero.

Il risultato è che il tutto è partito da un prodotto utilizzato per pulire gli allevamenti, commercializzato in Olanda, che però conteneva come componente anche il Fipronil. Dalle indagini poi è emerso che anche in Italia alcuni allevamenti, molto pochi fortunatamente, hanno utilizzato tale prodotto.

In conclusione è stato un bene che il Fipronil poi alla fine non fosse così nocivo per l’uomo perché altrimenti, visto il largo consumo e i controlli in Olanda con molte lacune, le conseguenze sarebbero potute essere molto più gravi.

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