In un 2026 caratterizzato da mercati altalenanti, con il petrolio oltre i 100 dollari, tensioni internazionali che non accennano a diminuire e un’inflazione che continua a preoccupare le famiglie italiane, molti risparmiatori si trovano di fronte a un dilemma costante: dove allocare la liquidità in eccesso sui conti correnti che rendono quasi zero?
Dopo anni di rendimenti modesti sui titoli di Stato e una Borsa europea che fatica a tenere il passo di Wall Street, cresce l’interesse verso quelle società del risparmio gestito capaci di combinare crescita solida, espansione internazionale e una politica di remunerazione generosa verso chi investe direttamente nelle loro azioni.
Queste realtà stanno dimostrando di saper attirare capitali freschi anche in fasi di incertezza, grazie a reti di consulenti motivati, prodotti innovativi e una presenza sempre più forte fuori dall’Italia. Il piccolo investitore retail, che cerca non solo rivalutazione del capitale ma anche un reddito periodico visibile e prevedibile, guarda con attenzione a chi restituisce cassa sotto forma di dividendi elevati e programmi di riacquisto di azioni.
In questo scenario, una delle storie più interessanti del settore finanziario italiano è Azimut che sta mostrando numeri che meritano di essere analizzati con cura, soprattutto per chi ha un orizzonte di investimento di medio termine e vuole diversificare oltre i BTP o i conti deposito.
Conti record nel trimestre 2026
Questa realtà ha chiuso il primo trimestre 2026 con risultati particolarmente brillanti. L’utile netto ha raggiunto i 125 milioni di euro, mentre l’utile ricorrente – la parte più affidabile e ripetibile – è cresciuto del 15% arrivando a 128 milioni. I ricavi complessivi hanno toccato i 371 milioni, sostenuti dalla performance delle commissioni di gestione. Il dato che più colpisce, però, è la raccolta netta: ben 4,6 miliardi di euro in soli tre mesi, con quasi la metà generata all’estero.
Grazie a questi afflussi le masse gestite hanno superato i 144 miliardi di euro, registrando un aumento del 32% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.Questi numeri non sono solo un esercizio di bilancio: significano che il modello di business continua a funzionare molto bene, attirando denaro nuovo in un contesto complicato e confermando i target ambiziosi per l’intero anno (10 miliardi di raccolta netta e 550 milioni di utile). Il titolo ha accusato un calo del 3-4% dopo la pubblicazione dei conti – fenomeno tipico del “sell on news” – e oggi quota intorno ai 35,5-36 euro. Per molti risparmiatori questo potrebbe trasformarsi in un punto di ingresso interessante.
Dividendi in crescita
Il vero punto di forza per l’investitore privato arriva dalla politica di restituzione del capitale. Il 18 maggio è prevista lo stacco di un dividendo di 2 euro per azione (pagamento il 20 maggio), che al prezzo attuale corrisponde a un rendimento lordo di circa il 5,6%. Si tratta del 22° anno consecutivo di aumento del dividendo, un segnale di grande affidabilità. A questo si aggiunge un programma di buyback da 500 milioni di euro che partirà subito dopo lo stacco cedola. Nel complesso, tra dividendi e riacquisti, la società restituirà agli azionisti oltre 1,3 miliardi di euro nei prossimi 18 mesi, più del 25% dell’attuale capitalizzazione di mercato. Per il risparmiatore italiano che possiede o sta valutando di acquistare il titolo, questo significa incassare liquidità concreta ogni anno senza vendere le azioni, con la prospettiva di un sostegno al prezzo grazie agli acquisti di azioni proprie.
Prospettive solide ma la strategia futura è complessa
Naturalmente esistono dei rischi da monitorare con attenzione, ma la struttura patrimoniale molto solida aiuta a gestirli in modo efficace. Il titolo è sensibile all’andamento dei mercati azionari globali, in particolare americani e dei private markets, dove una correzione potrebbe impattare sulle commissioni di performance. Inoltre, se i tassi di interesse dovessero scendere più del previsto, potrebbe esserci una leggera pressione sui margini di gestione.
Non va sottovalutata neppure l’esecuzione del progetto TNB, la nuova banca in joint venture con FSI, prevista entro la fine del 2026: si tratta di un’iniziativa strategica ambiziosa che potrebbe aprire nuove opportunità di crescita, ma richiede tempi e investimenti. Detto questo, la società presenta una posizione finanziaria netta positiva per circa 873 milioni di euro, zero debito finanziario e una cassa abbondante che le permette di finanziare espansioni, dividendi e buyback senza ricorrere a prestiti.
Per il risparmiatore italiano con un orizzonte di 12-24 mesi questi rischi appaiono contenuti rispetto al potenziale di reddito e di rivalutazione, soprattutto se confrontati con alternative come i BTP a breve termine (che oggi offrono rendimenti inferiori al 3%) o azioni bancarie più esposte al ciclo del credito.
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