Ecco a voi la vera grande malata d’Europa (e no, non è l’Italia)

Il rischio è che la Spagna, sotto il peso della crisi sanitaria, politica, economia e sociale, si riveli essere la nuova bomba ad orologeria d’Europa.

Ecco a voi la vera grande malata d'Europa (e no, non è l'Italia)

L’OCSE ha lanciato l’allarme qualche giorno fa: la Spagna rischia seriamente di essere il paese a recuperare con maggiore difficoltà dalla crisi pandemica.

Nel secondo trimestre l’economia spagnola ha registrato un calo del 18,5% del PIL, il peggior risultato di tutta l’Unione Europea. Ma quel che preoccupa maggiormente è che le previsioni per il 2020 parlano di un PIL in calo del 14% con un ulteriore aumento di un milione circa di disoccupati.

«Le cause del collasso economico del primo semestre di quest’anno» - spiega a Money.it Rafael Pampillon, economista professore ordinario di economia alla IE Business School di Madrid - «sono da ricercare:
a) nell’impatto della crisi sanitaria e nella gravità delle misure adottate per controllarla,
b) nel successivo insorgere della progressiva riattivazione rispetto ad altri paesi di attività,
c) la minore resilienza del nostro modello di produzione, dato il peso dei settori chiave fortemente colpiti da questo impatto esogeno senza precedenti e come conseguenza di quanto sopra nel forte calo dei consumi, investimenti ed esportazioni
».

Inoltre la Spagna, come spiega ancora il professore, ex consulente della Presidenza del Consiglio, paga la sua storica minore produttività della propria forza lavoro e un tasso di disoccupazione fra i più alti d’Europa.

Ecco perché la Spagna ad agosto è stato il primo Paese a richiedere adesione al fondo europeo Sure per la cassa integrazione per circa 20 miliardi di prestiti. Il rischio che il livello della disoccupazione ad autunno possa degenerare è purtroppo altissimo e il governo cerca di correre ai ripari come può, avanzando anche l’ipotesi di un futuro e possibile aumento delle tasse, già duramente criticato da tutto il mondo produttivo e dalle opposizioni.

Il turismo, vero settore trainante dell’economia iberica, ha registrato un crollo del -97% nei mesi di giugno e luglio rispetto allo scorso anno.

Da sistema economico modello di tutta Europa ora la Spagna deve affrontare una crisi senza precedenti.

Non solo problemi economici: tutti i guai della Spagna

Ma i problemi economici non sono certo gli unici del Paese, che rischia seriamente di diventare la vera prossima potenziale bomba ad orologeria di tutta l’ Unione Europea.

Podemos, infatti, alleato di governo Sánchez alle prese con una pesante accusa di uso improprio di fondi elettorali, sembra intenzionato a rivendicare una sempre maggiore visibilità con richieste e pretese a cui i socialisti non sembrano affatto intenzionati a piegarsi.

Prima fra tutte la richiesta, avanzata ai primi di agosto, di istituire un referendum sulla monarchia spagnola colpita da una scandalo, che ha visto l’ex re Juan Carlos accusato di aver ricevuto una tangente da 100 milioni di euro dall’Arabia Saudita e che per questo ha deciso di andare in esilio volontario dorato negli Emirati Arabi.

A tutto ciò si aggiunge una seconda ondata di pandemia da Covid-19 pesantissima, che ha fatto salire i casi di contagi totali dall’inizio della pandemia a 554.000. Ogni giorno quasi 9.000 nuovi casi nelle ultime due settimane. 1.100 persone in terapia intensiva e una percentuale di 263 casi ogni 100.000 abitanti.

L’unico dato leggermente confortante (si fa per dire) sarebbe quello dei morti sotto i 30.000, ma solo perché secondo molti osservatori questo conteggio è sottostimato al ribasso dal momento che sulla base di nuovi calcoli i decessi potrebbero essere addirittura quasi il doppio di quelli ufficiali.

Secondo Fernando Simon, responsabile del Centro spagnolo per il coordinamento delle emergenze sanitarie, la situazione rischia seriamente di andare presto fuori controllo. A tutto questo si aggiunge la dichiarazione del partito degli indipendentisti catalani di sinistra ERC, che ha annunciato alla fine di agosto di non voler votare la legge finanziaria senza delle assicurazioni sulle rivendicazioni autonomistiche della Catalogna.

