Vaccino Sputnik V, perchè ci vorrà ancora tempo per vederlo in Italia

Alessandro Cipolla

29 Marzo 2021 - 10:50

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Tempi lunghi per lo Sputnik V in Italia: Draghi ha escluso accordi unilaterali con la Russia e per l’autorizzazione da parte dell’Ema, se mai arriverà, ci potrebbero volere mesi. Resta anche l’incognita della scarsa capacità produttiva del vaccino da parte di Mosca.

Vaccino Sputnik V, perchè ci vorrà ancora tempo per vederlo in Italia

Quando sarà possibile utilizzare lo Sputnik V anche in Italia? Una domanda questa che al momento appare essere una sciarada, visto che il vaccino anti-Covid made in Russia potrebbe anche non arrivare mai nel nostro Paese.

Nonostante la fuga in avanti della Campania e l’accordo stretto dal Lazio per una sperimentazione sulle varianti, ci hanno pensato il Presidente Mario Draghi e il ministro Roberto Speranza a stoppare ogni velleità delle Regioni.

Aspettiamo che Ema svolga il suo processo autorizzatorio e che Aifa faccia la stessa cosa” ha spiegato Speranza durante la conferenza di venerdì scorso, mentre Draghi ha voluto poi rimarcare come Mosca al momento “non ha ancora presentato domanda formale all’Ema”.

L’Italia non sembrerebbe avere intenzione di scavalcare Bruxelles e stringere un accordo unilaterale con la Russia per il suo vaccino, con i tempi per lo Sputnik V che così potrebbero essere piuttosto lunghi.

Sputnik V in Italia: ci vorrà tempo

L’Unione Europea ha un disperato bisogno di vaccini. AstraZeneca infatti non si sta rivelando affidabile nel rispetto dei patti sulle forniture e Sanofi, il vaccino francese opzionato in gran quantità da Bruxelles, non dovrebbe arrivare prima di settembre.

Se ci mettiamo che anche Johnson & Johnson, su cui Mario Draghi punta molto visto che non necessita di richiamo, ha già paventato possibili ritardi nel secondo trimestre, il rischio di non avere le dosi sperate nei prossimi mesi è molto alto.

Alla porta così da tempo c’è la Russia, ma come certificato anche dalla presenza di Joe Biden all’ultimo Consiglio Europeo, l’UE non appare entusiasta di aprire allo Sputnik V visto che questa mossa potrebbe portare a tensioni geopolitiche con Washington.

Resta il fatto poi che Mosca non avrebbe ancora presentato domanda formale all’Ema per l’approvazione del suo vaccino. Quando lo farà, ci vorrà del tempo prima di un disco verde: se tutto dovesse andare per il meglio, si parla dell’estate.

Senza una richiesta formale il via libera da parte dell’Ema allo Sputnik V, di conseguenza, potrebbe non arrivare mai. L’Italia in maniera unilaterale tramite l’Aifa avrebbe la possibilità di stringere un accordo con i russi, come già fatto da Ungheria e Slovacchia, assumendosi tutte le responsabilità del caso.

I problemi di produzione della Russia

Il nostro Governo non appare così intenzionato a muoversi in maniera autonoma nonostante il pressing di Matteo Salvini. Anche l’accordo siglato dalla Campania, è comunque vincolato dall’approvazione parte dell’Ema e dell’Aifa.

Oltre alle questioni geopolitiche, sul vaccino russo ci sono pure dei dubbi sulla reale quantità di dosi sul mercato. “La presidente della Commissione Europea - ha spiegato Mario Draghi - ha messo in luce come loro possano produrre massimo 55 milioni di dosi, di cui il 40% in Russia e il resto in vari siti internazionali”.

Non è un caso che nelle scorse settimane la Russia ha siglato diversi accordi con aziende comunitarie, anche italiane, per produrre lo Sputnik V nei loro stabilimenti al fine di aumentare così la disponibilità.

Al momento lo Sputnik V è utilizzato in 56 Paesi in tutto il mondo, per ultimo si è aggiunto Antigua e Barbuda, con la rivista scientifica specializzata The Lancet che ha stimato un tasso di efficacia per il vaccino russo del 91,6%.

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