Chi vuole investire in un BTP a cinque anni si trova davanti alla necessità di scegliere se ceomprare adesso un titolo già in circolazione, con rendimenti tornati intorno al 4% lordo, oppure aspettare i due nuovi BTP Valore che il Tesoro colloca dal 19 al 23 ottobre, entrambi con scadenza 27 ottobre 2031. Sulla risposta i tassi minimi garantiti, non ancora comunicati per l’emissione di ottobre, pesano meno di quanto si pensi. Serve approfondire costi, fiscalità e, soprattutto, il fatto che questa volta il premio fedeltà non c’è.
Cosa cambia con i nuovi BTP Valore
Nelle sei emissioni precedenti chi sottoscriveva il BTP Valore e lo teneva fino a scadenza riceveva un bonus finale, tra lo 0,5% e lo 0,8% del capitale, uno degli argomenti più forti in mano al Tesoro per aspettare il collocamento invece di comprare sul mercato. La scheda informativa del MEF conferma che per il BTP Valore e il nuovo BTP Valore Insieme il premio fedeltà non è previsto.
Il BTP Valore classico pagherà cedole trimestrali crescenti in tre fasi, con un tasso per i primi due anni, uno più alto per il terzo e il quarto e uno ancora superiore per il quinto. Il BTP Valore Insieme pagherà invece un’unica cedola alla scadenza, insieme al capitale. Il MEF assicura che i due titoli offriranno all’emissione rendimenti equivalenti dal punto di vista finanziario. Il vantaggio di aspettare, quindi, dovrà stare tutto nelle cedole.
I nuovi BTP Valore renderanno quanto quelli sul mercato?
Il Tesoro costruisce i tassi a partire dai rendimenti dei BTP ordinari di durata simile, aggiungendo di solito un piccolo margine per rendere il titolo attraente per i risparmiatori. All’asta del 29 settembre un BTP a cinque anni è stato collocato al 4% lordo, il livello più alto dall’ottobre 2023. È quindi plausibile che i nuovi BTP Valore offrano un rendimento in quell’area, o poco superiore. Nella nostra simulazione su 10.000 euro investiti lo scenario centrale indica un rendimento lordo di circa il 4,2-4,3%.
Il rischio di un rendimento più basso esiste, ma riguarda tutti i titoli. Se nelle prossime due settimane i rendimenti di mercato scendessero, il Tesoro fisserebbe tassi più bassi. Nello stesso momento, però, salirebbe il prezzo dei BTP già in circolazione e, per chi volesse comprarli, il rendimento diminuirebbe. Vale anche il contrario: un rialzo dei rendimenti si tradurrebbe in cedole più alte per i nuovi titoli e in prezzi più bassi per quelli esistenti.
Un ruolo lo gioca anche la Banca centrale europea con i rendimenti delle scadenze brevi e medie, come il cinque anni, che dipendono in buona parte dalle attese sui tassi ufficiali nei prossimi anni. Il 9 settembre la BCE ha alzato il tasso sui depositi di 25 punti base, al 2,50%, per contrastare l’inflazione salita al 3,3%. Dopo questa mossa gli operatori si attendono una pausa prolungata, ma un nuovo rialzo non è escluso se i prezzi dell’energia continuassero a spingere l’inflazione. Su queste incertezze è difficile costruire una strategia - chi compra adesso fissa il rendimento di oggi, chi aspetta accetta quello del 16 ottobre.
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Il calendario gioca a favore di chi aspetta
C’è però un elemento che rende l’attesa meno rischiosa di quanto sembri. Venerdì 16 ottobre il MEF comunicherà i tassi minimi garantiti dei due titoli, tre giorni prima dell’apertura del collocamento. Alla chiusura potranno essere solo confermati o rivisti al rialzo. Chi aspetta, quindi, non compra al buio e potrà confrontare i tassi annunciati con i rendimenti dei BTP sul mercato in quel momento e decidere tra il 19 e il 23 ottobre.
Il rischio residuo è limitato al movimento dei mercati nei prossimi nove giorni.
Cosa si risparmia comprando all’emissione i BTP Valore?
