A chi conviene la guerra in Ucraina e perché potrebbe non finire così presto

Federico Giuliani

25 Luglio 2024 - 06:14

Almeno 81 dei nomi presenti nell’elenco delle 200 persone più ricche della Russia sono economicamente interessati - a livello di business - all’offensiva russa in Ucraina.

A chi conviene la guerra in Ucraina e perché potrebbe non finire così presto

Altro che diplomazia, distensione e negoziati. La guerra in Ucraina muove, più o meno indirettamente, un giro d’affari talmente grande che potrebbe andare avanti ancora a lungo. Magari a bassa intensità, senza raid o attacchi missilistici a tappeto, e in zone periferiche del territorio ucraino, ma con il rumore dei proiettili e delle bombe ancora in sottofondo. Per quale motivo questa ipotesi non dovrebbe essere ignorata?

Basta dare un’occhiata ad alcuni numeri emblematici. Da quando è scoppiato il conflitto i magnati russi hanno ricevuto miliardi di dollari in dividendi grazie alle loro aziende: Bloomberg ha parlato di una “dozzina di imprenditori” - molti dei quali vicini a Vladimir Putin - che ha intascato oltre 1 trilione di rubli (11,3 miliardi di dollari) considerando il 2023 e il primo trimestre del 2024. Eppure loro e le rispettive aziende, pluri sanzionati e sanzionate, avrebbero dovuto alzare bandiera bianca o colare a picco.

Ecco qualche nome. Vagit Alekperov, azionista chiave ed ex presidente del gigante petrolifero Lukoil PJSC, è in cima alla lista con circa 186 miliardi di rubli in dividendi. È sanzionato dal Regno Unito e dall’Australia, ma finora ha evitato le sanzioni degli Stati Uniti e dell’Unione Europea. Alexey Mordashov, di Severstal PJSC, e Vladimir Lisin, di Novolipetsk Steel PJSC, seguono a ruota con 148 miliardi e 121 miliardi di rubli di dividendi. La classifica prosegue con altri nomi più o meno noti: da Gennady Timchenko a Tatyana Litvinenko, che ha ricevuto una quota di PhosAgro PJSC.

La guerra in Ucraina e l’economia russa

Dopo la contrazione registrata nell’anno successivo all’inizio della guerra in Ucraina, l’economia russa si è ripresa in maniera abbastanza rapida. Il motivo principale? Il governo ha speso ingenti somme per espandere l’industria della difesa, proteggere le imprese nazionali dall’impatto delle sanzioni e fornire sostegno alle famiglie.

Il prodotto interno lordo russo è cresciuto del 5,4% nel primo trimestre rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Molti esportatori di materie prime hanno inoltre ripreso a pagare i dividendi dopo aver rimodellato le loro attività e reindirizzato le vendite verso i mercati di Cina, India e altre nazioni del Sud del mondo che non hanno implementato sanzioni per la guerra in Ucraina.

E ancora: molte società controllate dallo Stato come Gazprom Neft PJSC e la più grande banca russa Sberbank PJSC non hanno mai smesso di effettuare pagamenti di dividendi mentre accumulavano profitti record durante la guerra. Il mese scorso gli azionisti di Sberbank hanno approvato un record di 752 miliardi di rubli in dividendi per il 2023.

Le previsioni per il futuro

Un’inchiesta pubblicata un anno fa dal sito web investigativo Proekt ha scoperto che almeno 81 dei nomi presenti nell’elenco delle 200 persone più ricche della Russia (secondo la classifica del 2021 di Forbes) sono economicamente interessati - a livello di business - all’offensiva russa in Ucraina. Le loro aziende forniscono infatti componenti, attrezzature o carburante alle forze armate russe o alle fabbriche di armi.

E in futuro? Secondo Chris Weafer, amministratore delegato di Macro-Advisory Ltd, l’economia russa potrebbe affrontare problemi significativi nella seconda metà dell’anno e nel 2025, il che potrebbe spingere il governo ad aumentare le tasse. Per molti titolari di attività, “è meglio prelevare i soldi ora piuttosto che rischiare di perderli in tasse l’anno prossimo”, ha spiegato Weafer.

Nei giorni scorsi, tra l’altro, Putin ha firmato una legge per aumentare le imposte sul reddito per i ricchi, come parte integrante degli sforzi per aiutare a riempire le casse del governo prosciugate dalla guerra in Ucraina. Gli aumenti delle tasse sono stati presentati a livello nazionale come «riforme sistemiche». Ricordiamo che nel 2023 la Russia ha registrato un deficit di bilancio di circa 3,2 trilioni di rubli (36 miliardi di dollari), pari al due percento del pil.

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