Africa: l’epidemia silenziosa che spaventa il mondo (e l’Italia)

Dati fantasma su contagi e tamponi e riluttanza a collaborare con gli enti internazionali: così l’Africa rischia di vivere un’epidemia silenziosa e fuori controllo che mette in pericolo anche l’Italia.

Africa: l'epidemia silenziosa che spaventa il mondo (e l'Italia)

Il coronavirus in Africa accelera secondo l’OMS. Ma a preoccupare non sono soltanto i circa 500.000 casi di positivi noti nel continente.

Il vero allarme, infatti, potrebbe essere la cosiddetta epidemia silenziosa che si sta consumando nei Paesi africani. La poca chiarezza sui dati sanitari, dal numero dei tamponi eseguiti all’effettivo bilancio di positivi e deceduti, rende ancora più inquietante lo scenario del prossimo futuro.

Il tutto, mettendo a rischio anche l’Italia, con nuovi arrivi di migranti e spostamenti dal continente africano per motivi di lavoro.

L’Africa nasconde l’epidemia?

L’OMS ha più volte lanciato l’allarme coronavirus in Africa, mettendo in focus un continente afflitto da guerre, povertà, carenze endemiche nei sistemi sanitari.

In termini di numeri complessivi, l’area africana rappresenta attualmente solo una piccola parte dei casi globali, ma l’accelerazione dei tassi di infezione in alcuni Paesi - Sud Africa ed Egitto in primis - è di crescente preoccupazione per le autorità sanitarie della regione.

Non solo, il quadro epidemiologico africano potrebbe essere peggiore di quello conosciuto a causa di mancanza di dati e della riluttanza a collaborare con organismi internazionali, come l’OMS, da parte di alcuni Governi.

Ecco, dunque, che potrebbe essere già in moto una epidemia silenziosa in Africa, con tutte le allarmanti conseguenze che ne derivano.

Stando a quanto riportato da Reuters, operatori sanitari attivi nel continente hanno messo in guardia su numeri inesatti e dati mancanti, per esempio, sui tamponi. E le cifre in possesso sono anch’esse preoccupanti. L’Unione Africana ha stimato che al 7 luglio sono stati effettuati 4.200 test per milione di persone nel continente, un rapporto davvero molto basso in confronto all’Asia (7.650) e all’Europa (74.255).

Cosa aspettarsi? Le prospettive non sono buone, soprattutto se si aggiunge la decisione di non collaborare con enti internazionali, quali l’OMS, presa da alcuni Governi. L’impressione è che si voglia nascondere l’entità dell’epidemia, mettendo a rischio popolazione locale e mondiale.

Regna il silenzio, per esempio, in Tanzania. I dati nazionali sui contagi non vengono più pubblicati dall’8 maggio, quando si segnalavano oltre 500 positivi. Il presidente ha respinto kit di aiuti sanitari, definendoli difettosi, e chiuso la comunicazione con le task force OMS.

Stesso atteggiamento della Guinea Equatoriale, che dal mese di maggio non rende più noti i numeri dei positivi agli esperti OMS, accusati di aver mistificato i dati sul coronavirus nel Paese. In questo modo, medici e scienziati dell’organizzazione non possono intervenire con piani di aiuto mirati.

Molto difficile, inoltre, è reperire bilanci sull’andamento epidemiologico in Stati in bilico a livello politico, come Burkina Faso, del Niger e del Mali. Qui il controllo di ampie zone da parte di gruppi militari islamisti rende impossibile sapere cosa realmente sta succedendo.

Sono pochi, infine, i Paesi africani che riescono a effettuare tamponi fuori dalle grandi città. Con la conseguenza che grandi aree della nazione rimangono nel silenzio: non si fanno test e non si conoscono i positivi effettivi. Uno scenario, quest’ultimo, che si sta avverando in Burkina Faso e Repubblica Democratica del Congo.

Un silenzio pericoloso per l’Italia

Un’epidemia silenziosa, della quale non si conoscono numeri reali, è un doppio pericolo secondo gli esperti. Innanzitutto perché, se i Governi ignorano la vera portata del virus, sono spinti ad allentare misure restrittive senza sicurezza, pressati da motivi di sussistenza economica.

E poi, senza trasparenza e collaborazione, viene a mancare la collaborazione preziosa a livello sanitario per Stati, come molti in Africa, in affanno nel campo medico-ospedaliero.

L’allarme diventa, quindi, globale. E colpisce anche l’Italia. I migranti stanno riprendendo le rotte marittime verso il nostro Paese, con carichi di richiedenti asilo di varie nazionalità africane. Anche se scatta subito la quarantena, è un problema in più da gestire.

Inoltre, nelle ultime ore si sono verificati casi di positività in Emilia Romagna prevenienti dal Senegal. Questi spostamenti sono un rischio per l’Italia, soprattutto da Paesi fuori controllo, come quelli africani.

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