La differenza tra abuso e difformità e come verificare lo stato di un immobile

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10/05/2022

Gli abusi e le difformità penalizzano il valore degli immobili, ne impediscono la compravendita e compromettono anche la fruizione delle agevolazioni. Ma ci sono differenze sostanziali da conoscere

La differenza tra abuso e difformità e come verificare lo stato di un immobile

Sono molti gli aspetti che possono creare problemi durante una compravendita immobiliare; uno dei più importanti riguarda senza dubbio la conformità urbanistica ed edilizia dell’immobile. Negli ultimi anni questi temi hanno assunto un ruolo sempre più centrale, anche in seguito ai numerosi interventi normativi volti a contrastare l’abusivismo edilizio e a semplificare, dove possibile, la regolarizzazione delle difformità di minore entità.

Acquistare o vendere un immobile senza aver prima verificato la sua regolarità può infatti comportare conseguenze rilevanti sia dal punto di vista economico sia sotto il profilo giuridico. Per questo motivo è fondamentale distinguere tra abuso edilizio, difformità urbanistica, conformità catastale e conformità urbanistica, termini che vengono spesso utilizzati come sinonimi ma che indicano situazioni differenti.

La normativa italiana, contenuta principalmente nel Testo Unico dell’Edilizia (Dpr 380/2001) e aggiornata anche dalle recenti modifiche introdotte dal Decreto Salva Casa (Dl 69/2024, convertito nella Legge 105/2024), disciplina in modo dettagliato quando un immobile può considerarsi regolare, quali irregolarità sono sanabili e quali, invece, impediscono il rilascio dei necessari titoli edilizi.

Prima di un rogito, della richiesta di un mutuo o dell’avvio di lavori di ristrutturazione è quindi indispensabile verificare che l’immobile sia conforme dal punto di vista urbanistico ed edilizio, evitando così contestazioni future e possibili responsabilità a carico delle parti coinvolte.

Come verificare la conformità edilizia e urbanistica di un immobile

Per accertare se un immobile è conforme sotto il profilo urbanistico occorre confrontare lo stato di fatto con i titoli edilizi depositati presso il Comune. In altre parole, bisogna verificare che quanto realmente costruito corrisponda a quanto autorizzato dall’amministrazione comunale nel corso degli anni.

L’edificio potrebbe infatti essere stato modificato rispetto al progetto originario attraverso ampliamenti, cambi di destinazione d’uso, chiusure di balconi, realizzazione di nuovi locali o altri interventi mai autorizzati oppure eseguiti in modo difforme rispetto al titolo edilizio rilasciato.

Quando esiste piena corrispondenza tra la documentazione comunale e lo stato reale dell’immobile si parla di conformità urbanistica o regolarità edilizia. Diversamente ci si trova di fronte a una difformità che dovrà essere valutata da un tecnico abilitato per stabilire se sia sanabile oppure no.

Nei casi più complessi, soprattutto quando le opere hanno comportato aumenti di volumetria, modifiche strutturali o cambiamenti sostanziali dell’edificio, sarà necessario verificare preliminarmente la possibilità di ottenere una sanatoria edilizia, oggi disciplinata dal Testo Unico dell’Edilizia anche alla luce delle novità introdotte dal Decreto Salva Casa.

La verifica preventiva della regolarità dell’immobile rappresenta quindi uno dei controlli più importanti da effettuare prima di qualsiasi operazione immobiliare.

Abuso edilizio e difformità: cosa cambia

Nel linguaggio comune si tende a utilizzare indistintamente le espressioni abuso edilizio e difformità edilizia. Dal punto di vista tecnico e giuridico, tuttavia, è opportuno fare una precisazione.

Con il termine abuso edilizio si indica qualsiasi intervento realizzato in violazione della normativa urbanistica o edilizia, mentre la difformità rappresenta la concreta modalità con cui tale abuso si manifesta rispetto al titolo abilitativo rilasciato oppure, nei casi più gravi, rispetto alla totale assenza di qualsiasi autorizzazione.

Il Testo Unico dell’Edilizia considera abusive le opere realizzate in assenza del necessario titolo edilizio, in totale difformità rispetto a quello rilasciato oppure con variazioni essenziali rispetto al progetto autorizzato.

Rientrano, ad esempio, tra gli abusi edilizi:

  • la costruzione di un edificio senza alcun titolo autorizzativo;
  • l’ampliamento di un immobile senza permesso;
  • il cambio di destinazione d’uso effettuato in violazione della normativa;
  • interventi realizzati su aree non edificabili;
  • modifiche strutturali eseguite senza i necessari titoli.

