A2A e non solo: chi punta a rafforzarsi col mercato libero

Andrea Muratore

28/11/2023

A2A, Hera, Iren e non solo: le multiutility pronte a guidare la corsa nel mercato libero dell’energia. Il ruolo delle comunità energetiche.

A2A e non solo: chi punta a rafforzarsi col mercato libero

Il Decreto Energia del governo di Giorgia Meloni ha fatto parlare di sé più per ciò che non contiene che per ciò che effettivamente vi è scritto. E ciò che manca è un’ulteriore proroga del servizio di mercato tutelato dell’energia che dal 2024, dunque, 16 milioni di contratti di fornitura di gas e luce (compresi quelli di società e uffici vari) a essere reinseriti nel gioco della concorrenza.

Cosa cambia verso il mercato libero

In quest’ottica tutti i contratti di fornitura in questione saranno modificati sulla scia delle mutate condizioni di offerta del momento, su proposta dall’operatore che ogni consumatore andrà a scegliere. In quest’ottica, chi al 10 gennaio non avrà scelto un servizio preciso o non avrà ancora sottoscritto una fornitura rinnovata col suo attuale gestore sarà assegnato da Arera al Servizio a tutele graduali.

Cosa cambia? Con la fine di questo meccanismo è evidente che su gas e luce il focus sarà sempre più sul nodo del servizio piuttosto che sul controllo della rete. In altre parole, sarà sempre più favorito quel segmento di player di mercato capaci di garantire servizi dinamici, efficaci e di avvicinare ai cittadini meccanismi di tutele del prezzo medio pagato che siano chiare e continuative, pur in un servizio di concorrenza tra operatori, senza pregiudicare servizi e vicinanza ai territori. Ragion per cui è chiaro che questo meccanismo avrà un grande attore interessato nelle multi-utility sorte in tutto il Paese su scala locale, regionale o provinciale.

Le multi-utility osservano

Lo testimonia l’attenzione data dall’ad della “regina” delle multi-utility italiane, Renato Mazzoncini di A2A, al trend del mercato libero. Mazzoncini ha recentemente dichiarato che il suo gruppo basato tra Milano e Brescia, balzato oltre i 20 miliardi di euro di fatturato al sesto posto nella classifica italiana, mira a aumentare da 5 a 6 milioni il saldo finale dei suoi clienti col mercato libero. Per che motivo? La multi-utility è strategica in regime di mercato libero per almeno tre fattori. Il primo è quello delle economie di scala: A2A, Hera, Iren e attori simili sono capaci di creare una catena del valore localizzata e focalizzata sull’apertura a ogni tipo di fornitura. E pertanto offrono una attenzione alle dinamiche di mercato e di efficienza che sta trovando risposta nelle richieste dei consumatori.

In secondo luogo, in territori come Lombardia, Emilia-Romagna, Liguria, Piemonte, Veneto, Lazio la multi-utility è stata costituita come azienda di mercato partecipata e guidata dai soci pubblici. Essa si è strutturata in molti contesti come lo strumento idoneo a superare la frammentazione dei servizi pubblici. Al balzo in avanti industriale si aggiunge una dinamica locale: le multi-utility avvicinano alle amministrazioni locali le decisioni su nomine, investimenti, partecipazioni. Ora potenzialmente in grado di riverberarsi in termini di aumenti delle cedole staccate dalle compagnie stesse.

Last but not least, c’è il nodo della transizione green. Le multi-utility, strutturate su contesti urbani ad alta densità abitativa e con sistemi economici propensi all’attenzione alla transizione, stanno da tempo incorporando gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 che saranno sempre più centrali nei sistemi premiali per investitori, produttori di energia e distributori. Questo aumenta indubbiamente la solidità del loro capitale aiutando a pensare a una prospettiva che le veda erogatrici di servizi a minor costo per i consumatori.

Mercato libero e comunità energetiche, la sinergia possibile

La sfida per le multi-utility sarà quella dell’accountability che va consolidata e preservata nei rapporti con gli utenti. A questo bisognerà poi aggiungere il grande tema delle nasciture comunità energetiche, che con miliardi di euro di fondi Pnrr aumenterà il nesso fondamentale che vincola fornitura energetica e realtà territoriali. L’approccio prosumers, che vede i consumatori di energia, sia privati che industriali, farsi anche produttori quando hanno accesso a fonti di energie rinnovabili si sposa con la visione di prossimità propria delle multi-utility.

Mercato libero e comunità energetiche rinnovabili possono spingere le aziende energetiche di prossimità. E in quest’ottica molto importante è il ruolo giocato dall’eredità dei bonus degli anni scorsi dal creare un territorio favorevole a questo incontro. Si pensi solo al boom del fotovoltaico italiano legato alle conseguenze del discusso Superbonus 110%. Problematico per molti effetti sui conti ma sicuramente non secondario nello spingere l’installazione di circa un terzo dell’attuale capacità di generazione italiana, come l’analista Matteo Villa e l’economista Carlo Stagnaro hanno fatto notare in una ricerca su Lavoce.info

Per Villa e Stagnaro “In totale, tra giugno 2020 e oggi l’Italia ha installato 7 GW di fotovoltaico, ma senza Superbonus 110 per cento è probabile che ci si sarebbe fermati a 4,5 GW. Oltre un terzo (il 36 per cento) delle installazioni fotovoltaiche nel nostro paese sarebbe dunque stato “spinto” dal Superbonus. Se ci basiamo sul massimale di 2.400 €/kW, i 2,5 GW di potenza che hanno plausibilmente beneficiato degli incentivi potrebbero essere costati al contribuente italiano fino a 6 miliardi di euro”. E potrebbero essere le basi delle comunità energetiche che, se implementate correttamente, possono risultare complementari al mercato libero nel boom del business delle multi-utility. Sulle cui operazioni grava una grande responsabilità: far sì che la transizione mantenga stabili i prezzi di mercato per tutti gli utenti. Favorendo un’efficace concorrenza basata su aste e assegnazioni in cui sia un mercato fluido a parlare e dettare le regole del gioco.