Come risparmiare sull’affitto: agevolazioni per inquilini e proprietari

Le agevolazioni fiscali in vigore consentono di risparmiare sull’affitto sia per l’inquilino che per il proprietario. Ecco come funziona la tassazione dei redditi da locazione e quali le detrazioni Irpef previste.

Come risparmiare sull'affitto: agevolazioni per inquilini e proprietari

Quando si deve prendere o dare una casa in affitto non sono rari i dubbi su quale sia la tassazione prevista e quali le agevolazioni fiscali di cui è possibile usufruire.

Risparmiare sull’affitto è possibile sia per i proprietari (locatori) che gli inquilini (locatari).

Nel primo caso, il proprietario della casa data in locazione può beneficiare della cedolare secca che consente di ridurre l’importo delle tasse dovute sul reddito da locazione.

Nel secondo caso, l’inquilino che prende l’appartamento in affitto può beneficiare di importanti agevolazioni fiscali sull’affitto, con la possibilità di detrazione in dichiarazione dei redditi di una quota del canone previsto dal contratto. Regole particolari sono previste per gli studenti fuori sede.

Vediamo di seguito i 5 modi per risparmiare sull’affitto analizzando quali sono le regole in merito alla tassazione del reddito da locazione per i proprietari e le agevolazioni sul contratto di affitto previste per gli inquilini.

Tutte le agevolazioni fiscali per risparmiare sull’affitto

Nei confronti dei contribuenti che per studio o per lavoro prendono casa in affitto il Fisco ha previsto alcune importanti agevolazioni fiscali per risparmiare su quella che è una spesa obbligata e spesso molto elevata.

Stiamo parlando delle detrazioni sull’affitto previste sia per i lavoratori che per gli studenti fuori sede e che consentono, previa presentazione della dichiarazione dei redditi, di recuperare una parte dell’importo corrisposto nell’anno.

Per ogni tipologia di spesa per l’affitto sono previste detrazioni di importo differente, in base al reddito complessivo totalizzato dal contribuente che ha stipulato il contratto d’affitto (inquilino).

Per l’affitto dell’abitazione principale la detrazione prevista è pari a 300 euro, se il reddito complessivo non supera 15.493,71 euro, e a 150 euro nel caso di redditi superiori.

Chi ha preso casa in affitto con contratto a cedolare secca potrà detrarre un massimo di 495,80 euro all’anno, che si riducono a 247,90 euro per i redditi compresi tra i 15.493 euro e i 30.987 euro.

Per i giovani tra i 20 e i 30 anni è inoltre prevista la possibilità di risparmiare ancora di più sull’affitto per i primi tre anni dalla stipula del contratto di locazione: in questo caso la detrazione prevista è di 991,60 euro, stesso importo previsto per i lavoratori fuori sede che hanno trasferito la propria residenza (importo che scende a 495,80 euro per i redditi compresi tra 15493,72 e 30987,41 euro.

Hai problemi economici? Richiedi l’accesso al Fondo Morosità Incolpevole

Non solo detrazioni: chi non riesce a pagare l’affitto per problemi di natura economica può richiedere l’accesso al Fondo per la Morosità Incolpevole.

L’agevolazione si rivolge agli inquilini che hanno perso il lavoro a seguito di licenziamenti, accordi aziendali o sindacali che hanno comportato la riduzione dell’orario di lavoro o altri casi come il mancato rinnovo di contratti a tempo determinato o cessazione di attività libero-professionali.

Possono accedervi, inoltre, anche i contribuenti che a causa di gravi malattie, infortuni o decesso di un componente della famiglia hanno dovuto affrontare spese impreviste e si trovano in situazioni di difficoltà economica.

In questo caso il Fondo è gestito direttamente dalle Regioni e pertanto per fare domanda bisognerà far riferimento ai singoli bandi regionali.

Affitto troppo alto? Chiedi il contributo al Comune

Se la spesa per l’affitto è troppo alta rispetto a quello che è il proprio reddito è possibile richiedere anche il contributo comunale di integrazione al canone di locazione.

Anche in questo caso le regole specifiche sono stabilite con bando da ciascun Comune e nella maggior parte dei casi è necessario possede un ISEE di valore non superiore a 28.000 euro.

L’importo del contributo verrà erogato considerando la differenza tra i propri redditi e l’importo dell’affitto, nonché le ulteriori condizioni relative al proprio nucleo familiare.

Per maggiori dettagli si consiglia di rivolgersi presso l’URP del proprio Comune o di consultare il portale online.

Anche gli studenti universitari possono risparmiare

Tra i tanti che cercano sul web dritte per risparmiare sull’affitto non mancano gli studenti universitari e le loro famiglie. Studiare è un vero e proprio investimento economico per i fuori sede e soprattutto per chi decide di frequentare un’università nelle città più care d’Italia, tra cui Roma o Milano.

Gli studenti universitari fuori sede possono usufruire di un’agevolazione fiscale apposita, ovvero la detrazione del 19% dell’affitto pagato entro il limite di 2.633 euro annui (qui tutti i dettagli).

In sostanza, con le detrazioni si risparmiano circa 500 euro all’anno, una somma non di poco conto!

Contratto di affitto: i proprietari possono risparmiare con la cedolare secca

Ad oggi l’unica agevolazione fiscale prevista per i proprietari che danno casa in affitto è la cedolare secca al 10% o al 21%.

La cedolare secca è una tassazione opzionale che può essere esercitata dal locatore in sede di stipula del contratto di affitto e che consente (quasi sempre) di risparmiare sulle imposte dovute sul reddito da locazione.

Si tratta di una tassazione sostitutiva delle ordinarie aliquote Irpef, delle addizionali e dell’imposta di bollo e di registro dovute sul contratto di affitto. Sono previste due diverse aliquote: la cedolare secca può essere al 10% (contratto a canone concordato) o al 21%.

Mentre per beneficiare della flat tax al 10% è necessario il rispetto di specifici requisiti (stipula di un contratto di affitto a canone concordato 3+2 in determinati comuni), la cedolare secca al 21% è un’opzione libera che non prevede specifiche regole.

La cedolare secca non fa sempre risparmiare
Attenzione però: non sempre la cedolare secca permette di risparmiare sull’affitto ed è necessario fare gli opportuni calcoli di convenienza in base alla propria situazione reddituale.

In primo luogo è bene ricordare che chi sceglie la tassazione con cedolare secca del reddito da locazione rinuncia agli adeguamenti Istat del canone d’affitto all’inquilino. Inoltre chi sceglie la cedolare secca al 10% non potrà stabilire autonomamente il prezzo del canone di locazione, che dovrà al contrario rispettare i limiti minimi e massimi determinati dalle associazioni di categoria, sindacati dei proprietari e degli inquilini.

Non è questa l’unica valutazione da fare per capire effettivamente quando la cedolare secca conviene permette di risparmiare. È bene ricordare che quando quello da locazione è l’unico reddito da dichiarare nell’anno o quando si hanno redditi bassi il vantaggio della cedolare secca potrebbe essere addirittura perso.

Si pensi ad esempio al caso degli incapienti (no tax area per redditi fino a 8.125 euro annui) che, senza cedolare secca, non pagano Irpef sul reddito da locazione ma che, al contrario, optando per la tassazione sostitutiva al 10% o al 21% si troverebbero a pagare una tassa dalla quale sarebbero altrimenti esenti.

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