Vaccini Covid, qual è il migliore: differenze tra Pfizer, AstraZeneca e Moderna

Martino Grassi

4 Febbraio 2021 - 12:57

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Quali sono le differenze tra il vaccino Pfizer, AstraZeneca e Moderna? Come funzionano, efficacia e costi.

Vaccini Covid, qual è il migliore: differenze tra Pfizer, AstraZeneca e Moderna

Qual è il miglior vaccino contro il Covid-19? In Italia la campagna di vaccinazione procede spedita, anche se non sono mancati problemi legati ai ritardi nelle consegne delle dosi da parte delle case farmaceutiche.

Alla lista dei vaccini approvati dell’Ema, l’Agenzia Europea del Farmaco, si è aggiunto anche il siero di AstraZeneca dopo una lunga e tormentata trattativa con l’Europa e a partire da lunedì 8 febbraio dovrebbero arrivare in Italia le prime dosi prodotte nel Regno Unito.

Per quanto riguarda le somministrazioni si dovrebbe concludere a breve la vaccinazione delle persone a rischio e del personale sanitario, e da metà febbraio dovrebbe partire anche la vaccinazione degli over 80. Tuttavia, data la raccomandazione di somministrare il vaccino di AstraZeneca solamente alle persone under 55, senza patologie, il governo è al lavoro per rielaborare il piano vaccini, includendo anche le categorie giovani maggiormente esposte, quali insegnanti, forze armate e di polizia, detenuti e personale delle carceri. Ma quali sono le differenze tra i vaccini di Pfizer, AstaZeneca e Moderna?

Vaccino: differenze tra Pfizer e AstraZeneca

I vaccini Pfizer, AstraZeneca e Moderna sono quelli che sono già stati approvato per l’uso in Europa e che presentano i migliori risultati al momento, ma quanto sono efficaci?

Il vaccino di Pfizer

Il vaccino prodotto da Pfizer ha dimostrato di avere un’efficacia pari al 95% contro la Covid-19, a partire dal ventottesimo giorno dopo la prima somministrazione, una percentuale superiore rispetto a tutti gli altri candidati. I test sono stati condotti su un totale di su 43.500 persone in sei Paesi e sono stati raggiunti i traguardi sulla sicurezza richiesti dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense per l’autorizzazione all’uso di emergenza (EUA).

Anche i risultati sull’efficacia di Moderna hanno raggiunto una cifra simile: dai dati preliminari di fase 3, condotti su 30.000 partecipanti arruolati in 100 centri di ricerca clinica negli Stati Uniti è emerso che il vaccino funziona nel 94,5% dei casi.

Il vaccino di Pfizer, proprio come quello di Moderna, sfrutta la tecnologia dell’mRna messaggero. In sostanza con l’iniezione del vaccino vengono introdotte nel nostro organismo delle informazioni generiche, sotto forma di RNA appunto, che attivano i ribosomi, dei particolari organismi adibiti alla lettura delle informazioni genetiche, per la produzione della proteina spike del coronavirus. Questa proteina attiva poi un risposta immunitaria che permette al corpo di produrre gli anticorpi in grado di bloccare l’infezione nel caso in cui dovessimo entrare a contatto con il virus.

Il vaccino di Pfizer richiede una doppia somministrazione, in genere intramuscolare nella parte superiore del braccio, a distanza di almeno 21 giorni l’una dall’altra e può essere somministrato alle persone di età pari o superiore a 16 anni.

Il vaccino di AstraZeneca

Il vaccino di AstraZeneca, recentemente approvato anche dall’Ema ha dimostrato di avere un’efficacia del 70,3%, tuttavia non sono ancora disponibili dei dati certo per le persone con più di 55 anni di età, proprio per questo motivo al momento l’agenzia italiana dal farmaco “raccomanda l’utilizzo preferenziale” di questo antidoto sui soggetti di età inferiore ai 55 anni. Al momento l’Ema ha approvato la somministrazione del vaccino di AstraZeneca solamente per le persone di età superiore ai 18 anni, e ne sconsiglia la somministrazione ai soggetti anziani, proprio per questo motivo il governo è al lavoro per rimodulare il piano vaccini, iniziando ad includere anche soggetti più giovani a cui destinare le fiale di AstraZeneca.

AstraZeneca, diversamente da Pfizer e Moderna, ha optato per un’altra tipologia di vaccino, quella tradizionale. Il metodo classico dei vaccini prevede infatti l’iniezione diretta della proteina spike del coronavirus. Si tratta del cosiddetto vaccino vettore virale che utilizza una versione indebolita di un virus che è stato geneticamente modificato e che quindi non è in grado di infettare l’uomo. Questo vaccino può essere conservato a normali temperature di frigorifero (2-8 gradi). Anche per il vaccino di AstraZeneca sono necessarie due dosi a distanza di 4-12 settimane l’una dall’altra.

Temperature di conservazione

Un’altra questione di fondamentale importanza per la distribuzione, soprattutto a livello logistico, è la temperatura e la durata di conservazione delle varie soluzioni. Come ormai è noto infatti, il vaccino di Pfizer richiede di essere conservato ad una temperatura di -70 gradi. Solo negli ultimi giorni, prima dell’iniezione, l’antidoto di Pfizer può essere conservato in normali frigoriferi, per un massimo di 5 giorni.

I vaccini di Moderna e AstraZeneca invece possono essere conservati a temperature più accessibili, che si aggirano dai - 2°C agli 8°C.

Quando arrivano gli altri vaccini

La prima fornitura di vaccini è arrivata lo scorso 27 dicembre. Dopo un periodo in cui tutto sembrava procedere per il meglio le case farmaceutiche hanno iniziato ad annunciare dei ritardi nell’approvvigionamento, mettendo a rischio la campagna vaccinale.

Ad oggi in Italia sono arrivate 2.390.985 dosi di vaccino, un numero che dovrebbe salire a 2.405.430 dosi entro il 22 febbraio. Il numero complessivo sarà composto da circa 1,7 milioni di Pfizer, mentre le restanti 650.000 circa di Moderna. A partire dal lunedì 8 febbraio dovrebbero arrivare anche le prime dosi di AstraZeneca. L’obiettivo che il governo si è prefissato è quello di somministrare 2 milioni di dosi a febbraio, 4 milioni a marzo e 8 milioni ad aprile, per un totale di 14 milioni di dosi in un trimestre.

Quanto costano i diversi vaccini

Anche sul prezzo dei vaccini ci sono delle notevoli differenze. Va precisato che il Governo ha già annunciato che la vaccinazione per i cittadini sarà completa gratuita, e sarà proprio lo Stato a farsi carico delle spese per l’immunizzazione.

Al momento la soluzione più economica è quella di AstaZeneca, che ha stimato un costo di soli 1.78€ per ogni dose, mentre il vaccino di Pfizer avrà un costo di circa 12€, infine quello di Moderna raggiungerà circa i 15€, per il momento il più costoso.

Qual è il vaccino migliore contro il Covid

Sebbene sia difficile stabilire con assoluta certezza quale sia il vaccino migliore è possibile propendere maggiormente verso quello di Pfizer. Il candidato prodotto da Pfizer infatti è quello che mostra una maggiore efficacia rispetto a tutti gli altri, sebbene di pochi punti percentuali, e inoltre può essere somministrato ad una platea maggiore di persone. L’unico aspetto negativo di questo siero è la sua conservazione che richiede delle temperature estremamente basse.

Il vaccino di AstraZeneca invece ha un’efficacia minore e al momento è raccomandato solamente per alcune categorie di persone, ma la sua conservazione è molto più semplice e agevole rispetto a quello di Pfizer.

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