Wap billing: la truffa sugli smartphone che «ruba» 5 euro a settimana. Ecco come evitarla o chiedere un rimborso

Vittoria Patanè

1 Maggio 2015 - 10:00

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Avete mai sentito parlare della Wap billing? No? E allora vi conviene leggere attentamente quello che stiamo per scrivere perché potrebbe facilmente capitare anche a voi. La Wap billing non è altro che una truffa molto diffusa sugli smartphone ai danni delle utenti delle principali compagnie telefoniche. Ecco come evitarla e come richiedere un rimborso

Avete mai sentito parlare della Wap billing? No? E allora vi conviene leggere attentamente quello che stiamo per scrivere perché potrebbe facilmente capitare anche a voi.

La Wap billing non è altro che una truffa molto diffusa sugli smartphone ai danni delle utenti delle principali compagnie telefoniche. Incappare in essa è molto semplice, basta navigare su internet col proprio device e trovarsi davanti una pagina contenente un annuncio pubblicitario. Qualche secondo dopo vi arriva un sms che annunca l’attivazione di un abbonamento che voi non avete mai richiesto. Il costo del servizio è pari a circa 5 euro a settimana, ma i primi 5 vengono scalati subito proprio per l’attivazione.

L’Antitrust ha già provveduto a multare operatori come Telecom Italia o H3g proprio per questo motivo con una sanzione pecuniaria pari a 1,7 milioni di euro. Questo però non è servito a fermare il Wap Bulling che continua a proliferare indisturbato e a colpire migliaia di utenti ogni giorno.

Le vittime di questa truffa non sono ancora riuscite a capire cosa «abbiano fatto di sbagliato». Secondo molti, è bastato un semplice clic sulla X che viene comunemente usata per chiudere la pagina. In questo caso invece, è proprio cliccando sulla X che si attiva la trappola. Non esistono contratti, non esistono richieste, tutto avviene senza che l’utente possa farci nulla. Chiunque poi tenti di disdire l’abbonamento, si trova davanti siti fantasma che non consentono di risolvere il problema.

In tutto ciò, sono moltissime le persone che si sono già rivolte al proprio operatore di riferimento ricevendo risposte inefficaci a risolvere il problema.

“Io ho inviato un messaggio dall’area clienti del sito chiedendo il blocco – racconta D.F. in risposta ad un utente disperato su Facebook – e loro mi hanno richiamato. La persona con cui ho parlato mi ha prospettato uno scenario apocalittico di blocco totale di utilissimi servizi di editoria e giochi. Io li sto evitando come la peste. Ho fatto la registrazione vocale di rinuncia a questi servizi e poi ho ricevuto l’sms che avvisava che il blocco sarebbe stato attivo entro 48 ore”.

Questa sembra essere dunque la soluzione: rinunciare ai servizi e richiedere il blocco al proprio operatore. Addirittura alcuni «fortunati» sono anche riusciti ad ottenere un rimborso:

Ah oltre al blocco chiedi il rimborso – invita un altro cliente – Se non lo fa il social care usa la conciliazione. Io ho fatto la seconda conciliazione al Corecom con loro la settimana scorsa. Mi avevano addebitato pagine web a caso. Mi sono fatto restituire tutto e ho chiesto un indennizzo. Per 14 euro di rimborso me ne hanno dati 60”.

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