WhatsApp illegale in Gran Bretagna? I timori di Cameron sulla sicurezza

Valentina Pennacchio

15 Gennaio 2015 - 13:05

Dopo l’attentato presso il Charlie Hebdo a Parigi, in Occidente è tornata più che mai l’allerta terrorismo. Il tema della sicurezza diventa prioritario: ecco potrebbe gestirlo Cameron in Gran Bretagna e perché.

WhatsApp illegale in Gran Bretagna? I timori di Cameron sulla sicurezza

La strage di Parigi presso la redazione di Charlie Hebdo, colpita da un attentato terroristico in cui hanno perso la vita 12 persone, ha intensificato la sensibilità dei governi nei confronti del terrorismo, una delle più grandi paure del mondo occidentale.

Ecco perché l’allerta è forte e l’allarmismo è diventato il compagno quotidiano.

In Gran Bretagna David Cameron, già proiettato verso le elezioni del prossimo maggio, in un incontro con i vertici della sicurezza nazionale, ha lanciato un’ipotesi che fa già discutere, scagliandosi contro strumenti come WhatsApp e Snapchat, perché non consentono il controllo ai servizi segreti e

«Possono essere utilizzati dai terroristi».

Quale sarebbe la soluzione del governo britannico allora? Vietarli. Nel caso venisse riletto Cameron non esclude che servizi di messaggistica criptati come WhatsApp potrebbero essere proibiti e considerati illegali in Gran Bretagna, poiché canali di infiltrazione di terroristi.

Infatti le applicazioni criptate non consentono di svolgere la giusta sorveglianza agli addetti alla sicurezza.

«Gli attacchi parigini hanno dimostrato le dimensioni del rischio che abbiamo di fronte e la necessità di poteri forti da assegnare all’intelligence e alle agenzie di sicurezza».

Le affermazioni di Cameron sono forti e potrebbero costargli la rielezione per aver sferrato un attacco così forte al colosso della messaggistica.

Se Cameron andasse dritto per questa strada, potrebbe consentire l’accesso governativo alle app più utilizzate per lo scambio di messaggi, come WhatsApp appunto, ma anche Skype o Facebook.

Insomma o le app come WhatsApp verranno proibite o dovranno «aprire le porte» agli organi autorizzati, ciò vuol dire intensificare le pratiche di monitoraggio della National Security Agency e della General Communication Headquarters (GCHQ), che sfruttano le porte di servizio, cosiddette backdoor, anche in Europa, in software o applicazioni al fine di spiare le conversazioni di milioni di utenti.

Uscire dal mercato o dare le chiavi di accesso al governo, pur tutelando le misure di sicurezza tra utenti? Un’ardua scelta per le aziende interessate, ma cosa cambierebbe in concreto? Lo ha spiegato Stefano Mele dell’Istituto Italiano di Studi Strategici Niccolò Machiavelli:

«Una simile legge servirebbe a costringere il produttore del software a dare accesso con backdoor ad un ente governativo o ad un soggetto legittimato ma non può esservi una modifica strutturale dell’app che valga per il resto del mondo».

WhatsApp resterebbe la stessa, ma Cameron potrebbe avere il diritto di spiare le conversazioni dei cittadini.

Le backdoor avrebbero comunque il forte rischio di rappresentare una breccia per tutti, hacker e criminali informatici compresi, dando inizio all’era dell’insicurezza digitale.

Nel discernere se l’affermazione di Cameron sia una provocazione o un’ipotesi effettivamente praticabile, ci si chiede: a cosa serve controllare i canali di comunicazione dei cittadini britannici se i terroristi sono in tutto il mondo e, allora, si dovrebbero controllare le connessioni con tutti gli altri paesi del globo?

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