Airbus e MTU Aero Engines insieme per la produzione del primo motore aeronautico elettrico alimentato a idrogeno. I lavori dovrebbero partire nel 2027
La «Vecchia» Europa si conferma il principale competitor della Cina nel campo della mobilità sostenibile. Pochi giorni fa è arrivata la notizia dell’accordo commerciale tra Airbus, leader europeo e mondiale nella produzione di aerei civili, e MTU Aero Engines, società specializzata nella costruzione di motori per velivoli civili e militari, per la realizzazione del primo propulsore elettrico alimentato a idrogeno.
MTU Aero Engines e Airbus al lavoro sulla propulsione a idrogeno
La joint venture nasce con l’obiettivo di unire in un’unica organizzazione lo sviluppo, il collaudo, la certificazione e la distribuzione commerciale di quello che, se tutto andrà come sperato, sarà il primo motore elettrico alimentato da celle a combustibile a idrogeno a essere installato su un aereo.
L’operazione, oltre a essere particolarmente interessante a livello di mobilità e sostenibilità, segna anche un deciso cambio di passo nelle strategie commerciali di Airbus. Fin qui la multinazionale europea si era occupata della produzione dei velivoli, lasciando la propulsione ad altre aziende specializzate. Adesso entra anche nel campo motoristico, seppur per un solo progetto sperimentale.
Le forniture dei motori convenzionali continueranno a essere esternalizzate, ma se l’accordo con MTU darà buoni risultati è possibile che nei prossimi anni si punti sempre di più sull’indipendenza e sull’autonomia.
La possibile struttura societaria
L’accordo è stato reso noto lo scorso 7 luglio ed è la naturale evoluzione del memorandum d’intesa che era già stato firmato da Airbus e MTU nel 2025 durante il Paris Air Show. Nascerà dunque una nuova società che dovrebbe iniziare i lavori nel 2027, una volta ottenute le autorizzazioni normative e completate le procedure burocratiche.
Il Financial Times, citando due fonti vicine alle trattative, afferma che Airbus dovrebbe detenere circa il 75% delle quote societarie della nuova azienda che potrebbe avere una valutazione superiore a 1,2 miliardi di euro e la sede in Germania.
L’obiettivo dichiarato è quello di avere i nuovi motori entro il 2040. Ovvero circa 5 anni dopo la data prevista dal programma ZEROe, piano strategico nato nel 2020 e oggi ritenuto impossibile da portare a compimento a causa dai mancati progressi a livello tecnologico e infrastrutturale.
La tecnologia dei nuovi propulsori
I nuovi propulsori su cui Airbus e MTU lavoreranno non prevedono la combustione dell’idrogeno all’interno di una turbina. Il combustibile immagazzinato in forma liquida andrà invece ad alimentare sistemi di celle a combustibile che lo combineranno elettrochimicamente con l’ossigeno per produrre elettricità. L’energia prodotta verrà inviata ai motori elettrici per far muovere le eliche.
È ancora troppo presto, però, per parlare di aerei a idrogeno negli aeroporti. La joint venture deve ancora essere ufficialmente costituita e deve riuscire a trasformare una tecnologia sperimentale, per quanto promettente, in un sistema certificabile da poter commercializzare a livello globale.
Le sfide da vincere, secondo gli addetti ai lavori, sono 3: il peso che potrebbero avere i velivoli, la sicurezza dei sistemi di raffreddamento e l’approvvigionamento di carburante. In più non è stato ancora detto nulla sulla tipologia e sui modelli di aerei in cui potrebbero essere installati i motori a idrogeno.