Entrare in un trade nel tempo giusto, e dandogli poi il giusto tempo affinché se ne valorizzi il sottostante, è spesso il segreto del successo nei mercati finanziari. Oggi le Borse di mezzo mondo sono tirate, ai loro massimi (il che non vuol dire che non se ne formeranno di altri), ma la storia dona sempre opportunità di fare affari.
Consideriamo il grande crollo dei listini azionari a inizio decennio, quando il Covid mandò gambe all’aria le valutazioni di molti asset finanziari. Bene, chi ha comprato in quel periodo e ha tenuto sino ai giorni nostri nel 7-80% dei casi ha fatto affari che capitano poche volte nella vita.
Tra i tanti, c’è che a Milano questo titolo bancario ha guadagnato più del 1.000% in appena 5 anni.
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I titoli di Piazza Affari più colpiti dalle vendite
Gli ultimi 60-70 mesi di Borsa sono stati fantastici per molte blue chip sui principali listini azionari mondiali, ma è un discorso che non vale sempre e per tutti. Pensiamo al titolo Nexi che vanta performance negative su svariati timeframe. Nello specifico stiamo parlando di –14,40% a 6 mesi, –18,04% a 1 anno, –41,80% a 3 e addirittura –73,57% a 5 anni.
Le cose vanno meno peggio su altri attori del Ftse Mib come Diasorin, Amplifon, Saipem, Campari, STM e, addirittura anche per un titolo bancario.
Sulla distanza a 5, 3, 1 e 0,5 anni il titolo Diasorin segna, nell’ordine, –58,14% –46,07%, –32,63% e –29,13%. Invece le performance sugli stessi timeframe per Amplifon sono, rispettivamente, –57,06%, –47,69%, –45,73% e –33,41%. Per Saipem si parla invece di un –51,64% sul 5Y mentre conserva il segno più sia a 6M (3,54%) che sul timeframe a 1 (5,82%) e 3 anni (136,72%).
Le perdite del quinquennio sono più contenute nel caso di Campari ed STMicroelectronis. L’azione del beverage perde il 38,39% sul 5Y, il 41,55% sul 3Y, il 7,61% sul 1Y e appena il 3,66% sul 6M. Per STM, invece, i numeri dicono –24,12% sul 5Y, –32,33% sul 3Y, –6,17% sul 1Y e –11,13% sul 6M.
Infine incontriamo anche un bancario che forse nessuno si sarebbe atteso dato i rialzi mostruosi che il settore ha vissuto da metà 2020 ad oggi. Per Banca Monte dei Paschi si parla –52,36% sull’orizzonte a 5 Y, ma di un corposo +429,73 % sul 3Y e un +51,42% sul 1Y. Ecco cosa vuol dire in concreto, nei numeri, individuare il timing giusto di un’operazione finanziaria.
I titoli di Piazza Affari che hanno regalato una pioggia di soldi
Lasciamo stare la stragrande maggioranza dei titoli che nell’ultimo lustro si sono piazzati “nel mezzo”, cioè in territorio non negativo ma neanche con rialzi da urlo. Passando dagli eccessi in negativo a quelli positivi vediamo allora le performance, nell’ordine, a 6M, 1Y, 3Y e 5Y dei primi 10 titoli del (attuale composizione) Ftse Mib:
- Generali: +19,96% a 6M, +38,27% a 1Y, +150,05% a 3Y e 240,07% sul 5Y;
- Poste Italiane: rialzi pari a +24,13%, +69,57%, +184,78% e +250,86%;
- Banca Mediolanum: 43,10%, 84,86%, 206,61% e 312,54%;
- Intesa Sanpaolo: +27,16% a 6M, +64,61% a 1Y, +259,36% a 3Y e 361,18% sul 5Y;
- Gruppo Unipol: qui le valutazioni di mercato sono salite nel lustro rispettivamente del 22,57%, 82,73%, 421,34% e 643,91%;
- Leonardo: registra guadagni “deboli” sul 6M (+8,68%) e sul 1Y (+94,19%), ma impressionanti sul timeframe a 3 (+534,88%) e 5 anni (+784,75%);
- Banca BPER: 55,04%, 109,43%, 616,18% e 894,37%;
- Banca Popolare di Sondrio: +43,39% a 6M, +119,46% a 1Y, +417,61% a 3Y e 900,41% sul 5Y;
- Banca BPM: rialzi esplosivi pari, rispettivamente, a +38,51%, +84,45%, +416,32% e +955,35%;
- Unicredit: sull’orizzonte a 5 anni fa addirittura +1.070,04%, un rialzo da applausi a scena aperta che sul Ftse Mib capitano rare volte in un quinquennio. Il rialzo invece si dimezza a +530,55% sul timeframe a 3Y e “crolla” vertiginosamente (si fa per dire) a +95,57% sul 1Y e +30,10% sul 6M.
A Milano questo titolo bancario ha guadagnato più del 1.000% in appena 5 anni
Ora ragioniamo di fantasia e immaginiamo un investitore a 5 anni fa esatti, alla vigilia del Capodanno 2021 e alle prese con un capitale di 20mila € da gestire. Ipotizziamo 2 scenari differenti tra i tantissimi potenzialmente cavalcabili e vediamo quanto avrebbe guadagnato ad oggi nelle rispettive scelte di investimento.
Se a dicembre 2020 avesse optato al 100% per titoli di Stato, ad esempio il BTP a 7 anni con ISIN IT0005416570, la scelta si sarebbe rivelata disastrosa. Il rendimento di aggiudicazione dell’11° asta (data: 10/12/2020) esitò lo 0,19% annuo lordo, mentre al momento il BTP Tf 0,95% St27 prezza 97,96. E pensare che in emissione il prezzo di aggiudicazione fu addirittura a 105,07. Insomma, qui l’unica gioia sarebbe l’avvicinarsi della data di rimborso finale per scappare dall’investimento e stop.
In alternativa immaginiamo avesse inserito in portafoglio una piccola fiche del 7,5% (1.500 € su 20mila disponibili) su uno strumento ad elevatissima propensione al rischio. Ipotizziamo si trattasse di un ETF sul Ftse Mib, con il restante 92,5% sempre nel BTP di prima (18.500 €). Come abbiamo già visto la componente obbligazionaria si sarebbe rivelata assai deludente. Quella azionaria si sarebbe invece apprezzata tra il 145 e il 150%, per cui il ritorno complessivo del portafoglio sarebbe dipeso interamente dalla minuscola fiche ad elevato rischio. L’altro strumento, dal peso decisamente più ingente, avrebbe quasi solo incagliato il capitale e stop.