Alfredo Cospito: chi è, perché si trova in carcere e perché gli anarchici lo vogliono libero

Ilena D’Errico

28 Gennaio 2023 - 23:47

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Continua lo sciopero della fame di Cospito, che, debole e provato, ha avuto un incidente. Gli anarchici lo vogliono fuori con maggiore urgenza, mentre la Cassazione ha anticipato l’udienza.

Alfredo Cospito: chi è, perché si trova in carcere e perché gli anarchici lo vogliono libero

Alfredo Cospito ha portato avanti un lungo sciopero della fame, per protestare contro il regime del 41-bis a cui è stato sottoposto da maggio 2022. Per questo motivo gli anarchici lo vogliono fuori dal carcere il prima possibile, mentre il Tribunale del riesame di Roma dovrà decidere sulla questione. Nel frattempo, la salute di Cospito peggiora sempre di più, come dimostrato dall’incidente di qualche giorno fa.

Cospito è stato condannato per aver gambizzato dieci anni fa Roberto Adinolfi, amministratore delegato di Ansaldo Nucleare e per l’attentato alla scuola di Carabinieri di Fossano, avvenuto nel 2006. Dopo aver scontato 6 anni in regime di alta sicurezza, Adinolfi è stato sottoposto quest’anno al regime del cosiddetto carcere duro e trasferito in isolamento al carcere di Bancali in provincia di Sassari.

L’avvocato non ha esitato a presentare ricorso contro questa misura, considerata ingiusta, ponendo la situazione nelle mani del Tribunale del riesame romano. La Cassazione ha quindi fissato una nuova udienza per 20 aprile, anticipata al 7 marzo dopo il ricorso dell’avvocato. Lo sciopero di Cospito ha dato il via a numerose proteste, che si sono diffuse non solo in Italia, ma anche in Grecia e in Cile, con oggetto il regime del 41-bis ritenuto inumano e inadeguato.

Alfredo Cospito: chi è e cos’ha fatto

Alfredo Cospito riceve la sua prima condanna nel 2014, dopo aver ferito gravemente due anni prima Roberto Adinolfi. Cospito ha rivendicato personalmente la paternità del reato, non mancando di spiegarne la finalità: la ribellione contro l’autorità, la costrizione e la tecnologia. Con una profonda avversione verso le centrali nucleari e tutto ciò che rappresenta il potere, Cospito ha così scelto come obiettivo Adinolfi, mandando un messaggio molto forte.

Anarchico, antiorganizzatore e nichilista, si definì Cospito proprio durante il processo del 2014, dopo aver firmato l’operazione a nome dell’Olga Fai/Fri, un nucleo della Federazione anarchica informale. Proprio l’appartenenza a questa associazione ha svolto un ruolo centrale e portato il Tribunale nel corso del 2022 ad aggravare la posizione di Cospito, il quale aveva continuato a scrivere per riviste dell’area anarchica dalla sua cella.

La Federazione è stata considerata dai magistrati una vera e propria organizzazione, al pari di un nucleo organizzato. Per questa ragione è stato ritenuto opportuno interrompere qualsiasi tipo di comunicazione con il detenuto Adinolfi, attraverso il 41-bis che vieta la corrispondenza e telefonate, lasciando soltanto un’ora mensile di colloquio con i familiari.

Cospito, la protesta contro il carcere duro

La condanna iniziale aveva oggetto il reato di attentato per finalità terroristiche o di eversione dell’ordine democratico previsto dall’articolo 280 del Codice penale, con una pena complessiva pari a vent’anni.

Ad aggravare maggiormente la posizione di Cospito è stata la riqualificazione del reato avvenuta a luglio 2022, che ha portato la condanna al reato più grave previsto nel nostro ordinamento: devastazione, saccheggio e strage ai danni dello Stato, all’articolo 285 del Codice penale. Quest’ultimo prevede la condanna non solo all’ergastolo ma anche all’ergastolo ostativo, quello che comunemente viene definito fine pena mai.

Questa tipologia di condanna, infatti, non permette di accedere a percorsi di rieducazione o a misure alternative alla detenzione. La ragione di esistenza di questo particolare reato, elaborato in epoca fascista, risiede nella necessità di tutelare lo Stato e di favorire la cooperazione dei detenuti con la giustizia, così come è spesso avvenuto con il metodo Falcone.

