AI, multicloud e sicurezza. F5 punta su una piattaforma unica per gestire le applicazioni

Claudia Cervi

05/03/2026

La piattaforma di distribuzione e sicurezza delle applicazioni di F5 unisce gestione del traffico ad alte prestazioni e avanzate capacità di sicurezza.

AI, multicloud e sicurezza. F5 punta su una piattaforma unica per gestire le applicazioni

L’intelligenza artificiale sta cambiando rapidamente il modo in cui vengono sviluppate e distribuite le applicazioni, ma sta anche portando con sé nuove sfide operative e di sicurezza. Tra infrastrutture ibride, ambienti multicloud e volumi di dati sempre più elevati, molte aziende si trovano oggi a gestire ecosistemi IT estremamente complessi.

È proprio su questo nodo che interviene F5, che in occasione dell’evento internazionale AppWorld ha presentato una nuova piattaforma pensata per affrontare le esigenze delle applicazioni nell’era dell’AI. La novità si chiama Application Delivery and Security Platform e introduce un concetto chiave: unire in un’unica infrastruttura la distribuzione delle applicazioni e la loro sicurezza.

Un approccio che segna l’evoluzione degli Application Delivery Controller (ADC) verso quella che l’azienda definisce la nuova generazione ADC 3.0.

Paolo Arcagni Director, Solutions Engineering Southern Europe F5 Paolo Arcagni Director, Solutions Engineering Southern Europe F5 Fonte Money.it

Applicazioni sempre più complesse (il vero effetto collaterale dell’AI)

Negli ultimi anni il modo in cui le aziende costruiscono e gestiscono le applicazioni è cambiato radicalmente. Il modello del singolo data center è ormai superato: oggi software, dati e servizi vivono in un ecosistema distribuito tra cloud pubblici, ambienti privati e infrastrutture on-premise.

Una trasformazione che da un lato ha reso l’IT più flessibile, ma dall’altro ha aumentato la complessità operativa. Le applicazioni non sono più monoliti da gestire in un unico ambiente, ma sistemi composti da microservizi, API e componenti che dialogano tra loro in contesti diversi.

A complicare ulteriormente il quadro c’è l’accelerazione dell’intelligenza artificiale. Secondo il report State of Application Strategy 2025 di F5, il 96% delle organizzazioni sta già adottando modelli di AI e nel giro di tre anni circa l’80% delle applicazioni sarà potenziato dall’intelligenza artificiale.

Dietro questi numeri si nasconde però un problema concreto: più AI significa più traffico dati, più interazioni tra API, più superfici di attacco. In altre parole, sistemi più potenti ma anche più difficili da controllare.

Durante la conference internazionale AppWorld, il CEO di F5 François Locoh-Donou ha riassunto bene il paradosso: “l’intelligenza artificiale sta accelerando l’innovazione digitale, ma allo stesso tempo sta facendo esplodere costi, complessità e rischi di sicurezza”.

Ed è proprio su questo equilibrio fragile, tra innovazione e gestione del rischio, che oggi si gioca una delle partite più importanti per le infrastrutture IT aziendali

Unire delivery e sicurezza

Per anni le aziende hanno gestito la distribuzione delle applicazioni e la sicurezza come due mondi separati. Da una parte le soluzioni per gestire il traffico e garantire le prestazioni, dall’altra piattaforme dedicate alla protezione da attacchi e vulnerabilità.

Il risultato? Spesso un mosaico di strumenti diversi, difficili da coordinare e ancora più difficili da controllare in modo unitario.

La nuova piattaforma presentata da F5 nasce proprio con l’idea di superare questo approccio frammentato. L’obiettivo è quello di unire distribuzione delle applicazioni e sicurezza nello stesso ambiente tecnologico.

In un’unica piattaforma convergono così diverse funzioni chiave, tra cui il bilanciamento del carico ad alte prestazioni, la gestione del traffico applicativo, la protezione delle applicazioni web e delle API oltre a strumenti avanzati di analisi e monitoraggio.

In pratica, delivery e sicurezza smettono di essere due livelli separati dell’infrastruttura e diventano due componenti integrate della stessa architettura.

Per i team IT e di sicurezza questo significa meno strumenti da orchestrare e soprattutto una gestione più semplice delle applicazioni, che oggi sono distribuite in ambienti sempre più complessi.

Paolo Capomasi, country manager F5 Paolo Capomasi, country manager F5 Fonte Money.it

Una piattaforma pensata per il multicloud

Uno degli aspetti più interessanti della nuova architettura è la sua flessibilità. La piattaforma può essere distribuita praticamente ovunque: su hardware ad alte prestazioni nei data center on-premise, come software in ambienti virtualizzati oppure come servizio SaaS per architetture cloud-native.

Caratteristica fondamentale in un contesto in cui sempre più aziende adottano strategie hybrid multicloud.

L’idea è garantire coerenza nella gestione delle policy e nella sicurezza delle applicazioni, indipendentemente da dove vengano eseguite: nel cloud pubblico, in un’infrastruttura privata o in un data center aziendale.

In altre parole, cambiano le infrastrutture, ma le regole restano le stesse.

Automazione e programmabilità per le applicazioni AI

La piattaforma introduce anche un elemento sempre più centrale nelle infrastrutture moderne: l’automazione.

Il data plane completamente programmabile consente di automatizzare il deployment delle applicazioni e adattare rapidamente le configurazioni alle esigenze dei carichi di lavoro.

Allo stesso tempo, molte attività legate alla gestione del ciclo di vita delle applicazioni possono essere automatizzate, riducendo il lavoro manuale per i team operativi.

Un aspetto particolarmente importante in un contesto dominato da microservizi, API e applicazioni basate sull’intelligenza artificiale, dove i carichi di lavoro possono cambiare rapidamente e richiedere configurazioni dinamiche.

L’AI nella gestione dell’infrastruttura

Tra le novità annunciate c’è anche F5 AI Gateway, una soluzione progettata per gestire in modo più efficiente le interazioni tra applicazioni, API e modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM).

L’obiettivo è facilitare l’integrazione dei servizi AI nei sistemi aziendali, migliorando prestazioni, osservabilità e sicurezza.

Accanto a questo, l’azienda ha introdotto anche assistenti basati sull’intelligenza artificiale per alcune delle sue piattaforme più diffuse, come NGINX One e BIG-IP.

Questi strumenti aiutano i team DevOps, NetOps e SecOps nelle attività quotidiane, utilizzando interfacce in linguaggio naturale per configurare i servizi, individuare anomalie e prevenire potenziali minacce.

In pratica, l’AI non serve solo a creare nuove applicazioni, ma inizia a diventare anche uno strumento per gestire l’infrastruttura che le sostiene.

Verso una nuova architettura per le applicazioni

Secondo molti osservatori del settore, l’integrazione tra distribuzione delle applicazioni e sicurezza è destinata a diventare una componente chiave delle architetture IT dei prossimi anni.

Christopher Rodriguez, Research Director Cybersecurity and Trust di IDC, ha sottolineato come l’intelligenza artificiale stia introducendo livelli di complessità e rischio senza precedenti nelle infrastrutture digitali.

In questo scenario, integrare performance, sicurezza e automazione non è più solo una scelta tecnologica, ma una condizione necessaria per gestire applicazioni sempre più distribuite e intelligenti.

Perché mentre l’AI trasforma il modo in cui le applicazioni vengono sviluppate e utilizzate, anche l’infrastruttura che le sostiene deve evolvere alla stessa velocità.

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