Le conseguenze possono essere sia amministrative sia penali. Sul piano amministrativo l’autorità competente può ordinare il ripristino dello stato dei luoghi oppure la demolizione dell’opera abusiva, mentre nei casi previsti dalla legge trovano applicazione anche le sanzioni penali previste dal Dpr 380/2001.

Non tutte le difformità, però, hanno la stessa gravità. Alcune riguardano semplici irregolarità formali o interventi di lieve entità che, ricorrendone i presupposti previsti dalla normativa vigente, possono essere regolarizzati attraverso specifiche procedure di sanatoria. Altre, invece, risultano insanabili e impediscono il rilascio della conformità urbanistica.

Conformità urbanistica ed edilizia: i titoli abilitativi

Per stabilire se un immobile è regolare bisogna ricostruire la sua storia edilizia, verificando tutti i titoli che ne hanno autorizzato costruzione, ampliamenti e successive modifiche.

La conformità urbanistica consiste infatti nella corrispondenza tra lo stato di fatto dell’immobile e i titoli edilizi conservati presso l’archivio comunale.

Nel corso degli anni la disciplina edilizia è cambiata più volte. Tra i principali titoli abilitativi si ricordano:

  • la licenza edilizia, prevista per gli immobili costruiti prima del 1977;
  • la concessione edilizia, introdotta dalla Legge Bucalossi e utilizzata fino all’entrata in vigore del Testo Unico dell’Edilizia;
  • il permesso di costruire, oggi principale titolo autorizzativo per gli interventi di maggiore rilevanza (dopo il 2003).

Accanto a questi trovano spazio anche gli strumenti previsti per gli interventi di minore entità, come SCIA e CILA, che negli anni hanno progressivamente sostituito istituti ormai non più utilizzati, quali DIA e CIL.

Anche eventuali condoni edilizi ottenuti in passato e le sanatorie regolarmente rilasciate concorrono a definire lo stato legittimo dell’immobile, purché risultino perfezionati secondo quanto previsto dalla legge.

Prima di acquistare una casa, richiedere un mutuo o programmare lavori di ristrutturazione è quindi opportuno incaricare un tecnico abilitato affinché verifichi tutta la documentazione edilizia presente negli archivi comunali, confrontandola con lo stato reale dell’immobile.

Solo questo controllo consente di accertare l’effettiva regolarità urbanistica, evitando che eventuali difformità emergano soltanto in fase di rogito o, peggio ancora, dopo l’acquisto.

Le principali difformità urbanistiche

Nella pratica le difformità urbanistiche che possono impedire il rilascio della conformità sono numerose e ciascun caso richiede una valutazione tecnica specifica. Non tutte le irregolarità hanno infatti la stessa gravità e non tutte possono essere regolarizzate.

Tra le situazioni più frequenti rientrano sicuramente le seguenti.

  • Edificio privo di titolo abilitativo: è il caso più grave, in cui l’immobile è stato realizzato senza alcuna autorizzazione prevista dalla normativa edilizia. La possibilità di regolarizzazione deve essere valutata alla luce delle disposizioni del Testo Unico dell’Edilizia e della disciplina urbanistica vigente; qualora non ricorrano i presupposti di legge, l’opera è soggetta alle sanzioni previste, fino alla demolizione.
  • Modifiche esterne e aumento di volumetria: la chiusura di un balcone con una veranda, l’ampliamento di un fabbricato, il cambio di destinazione d’uso o altre modifiche che incidono sui parametri urbanistico-edilizi rappresentano interventi di particolare rilievo. In questi casi è necessario verificare se l’intervento possa essere regolarizzato attraverso gli strumenti previsti dalla normativa vigente oppure se debba essere ripristinato lo stato originario.
  • Opere interne di minore entità: lo spostamento di tramezzi, la realizzazione di un secondo bagno, l’apertura o la chiusura di porte interne o altri interventi analoghi possono risultare sanabili quando ricorrono le condizioni previste dal Dpr 380/2001 e dalle disposizioni regionali applicabili.

Proprio su queste difformità di minore entità sono intervenute le modifiche introdotte dal Decreto Salva Casa, che hanno ampliato gli strumenti di regolarizzazione per alcuni interventi edilizi, senza però introdurre un nuovo condono generalizzato. Restano infatti esclusi gli abusi più gravi, che continuano a essere disciplinati dalle ordinarie norme del Testo Unico dell’Edilizia.

