Usura negli interessi di mora: la maggiorazione del 2,1% va in “pensione”

Analizziamo la normativa afferente l’usura relativa alla rilevazione degli interessi di mora, riportando alcune considerazioni in merito alle ultime novità.

In data 21.12.2017, il MEF ha pubblicato il nuovo c.d. “decreto tassi” nel quale si riportano, con riferimento alla rilevazione usuraria degli interessi di mora, importanti novità.
In particolare, all’ art. 3 co. 5, si legge che “...Secondo l’ultima rilevazione statistica condotta dalla Banca d’Italia d’intesa con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, i tassi di mora pattuiti presentano, rispetto ai tassi percentuali corrispettivi, una maggiorazione pari a 1,9 punti percentuali per i mutui ipotecari di durata ultra quinquennale, a 4,1 punti percentuali per le operazioni di leasing e a 3,1 punti percentuali per il complesso degli altri prestiti...”.

Ebbene, tale previsione risulta decisamente innovativa, considerando che l’ultima rilevazione della maggiorazione afferente la mora, veniva effettuata da Banca d’Italia nel lontano 2003.

Nel prosieguo della trattazione, si effettuerà un breve excursus sulla normativa afferente l’usura relativa alla rilevazione degli interessi di mora, ed alcune considerazioni in merito alla novità appena descritta.

Usura negli interessi di mora: come siamo arrivati all’odierna normativa?

La Legge 108/96, all’ art. 1, prevede di considerare, ai fini dell’individuazione del tasso usurario, “...le commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito...”.
All’art. 2 si legge che “Il Ministro del tesoro, sentiti la Banca d’Italia e l’Ufficio italiano dei cambi, rileva il tasso effettivo globale medio...”.
Tale tasso medio, secondo l’art. 2 co. 4 della L. 108 /96, deve essere aumentato del 50%, ai fini dell’individuazione della soglia di usura (Oggi il tasso medio è aumentato di 1⁄4 + 4 punti percentuali). Quindi, tale soglia, viene confrontata con i tassi applicati alla clientela (c.d. “TEG”). Se il TEG risulta superiore al tasso soglia, allora, secondo la normativa, sono stati applicati tassi usurari.

Successivamente la Banca d’Italia, a partire dal 21.8.1999, pubblicava delle “istruzioni per la rilevazione del tasso effettivo globale medio ai sensi della legge sull’usura” nelle quali si determinavano le modalità di calcolo dei tassi medi e di conseguenza dei c.d. “ TEG”.

Relativamente agli interessi di mora, al punto C.4 delle Istruzioni di Banca d’Italia, si legge che “...gli interessi di mora e gli oneri assimilabili contrattualmente previsti per il caso di un inadempimento di un obbligo...”, sono esclusi dal calcolo del TEG.

Questo non significa che gli interessi di mora non devono essere considerati ai fini della normativa sull’usura, ma esclusivamente che le soglie, riportate nei decreti ministeriali trimestrali, non tengono conto di tali oneri.
A ribadire questo concetto sono intervenute numerose sentenze, in particolare, in data 2 aprile 2000, la Cassazione Civile sez. I, con la sentenza n. 5286, stabiliva espressamente che “...L’usurarietà del superamento del “tasso soglia” di cui alla l. 7 marzo 1996 n. 108 vale anche per le clausole concernenti gli interessi moratori...”.

Qualche anno dopo, sempre a tale proposito, la Corte Costituzionale, con la Sentenza n. 29 del 25.2.2002, sia pure in un passaggio incidentale della motivazione, rilevava che “...va in ogni caso osservato – ed il rilievo appare in se decisivo – che il riferimento contenuto all’art. 1, 1° comma, del decreto – legge n. 394 del 2000 agli interessi “a qualunque titolo convenuti” rende plausibile – senza necessità di specifica motivazione – l’assunto, del resto fatto propri anche dal giudice di legittimità, secondo cui il tasso soglia riguarderebbe anche gli interessi moratori”.

