“Agents of Growth”: quando l’AI smette di assistere e inizia a lavorare

Claudia Cervi

24 Marzo 2026 - 18:10

Dal SAP Executive Summit, la roadmap per diventare “Agent of Growth”. AI agentica, qualità dei dati e persone al centro. Premi SAP Innovation Award ad ARIA, Bracco Imaging ed EssilorLuxottica.

“Agents of Growth”: quando l’AI smette di assistere e inizia a lavorare

Agents of Growth”. È da qui che parte il cambio di passo raccontato al SAP Executive Summit 2026. Non più un’intelligenza artificiale che supporta le decisioni, ma sistemi che entrano nei processi, li attraversano e iniziano a gestire attività in autonomia, dentro confini sempre più chiari.

È il passaggio verso l’AI agentica. E, al netto delle definizioni, il punto è semplice: l’AI non resta più ai margini, ma si avvicina al cuore operativo delle aziende. Non suggerisce soltanto, comincia a fare.

Questo scenario ha fatto da sfondo alla diciottesima edizione del Summit, che il 20 e 21 marzo ha riunito a Villa d’Este, a Cernobbio, oltre 100 tra manager e rappresentanti istituzionali. Più che una vetrina tecnologica, è stato un momento di verifica: a che punto siamo davvero?

Il titolo scelto per il 2026 tiene insieme due piani che non possono più essere separati. Da una parte le persone, che restano il vero motore della crescita. Dall’altra l’intelligenza artificiale, che quando si incastra nei processi smette di essere un supporto e diventa una leva concreta di efficienza e sviluppo.

L’AI entra nei processi: cosa cambia davvero per le aziende

Il salto non è teorico, è operativo. Fino a ieri l’intelligenza artificiale analizzava, suggeriva, velocizzava. Oggi comincia a muoversi dentro i flussi di lavoro.

Significa che non si limita a produrre output, ma prende parte all’esecuzione. Coordina attività, attraversa sistemi diversi, gestisce task ripetitivi e contribuisce a portare avanti interi pezzi di processo.

È qui che la promessa diventa concreta. Meno passaggi manuali, meno tempi morti, decisioni che arrivano più in fretta perché supportate da sistemi che lavorano in modo continuo.

Ma appena si scende di livello, emerge subito un limite. L’AI non crea ordine, lo richiede. Dove i processi sono frammentati o i sistemi non dialogano, anche la tecnologia più avanzata fatica a incidere.

Non è una rivoluzione che si innesta su qualsiasi struttura. Funziona quando trova un terreno già preparato.

Il vero nodo resta quello dei dati (e della fiducia)

Qui il discorso si fa meno tecnico e molto più concreto. Le aziende hanno dati, spesso in grande quantità. Il problema è che non sempre riescono a usarli davvero.

Durante il Summit è emersa una fotografia abbastanza chiara: una parte rilevante dei manager non si fida pienamente della capacità della propria organizzazione di integrare le informazioni tra funzioni diverse. Altri segnalano dati incompleti o difficili da mettere a sistema. In molti casi, le informazioni restano chiuse in compartimenti separati.

Il risultato è semplice. Se il dato non è affidabile, anche ciò che costruisci sopra perde credibilità.

L’intelligenza artificiale amplifica tutto questo. Dove trova coerenza accelera, dove trova disordine lo rende ancora più evidente. Ed è per questo che la qualità dei dati smette di essere un tema tecnico e diventa un problema operativo.

Dalla sperimentazione alla scala: il passaggio che blocca tutti

Negli ultimi anni quasi tutte le aziende hanno fatto un primo passo. Hanno testato, sperimentato, costruito progetti pilota. Da questo punto di vista, l’AI non è più una novità.

Il problema nasce dopo.

Portare queste iniziative dentro l’intera organizzazione è un’altra storia. Significa allineare sistemi, rivedere processi, costruire coerenza tra funzioni che spesso lavorano in modo indipendente. Ed è proprio qui che emergono i limiti più concreti.

Secondo le analisi condivise durante il Summit, oltre un terzo dei manager non ha fiducia nella capacità della propria azienda di integrare i dati tra diverse funzioni. Un altro 30% segnala la mancanza di dati realmente di qualità, mentre il 27% si trova ancora a fare i conti con informazioni isolate in silos.

Numeri che spiegano bene perché molte iniziative si fermano prima di fare il salto.

Non è la tecnologia a mancare. È la struttura che dovrebbe sostenerla. Senza una base dati solida e senza integrazione, l’intelligenza artificiale resta confinata a singoli progetti e fatica a diventare parte del funzionamento quotidiano.

Ecco perché oggi le aziende chiedono meno sperimentazione e più concretezza: percorsi chiari, risultati leggibili, impatti misurabili.

Le persone restano il vero fattore abilitante

Più l’AI entra nei processi, più diventa evidente un punto: senza le persone non funziona.

Non basta introdurre nuove tecnologie. Serve qualcuno che le capisca, le utilizzi, le integri nel lavoro quotidiano. Serve anche accettare che alcune attività cambino o vengano assorbite.

È un passaggio che riguarda le competenze, ma anche la cultura. Fidarsi dei sistemi, adattare il proprio modo di lavorare, rimettere in discussione abitudini consolidate.

Alla fine, la tecnologia accelera solo quando trova organizzazioni pronte a cambiare davvero.

I casi concreti: cosa succede quando la trasformazione regge

I progetti premiati agli SAP Innovation Award mostrano bene dove questo percorso riesce.

ARIA, insieme a Regione Lombardia, ha lavorato su una macchina complessa come quella amministrativa, intervenendo sui processi prima ancora che sugli strumenti. L’obiettivo è rendere l’azione pubblica più fluida, trasformando la complessità interna in servizi più accessibili.

Bracco Imaging ha scelto di intervenire su un’area cruciale come il finance, rivedendo in profondità il modo in cui dati e processi si intrecciano. Il risultato non è solo tecnologico, ma organizzativo.

EssilorLuxottica parte da una posizione diversa. Qui l’integrazione è già estesa lungo tutta la catena del valore. L’intelligenza artificiale si inserisce in un sistema già coerente e contribuisce ad aumentare velocità e qualità delle decisioni.

Tre situazioni diverse, ma con un punto in comune: la tecnologia funziona quando non è isolata.

Crescita e innovazione: dove si gioca davvero la partita

Da Cernobbio arriva un messaggio concreto.

L’innovazione da sola non basta. Non basta adottare tecnologie avanzate, non basta avviare progetti. La crescita arriva quando tutto questo si traduce in operatività quotidiana.

L’intelligenza artificiale può fare molto, ma solo se trova dati affidabili, processi chiari e organizzazioni capaci di reggere il cambiamento.

È molto meno spettacolare di come viene raccontata l’AI, ma è esattamente lì che si gioca la partita vera.

Perché alla fine vince chi riesce a far funzionare davvero quello che ha introdotto.

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