Secondo l’avvocato di Cospito, Fabio Rossi Albertini, il provvedimento del 41-bis è insopportabile e inappropriato. A tal proposito bisogna precisare che il reato in questione non è stato applicato in nessuna delle più gravi stragi italiane negli ultimi dieci anni, perciò il reato non è stato contestato neanche agli autori delle seguenti stragi:

  • Capaci
  • Via d’Amelio
  • Piazza Fontana
  • Stazione di Bologna

Oltretutto il posizionamento degli ordigni nella scuola per Carabinieri, messo in atto da Cospito nel 2006, è avvenuto durante la notte, motivo per cui dall’esplosione non sono seguiti morti o feriti. In tutto il mondo si susseguono perciò le proteste, non solo da parte degli anarchici ma anche da numerosi attivisti, i quali a prescindere dall’orientamento politico considerano il 41-bis atroce e ingiusto.

Cospito è stato visitato da Mauro Palma, Garante nazionale dei detenuti, il quale ne ha accertato le pessime condizioni e la grave perdita di peso. Secondo il Garante, oltretutto, sarebbe opportuno il trasferimento in una struttura sanitaria adatta. Di parere simile vi è anche Luigi Manconi, che ha contestato l’utilizzo scorretto della misura e non la sua essenza in sé. Opinione condivisa da Calenda e De Magistris, che hanno chiesto la revoca del 41-bis, non essendo Alfredo Cospito colpevole di reati relativi alla mafia. Per il momento, comunque, bisogna attendere la decisione finale sul ricorso.

Come sta Alfredo Cospito oggi e perché gli anarchici lo vogliono libero

Ormai oltrepassati ben 100 giorni di sciopero della fame, le condizioni fisiche di Alfredo Cospito sono in continuo peggioramento. Il suo medico di fiducia, Angelica Milia, si è infatti dimostrato piuttosto preoccupato e ha protestato contro l’attesa per l’udienza di riesame. La paura è che Cospito non riesca a sopravvivere fino al 20 aprile, infatti, secondo la dottoressa, potrebbe essere da un momento all’altro in pericolo di vita.

Opinione sostenuta anche dall’avvocato di Alfredo Cospito, Flavio Rossi Albertini, che di conseguenza ha provveduto a presentare un nuovo ricorso, motivato anche dall’opinione professionale della dottoressa Milia, che non esclude il rischio di edema cerebrale, e dalle conseguenze dell’incidente. La Cassazione ha dunque anticipato l’udienza al 7 marzo.

Durante la notte del 26 gennaio, infatti, Cospito è caduto nella doccia, riportando una frattura scomposta al naso. In seguito, è stato trasportato nella clinica di Otorinolaringoiatria per ricevere le cure mediche necessarie. Tuttavia, c’è stata un’importante perdita di sangue che va ad aggravare le già presenti difficoltà nel mantenere la temperatura corporea stabile. Come conseguenza del digiuno e delle condizioni fisiche, Cospito ha sempre freddo ed è quindi costretto a indossare vari strati di vestiti. In uno stato di profonda debolezza, Alfredo Cospito è ora obbligato a usare la sedia a rotelle per riuscire a muoversi, cosa che influisce ulteriormente sullo stato psicologico ed emotivo del detenuto.

Per queste ragioni, ormai moltissimi giuristi e intellettuali hanno sottoscritto la petizione per l’annullamento temporaneo del regime del 41-bis. Insieme alla protesta contro il carcere duro, considerato lesivo della dignità umana, si fa preponderante il rischio obiettivo sulla salute del detenuto. Le proteste a riguardo erano già state numerose, ma in seguito all’incidente del 26 gennaio gli anarchici che lo vogliono libero hanno incrementato le manifestazioni, alcune delle quale hanno portato a dei feriti.

Proprio oggi Torino è stata protagonista di vari disordini, con l’incendio di alcuni ripetitori telefonici da parte degli anarchici in segno di protesta. A Roma, invece, ben 150 attivisti sono scesi in piazza ed è stato ferito un agente di polizia. Proteste che hanno nuovamente superato il confine nazionale, in particolare con l’attacco delle sedi diplomatiche italiane a Berlino e Barcellona. In seguito a questa situazione e al recente arresto di Matteo Messina Denaro, il regime del 41-bis è uno dei temi più caldi nel campo giuridico e politico, ed è stato anche paragonato negli effetti a una pena di morte.

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