In data 4 aprile 2003, la Cassazione Civile sez. III con sentenza n. 5324, stabiliva come “...in tema di contratto di mutuo l’art. 1 della legge 108 del 1996, che prevede la fissazione di un tasso soglia al di là del quale gli interessi pattuiti debbono essere considerati usurari, riguarda sia gli interessi corrispettivi che moratori...”.

Successivamente, la Sentenza 350/13 del 14.12.2012 della Corte di Cassazione – I Sez. Civile, riteneva rilevante, ai fini delle verifiche sull’usurarietà o meno dei rapporti finanziari, anche gli interessi di mora. In tale pronuncia si legge infatti che “...si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, quindi anche a titolo di interessi moratori...il riferimento, contenuto nel D.L. n. 394 del 2000, art. 1, comma 1, agli interessi a qualunque titolo convenuti rende plausibile - senza necessità di specifica motivazione - l’assunto, del resto fatto proprio anche dal giudice di legittimità, secondo cui il tasso soglia riguarderebbe anche gli interessi moratori".

Infine, sempre riguardo alla considerazione della mora ai fini delle rilevazioni del TEG, si sottolinea come in data 3.7.2013, la Banca d’Italia pubblicasse i “chiarimenti in materia di applicazione della legge antiusura”, dove si legge che “...gli interessi di mora sono esclusi dal calcolo del TEG...” e successivamente che “...anche gli interessi di mora sono soggetti alla normativa anti-usura...”. A tale proposito, al fine di evitare il rischio che possano essere confrontati, nei casi specifici, “...tassi disomogenei...la Banca d’Italia adotta, nei suoi controlli sulle procedure degli intermediari, il criterio in base al quale i TEG medi pubblicati sono aumentati di 2,1 punti percentuali...”, richiamando quanto previsto dai D.M. del MEF datati 25.3.2003 e 30.6.2003 dove, all’art. 3 co. 4, si legge che “L’indagine statistica condotta a fini conoscitivi dalla Banca d’Italia e dall’Ufficio italiano dei cambi ha rilevato che, con riferimento al complesso delle operazioni facenti capo al campione di intermediari considerato, la maggiorazione stabilita contrattualmente per i casi di ritardato pagamento è mediamente pari a 2,1 punti percentuali...”.

Appare opportuno evidenziare come né le sentenze riportate né i provvedimenti di Banca d’Italia e del MEF forniscano delle chiare indicazioni pratiche su come considerare gli interessi di mora all’interno della formula di calcolo del TEG. Tale situazione crea notevole confusione e l’utilizzo di metodologie estremamente eterogenee da parte dei tecnici.

Conclusioni e parere personale

Numerose sono state le critiche rivolte alla rilevazione della maggiorazione afferente la mora riportata nei D.M. del marzo e giugno 2003. In particolare, molti hanno sostenuto che tale media fosse basata su dati provenienti da fonti non specificate. Inoltre i critici non ritenevano corretto l’aumento del 2,1% del tasso medio, previsto per la rilevazione degli interessi usurari, in quanto tale maggiorazione veniva prevista unicamente nei D.M. del marzo e giugno 2003, non effettuandosi alcuna misurazione nei successivi 14 anni (2003 – 2017).

A proposito delle nuove maggiorazioni, relative agli interessi di mora e riportate nel D.M. del 21.12.2017, si riscontra sicuramente una razionalizzazione dei criteri afferenti la materia. I tassi infatti vengono differenziati a seconda del tipo di operazione. Si ricorda, a tale proposito, come la precedente rilevazione prevedesse un’unica maggiorazione per tutti i tipi di operazione finanziaria.

Si riscontra però anche un generale aumento dei tassi. Mentre infatti da un lato diminuisce (di poco) la percentuale relativa ai soli “mutui ipotecari” ( da 2,1% a 1,9%), dall’altro lato aumentano le aliquote previste per i “leasing” ed i c.d. “ altri prestiti” (dal 2,1% a rispettivamente il3,1% ed il 4,1%).

Appare evidente come tale aumento generalizzato permetterà ai prestatori di credito di applicare tassi di mora più elevati.

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