Urbano Cairo è l’imprenditore dell’anno 2016, Bollorè arriva secondo

Urbano Cairo è il più votato per il premio dell’imprenditore dell’anno 2016 in un sondaggio di Milano Finanza. Il finanziere bretone Vincent Bollorè arriva secondo.

Urbano Cairo è l'imprenditore dell'anno 2016, Bollorè arriva secondo

Urbano Cairo vince anche questa volta. Il popolare manager ha battuto la concorrenza di altri 60 grossi nomi del mondo degli affari, risultando il più votato nel sondaggio lanciato da Milano Finanza su chi fosse l’imprenditore dell’anno 2016.

In questa speciale classifica Urbano Cairo ha battuto niente di meno che Vincent Bollorè, il finanziere bretone numero uno di Vivendi che, dopo aver messo le mani sul 24,9% di Telecom, ora sta tentando la scalata a Mediaset. Un riconoscimento questo che va a fare il paio per l’imprenditore milanese a quello simile ricevuto a novembre da “Affari&Finanza”.

In particolare è stata l’Opas sferrata ad aprile per il controllo di Rcs a risultare come l’operazione più significativa del 2016, superando nelle scelte dei votanti la fusione tra Bpm e Banco Popolare e il salvataggio da parte del Fondo Atlante alle banche Popolare di Vicenza e Veneto Banca.

Un riconoscimento questo che Cairo ha commentato dividendo il suo 2016 in tre fasi:

“La prima sono stati i mesi in cui abbiamo concepito l’operazione Rcs. La seconda fase, tra aprile e luglio, in cui ci siamo confrontati con l’Opa rivale in un confronto molto serrato e non con i favori del pronostico".

"Infine l’ultima parte dell’anno da agosto in poi, in cui ho avuto modo di conoscere una grande realtà, con i suoi 3.500 dipendenti, di cui 1.200 all’estero”.

Urbano Cairo: un piccolo impero da La7 a Rcs

Legenda vuole che Urbano Cairo riuscì ad ottenere, nel lontano 1981, un colloquio di lavoro con Silvio Berlusconi riuscendo ad eludere il ferreo controllo delle segretarie. Fatto sta che il Cavaliere, folgorato da l’intraprendenza del giovane, lo assunse subito come assistente personale ma, un anno dopo, Cairo era già il responsabile delle acquisizioni di Italia1.

In Fininvest la carriera è rapida ma, dopo il coinvolgimento nel 1995 di Cairo nelle indagini di Mani Pulite, arriva la separazione a seguito del patteggiamento a 19 mesi di reclusione, reato dopo cinque anni dichiarato estinto con la conseguente piena riabilitazione.

Urbano Cairo decide così di mettersi in proprio, fondando prima la Cairo Pubblicità e poi la Cairo Editore, con il gruppo Cairo Communication che nel 2000 viene quotato in Borsa. Prende così il via un’ascesa quasi irrefrenabile, che ha portato l’imprenditore prima a mettere le mani su La7, acquistata a marzo 2013 da Telecom, e poi questa estate su Rcs.

Il record imprenditoriale di Urbano Cairo

Urbano Cairo può essere definito una sorta di re Mida della finanza italiana. La sua Cairo Communication infatti dal 2000 non ha mai presentato un bilancio in perdita, facendo al contrario registrare utili per 250 milioni in un settore che da anni versa in uno stato di grande crisi.

Così come avvenuto con la casa editrice Giorgio Mondadori, anche dopo il suo arrivo a La7 è riuscito ad invertire un trend negativo che ormai sembrava irreversibile per l’azienda, abbattendo le perdite croniche e stabilizzando gli introiti pubblicitari.

Ora la nuova sfida con Rcs, gruppo di grande prestigio ma dai conti perennemente in rosso, che però non sembra spaventare uno come Urbano Cairo da sempre abituato alle grandi sfide, riuscendo col suo Torino a far soldi anche in un settore molto pericoloso, imprenditorialmente parlando, come il calcio.

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