Francesco Sabatini, presidente onorario dell’Accademia della Crusca, attacca l’esponente del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio per le sue gaffe sul congiuntivo: “I politici devono essere colti”.
Anche l’Accademia della Crusca si scaglia contro Luigi Di Maio.
Il motivo è sempre quello della serie di congiuntivi sbagliati dall’esponente del Movimento Cinque Stelle. Alcuni giorni fa Di Maio, per commentare su Twitter e Facebook il caso del cyber spionaggio ai danni dei nostri politici, era incappato in un trittico di post contenenti errori grammaticali.
In tre post consecutivi e ravvicinati sui social, Di Maio è caduto in altrettanti errori nel declinare al meglio il verbo “spiare”. Una serie di scivoloni grammaticali che hanno scatenato subito l’ironia del web, spietato come sempre accade in questi casi.
I problemi di Di Maio con il congiuntivo non hanno attirato l’attenzione solo dei social network, ma si è scomodata anche l’Accademia della Crusca. Il presidente onorario Francesco Sabatini, ha infatti commentato duramente l’accaduto, rimproverando i politici anche per il frequente uso negli ultimi tempi di anglicismi.
L’Accademia della Crusca bacchetta Di Maio per il congiuntivo
Sulla vicenda degli scivoloni grammaticali dell’esponente di punta del Movimento Cinque Stelle Luigi Di Maio, è intervenuto così il presidente onorario dell’Accademia della Crusca Francesco Sabatini.
Per rivestire cariche importanti del nostro paese, bisogna avere una cultura abbastanza sicura e saper usare una lingua di prestigio.
Parole dure quelle di Sabatini, che non risparmia attacchi neanche al mondo politico in generale, reo a suo avviso di usare troppo negli ultimi tempi termini di provenienza anglosassone.
La politica comunque dà un pessimo esempio introducendo anglicismi non necessari, come stepchild adoption, del tutto inutile, o Jobs act, termine non comprensibile per tutti.
Secondo il presidente onorario dell’Accademia della Crusca, la lingua italiana sarebbe quindi troppo bistrattata e trascurata dai nostri politici. Quello che è sicuramente cambiato però è il modo di comunicare della classe politica, ormai sempre più affidata ai social.
Le gaffe dei politici? Colpa dei social
Gli scivoloni di Luigi Di Maio sul congiuntivo, non sono indice di una classe politica meno attenta e preparata sulla lingua italiana rispetto al passato. Ciò che è cambiato sostanzialmente è la troppa esposizione mediatica dell’attuale classe dirigente.
Pensare che dieci o venti anni fa i politici di allora fossero più preparati dal punto di vista grammaticale è sbagliato. La differenza è che parlavano e scrivevano molto meno. Difficile pensare ad uno Spadolini o ad un Forlani ospiti fissi di talk show politici in TV e assidui twittatori.
Le gaffe, gli errori e gli scivoloni grammaticali recenti dei nostri attuali politici sono frutto dell’enorme flusso comunicativo che producono ogni giorno.
Questo non toglie comunque che è innegabile anche un generale decadimento complessivo della nostra classe dirigente, che spesso come ha fatto notare il presidente onorario dell’Accademia della Crusca, si nasconde dietro anglicismi per nascondere lacune ben più evidenti.