Conformità urbanistica e catastale: quali sono le differenze

La conformità catastale e la conformità urbanistica vengono spesso confuse, ma riguardano aspetti completamente diversi.

La regolarità catastale consiste nella corrispondenza tra lo stato di fatto dell’immobile e la planimetria depositata presso il Catasto, oggi gestito dall’Agenzia delle Entrate. Il Catasto ha una funzione prevalentemente fiscale e identificativa: registra gli immobili e ne determina la rendita catastale, ma non certifica la legittimità urbanistica delle opere realizzate.

Può quindi accadere che un immobile risulti perfettamente accatastato ma presenti comunque abusi edilizi nei confronti del Comune.

La regolarità urbanistica, invece, riguarda la corrispondenza tra lo stato reale dell’immobile e i titoli edilizi che ne hanno autorizzato la costruzione e le successive modifiche. È questo il controllo più importante in occasione di una compravendita, della richiesta di un mutuo o dell’avvio di lavori di ristrutturazione.

In altre parole:

  • la conformità catastale verifica la corrispondenza con la documentazione catastale;
  • la conformità urbanistica accerta che l’immobile sia stato costruito e modificato nel rispetto dei titoli rilasciati dal Comune.

Attenzione: un immobile regolarmente censito al Catasto non è necessariamente regolare dal punto di vista edilizio. La verifica degli eventuali abusi passa sempre attraverso l’analisi dei titoli edilizi depositati presso gli archivi comunali.

Come verificare la regolarità di un immobile

La verifica della conformità urbanistica deve essere affidata a un tecnico abilitato – come un architetto, un ingegnere o un geometra – che procederà a ricostruire la storia edilizia dell’immobile.

Il professionista richiederà al Comune l’accesso agli atti, così da consultare i titoli edilizi, gli elaborati progettuali e gli eventuali provvedimenti successivi che riguardano l’immobile.

Una volta acquisita la documentazione, confronterà i progetti autorizzati con lo stato di fatto dell’immobile per verificare l’eventuale presenza di difformità.

La documentazione normalmente oggetto di verifica comprende:

  • i titoli edilizi rilasciati dal Comune;
  • gli eventuali provvedimenti di sanatoria o condono;
  • gli elaborati progettuali depositati;
  • la planimetria catastale aggiornata;
  • ogni altro documento utile a ricostruire lo stato legittimo dell’immobile.

Questa attività consente di individuare tempestivamente eventuali criticità e di valutare, prima del rogito, se esistano i presupposti per una regolarizzazione.

Sanatoria edilizia: quando è possibile

Quando emergono difformità edilizie, la prima domanda è se possano essere regolarizzate. La risposta dipende dalla tipologia dell’intervento e dai requisiti previsti dal Dpr 380/2001, come modificato dal Decreto Salva Casa.

La disciplina distingue infatti tra gli interventi che possono essere oggetto di accertamento di conformità o di altre procedure di regolarizzazione e quelli che, invece, restano insanabili.

Le modifiche introdotte nel 2024 hanno aggiornato il sistema della sanatoria, introducendo nuove regole per alcune difformità edilizie e prevedendo specifiche procedure anche attraverso il nuovo articolo 36-bis del Testo Unico dell’Edilizia. L’obiettivo è favorire la regolarizzazione delle irregolarità minori, senza incidere sugli abusi più rilevanti, che continuano a essere soggetti alle ordinarie sanzioni amministrative e, nei casi previsti dalla legge, penali.

Per questo motivo ogni situazione deve essere valutata singolarmente, verificando la documentazione disponibile e la normativa urbanistica applicabile al momento dell’intervento e della richiesta di regolarizzazione.

Perché la conformità urbanistica è così importante

La verifica della conformità urbanistica non rappresenta un semplice adempimento burocratico, ma una tutela concreta sia per chi vende sia per chi acquista un immobile.

Accertare preventivamente la regolarità edilizia consente infatti di evitare contestazioni durante la compravendita, ritardi nell’erogazione di un mutuo, difficoltà nell’esecuzione di lavori di ristrutturazione e, nei casi più gravi, l’emersione di abusi che potrebbero comportare sanzioni o ordini di demolizione.

Per questo motivo è sempre consigliabile effettuare una verifica tecnica completa prima di qualsiasi operazione immobiliare, così da conoscere con precisione lo stato dell’immobile ed eventualmente avviare, quando consentito dalla legge, le procedure di regolarizzazione necessarie.