Wall Street: attenzione alla “bull trap” degli indici statunitensi

Il 2019 è destinato ad essere un “anno zero”: potrebbe confermare l’inizio ufficiale del ciclo ribassista dei mercati finanziari oppure, se l’economia reale saprà recuperare slancio, il nuovo anno rappresenterà una “buy opportunity” da cui ripartire per doppiare (ancora una volta) i precedenti massimi storici

Wall Street: attenzione alla “bull trap” degli indici statunitensi

È stato un anno complicato per l’equity mondiale. Dopo dieci anni di rialzi ininterrotti, i principali listini azionari del globo hanno battuto la fiacca e alcuni hanno repentinamente abbandonato le vette storiche da poco raggiunte per ripiegare su sé stessi e ricoprire le distanze percorse dall’inizio dell’anno.

Siamo di fronte ad una semplice e fisiologica correzione o si tratta dell’inizio del temuto mercato orso? Difficile rispondere ora, forse è ancora presto, in ogni caso però sappiamo che il 2019 sarà un anno zero.

L’anno entrante infatti potrebbe confermare l’inizio ufficiale del ciclo ribassista dei mercati finanziari, che anticiperebbe un possibile scenario recessivo per la prima economia globale, quella degli Stati Uniti d’America.

Al contrario, se l’economia reale saprà recuperare slancio e i mercati seguiranno a ruota, il 2019 sarà una bella e buona “buy opportunity” da cui ripartire per doppiare (ancora una volta) i precedenti massimi storici dello scorso trimestre.

Per il momento, però, meglio rimanere con i piedi ben saldi a terra ed attenersi alla realtà dei fatti. L’S&P 500 si appresta a chiudere il 2018 a circa -15% rispetto ai massimi storici toccati a settembre, così come in Europa il DAX di Francoforte, il peggior indice europeo quest’anno, lascia dietro di sé oltre 20 punti percentuali dai massimi assoluti risalenti a inizio anno. Vediamo cosa dice l’analisi tecnica.

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S&P 500 a rischio bear market: lo dice l’analisi tecnica


L’indice S&P 500 nel 2018; elaborazione Ufficio studi Money.it, fonte: Bloomberg

Gli elementi critici generati sul quadro grafico dell’S&P 500 nel corso del 2018 sono stati cerchiati in rosso. Le quotazioni del basket hanno per prima cosa rotto la media mobile più reattiva, quella a 50 periodi, per poi scendere al di sotto di quella a 200 periodi. Dopo aver mancato per ben due volte il recupero di quota 2.800 punti l’indice americano ha generato un segnale che corrobora i due precedenti: il così detto “death cross”, ossia l’incrocio dall’alto verso il basso delle due medie mobili semplici richiamate in precedenza.

Successivamente le quotazioni dell’S&P 500 hanno violato la trendline rialzista di lunghissimo periodo ottenuta sul grafico giornaliero con i low del marzo 2009 e novembre 2016, ossia i minimi relativi più significativi del mercato toro degli ultimi dieci anni.

Questo segnale ha definitivamente sancito l’inizio di un imponente sell off culminato il 24 dicembre con il collasso a 2.352 punti, il supporto che ha fatto da base per la ripresa di Santo Stefano. Quest’ultimo livello è particolarmente significativo perché cade ad esattamente 20 punti percentuali di distanza dai top assoluti di settembre: in analisi tecnica la percentuale del 20% è il livello-limite che differenzia un ritracciamento da un’inversione.

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