Singolare che proprio il voto contrario degli stessi un anno e mezzo fa costò la poltrona di primo ministro allo stesso Sánchez e portò il paese nuovamente alle urne.

Il premier spagnolo per ovviare a questo probabile No ha già cominciato un serrato dialogo con i centristi di Ciudadanos per arrivare a un accordo in Parlamento sulla fondamentale legge di bilancio. Ma sarà difficile pensare a un voto comune fra gli stessi centristi e Podemos, che già ha fatto sentire il suo aperto dissenso a questa ipotesi.
«È assai inverosimile e insensato pensare a un accordo fra il governo e Ciudadanos», ha dichiarato il leader di Podemos Iglesias nei giorni scorsi.

Dal canto suo Vox, il partito di destra che ha conquistato il 12% delle preferenze alle ultime elezioni, ha dichiarato di voler presentare in Parlamento una proposta di legge per mettere fuorilegge qualsiasi formazione politica indipendentista. Una situazione che rischia presto di esplodere, con il pericolo di un vero e proprio corto circuito istituzionale le cui conseguenze sono ancora tutte da decifrare.

«Difficile immaginare quale saranno gli scenari futuri» - specifica Victor ruiz Almiron, politologo ed editorialista del quotidiano ABC - «ma la soluzione più probabile è quella di un accordo con Ciudadanos che Iglesias, ormai indebolito dalle inchieste, dovrà obtorto collo subire. Ma questo accordo, ammesso che venga sancito, potrebbe andare bene per un singolo provvedimento, come appunto la legge finanziaria. Ma è assai difficile pensare che il governo possa continuare a navigare a vista in una situazione generale del paese così difficile».

Per la Spagna si prevede un futuro incertissimo sia sul fronte sanitario che su quello economico e sociale, a cui un governo così debole difficilmente potrà far fronte in maniera efficace.

I soldi del Recovery Fund, essenziali ma non miracolosi

Mai come ora Sánchez è sembrato stanco, irrequieto e incerto nell’affrontare le tante spine che questa terribile primavera-estate del 2020 ha riservato per lui e per il suo Paese. Certamente il premier ha delle indiscutibili colpe nella gestione della pandemia e nelle misure economiche di sostegno per le imprese. Adesso il governo spagnolo confida moltissimo nei fondi del Recovery Fund (circa 140 miliardi di euro), e non è un caso che proprio Sánchez sia stato uno dei migliori alleati di Conte nel rivendicare un piano di aiuti molto corposo durante il Consiglio Europeo del luglio scorso.

Ma anche qui le cose non sono certo semplici sia per i tempi di erogazione dei fondi, che non dovrebbero arrivare prima della primavera prossima, e sia per il modo in cui questi fondi saranno impiegati.

«Le autonomie hanno avuto enormi problemi a spendere i soldi europei. Il più grande fallimento che potremmo avere in un momento in cui l’Europa ci sta contattando è quello di non essere grado di spendere quei soldi. Ci metterebbe in imbarazzo come Paese. La solidarietà tra gli europei in futuro dipenderà da come spenderemo questi soldi. Se li usiamo male o non li spendiamo, diranno che è tutto inutile. È essenziale per il futuro della Spagna, ma anche per il futuro dell’Europa, dimostrare che questo è uno sforzo di tutta l’Europa che serve», ha avvertito pochi giorni fa l’economista e parlamentare europeo Luis Garicano.

Il 31 luglio scorso Pedro Sánchez ha annunciato che proteggerà questi fondi attraverso una non meglio specificata Commissione interministeriale, di cui per ora non si conoscono ulteriori dettagli né sulla composizione né sui poteri attribuiti alla stessa.

È stato anche rivelato che ci sarà un’Unità di monitoraggio dei fondi, ma anche su questo punto per ora si tratta solo di parole che alla Commissione europea certo non basteranno, dal momento che i fondi saranno erogati solo in presenza di piani e progetti ben definiti.

Ecco perché sarà prioritario approvare in fretta la legge finanziaria, anche per dare un segnale forte alla stessa Europa. Sperando che basti per sistemare i conti pubblici, che dopo il Covid rischiano di andare fuori controllo, considerando che il debito è schizzato al record storico del 103% del Pil e, secondo i dati del Banco de España, potrebbe presto arrivare al 120%.

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