A parità di rendimento, il collocamento ha alcuni vantaggi pratici:
- il prezzo è fissato a 100, senza commissioni a carico dell’investitore;
- non si paga il rateo di interessi maturati, che chi compra sul mercato anticipa al venditore e recupera alla cedola successiva;
- non c’è la differenza tra prezzo in acquisto e in vendita che si paga sul secondario;
- si può sottoscrivere qualsiasi importo multiplo di 1.000 euro;
- c’è la scelta tra cedole trimestrali e cedola unica, o una combinazione delle due.
Sul mercato secondario, invece, l’intermediario applica le proprie commissioni di negoziazione, che su piccoli importi possono pesare per qualche centesimo di punto di rendimento annuo.
Il vantaggio fiscale dei BTP comprati sotto la pari
Esiste però una ragione concreta per preferire i titoli già in circolazione legata alle minusvalenze da recuperare. Molti BTP emessi quando i tassi erano più bassi quotano oggi sotto la pari - ad esempio, settembre, il BTP luglio 2031 con cedola al 3,45% oggi vale 97,76 e il BTP ottobre 2030 con cedola al 2,70% vale 95,70. Chi li compra e li tiene fino a scadenza incassa a rimborso 100 e la differenza costituisce una plusvalenza.
Sui titoli di Stato la plusvalenza è tassata al 12,5%, ma può essere compensata con minusvalenze accumulate in passato, ad esempio su azioni, ETF tassati come redditi diversi o certificati. Si ricorda che le plusvalenze sui titoli di Stato concorrono per il 48,08% del loro ammontare, la proporzione che riallinea l’aliquota del 12,5% a quella ordinaria del 26%.
Facciamo un esempio pratico: chi compra 10.000 euro nominali di un BTP a 96 realizza a scadenza una plusvalenza di 400 euro, che in assenza di minusvalenze sconta 50 euro di imposta. Se ha minusvalenze, può usarne fino a 192 euro (il 48,08% di 400) per azzerare quell’imposta. Non è un guadagno enorme, ma è un modo per recuperare minusvalenze che altrimenti scadrebbero, visto che si possono usare solo entro il quarto anno successivo a quello in cui sono state realizzate. Con i BTP Valore, comprati a 100 e rimborsati a 100, questa possibilità non c’è.
Per lo stesso motivo, due BTP con lo stesso rendimento possono lasciare in tasca somme diverse a seconda di quanto del guadagno arriva come cedola e quanto come differenza di prezzo, come abbiamo mostrato in questo esempio pratico.
Cosa non cambia
L’aliquota sugli interessi è del 12,5% sia per i BTP ordinari sia per i BTP Valore, l’imposta di bollo dello 0,20% annuo sul dossier titoli si applica a entrambi. Restano per tutti l’esenzione dall’imposta di successione e l’esclusione dal calcolo dell’ISEE fino a 50.000 euro complessivi in titoli di Stato. Va detto che in passato il premio fedeltà compensava in buona parte il bollo pagato negli anni e che, senza bonus, questo costo resta interamente a carico dell’investitore.
Anche sul mercato secondario si trovano BTP Valore delle emissioni precedenti a prezzi inferiori a 100, che in alcuni casi offrono rendimenti a scadenza superiori a quelli di chi aveva sottoscritto all’emissione.
Comprare subito o aspettare?
Senza premio fedeltà la differenza tra le due strade si è assottigliata. Aspettare il 16 ottobre costa poco e permette di conoscere i tassi prima di decidere e si evitano commissioni e rateo. Ha più senso per chi parte da zero e vuole cedole crescenti o la cedola unica del BTP Valore Insieme.
Comprare subito sul mercato secondario può avere più senso per chi vuole fissare oggi il rendimento senza esporsi ai movimenti delle prossime settimane e lo stesso vale per chi ha minusvalenze da compensare e può sfruttare un titolo quotato sotto la pari.
In entrambi i casi, il da farsi il 16 ottobre rimane lo stesso, ovvero confrontare i tassi minimi annunciati dal Tesoro con il rendimento a scadenza dei BTP di pari durata in quel momento.
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