Ucraina, allarme migranti: più di un milione possono lasciare il Paese

Chiara Esposito

14 Febbraio 2022 - 20:38

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Dubbi sulla capacità dell’Ue di gestire i flussi migratori verso la Polonia. L’Italia invece non ha ancora capito come muoversi.

Ucraina, allarme migranti: più di un milione possono lasciare il Paese

La possibile escalation delle tensioni fra Russia e Ucraina non ha solo costi economici e diplomatici: la vera catastrofe sarebbe umanitaria.

I destini di decine di migliaia di persone si decideranno nelle prossime ore e l’Europa si dice pronta a valutare le misure di assistenza da disporre per l’accoglienza dei rifugiati.

Le rotte degli eventuali migranti sono pressoché già tracciate e l’osservato speciale in questo caso è la Polonia. I suoi precedenti non sono rassicuranti e ci si chiedere quali alternative avrebbero le famiglie costrette a lasciare tutto per fuggire dal conflitto.

L’Italia in particolare quanto risentirebbe dell’eventuale scoppio di una vera e propria guerra tra Kiev e Mosca?

Quanto è reale l’apprensione dell’Ue?

In Ue si lavora su più fronti per rispondere ad un’eventuale escalation della situazione in Ucraina. Pur rimanendo pienamente focalizzati nella ricerca di «una soluzione diplomatica» non si possono ignorare le esigenze umanitarie dei possibili rifugiati.

Una portavoce della Commissione europea ha cercato di fare il punto della situazione:

«La seconda traccia del nostro lavoro, oltre al lavoro sulle sanzioni economiche e finanziarie che introdurremo rapidamente nei confronti della Russia, è quello di essere pronti in senso ampio se la situazione dovesse inasprirsi».

Un alto funzionario dell’Ue ha poi dettagliato la prospettiva delle migrazioni dall’Ucraina parlando di un piano ad hoc per aiutare i Paesi di primo arrivo:

«Stiamo lavorando per un supporto dell’Unione ai confini con l’Ucraina e sto esortando tutti affinché ci sia solidarietà da parte dei Paesi membri».

Il problema però è che tra questi «Paesi di primo arrivo» si trova la Polonia, già teatro di una pessima gestione della crisi bielorussa; Varsavia chiuse i confini ai flussi in arrivo da Minsk in modo piuttosto brutale.

Stavolta «la situazione è differente, lì c’è stato un attacco ibrido. Qui si tratterebbe di una crisi con persone in fuga per salvare le proprie vite».

Gli osservatori, tuttavia, dubitano a ragion veduta che la Polonia possa davvero fare qualcosa di concreto. Ad oggi i posti per ospitare i rifugiati non sono più di 2.000 mentre la Guardia di Frontiera conta poco più di 2.300 posti ci cui però solo 800 sono attualmente disponibili. L’esperienza su questi temi poi è scarsa e mal consolidata tanto che anche l’ex-ambasciatore polacco in Ucraina Jan Piekło ha espresso le proprie riserve e ha esplicitamente detto che il Paese avrà bisogno di grande aiuto.

In ultima analisi, se questo aiuto non dovesse arrivare, si riveleranno tristemente vere le affermazioni del capo del Forum polacco sull’immigrazione Agnieszka Kosowicz:

“Dire che la Polonia aiuterà un milione di persone a fuggire dalla guerra è semplicemente irresponsabile”.

Cosa dobbiamo aspettarci in Italia

Non sono previste fughe di massa verso l’Italia; dobbiamo aspettarci piuttosto alcuni arrivi da parte delle famiglie che già hanno residenza parziale nel nostro paese o, come nella maggior parte dei casi, arrivi da parte di donne e uomini che cercano riparo finché le acque non saranno più calme ricongiungendosi con parenti e familiari stretti che già abitano nella nostra penisola da diverso tempo.

Per una fotografia più realistica del quadro che si prospetta davanti ai nostri occhi possiamo ad esempio far fede alle testimonianze raccolte dai giornalisti di Repubblica.

I microfoni di RepubblicaTV in questi ultimi giorni hanno infatti raggiunto l’aeroporto di Roma Fiumicino e numerose sono state le interviste alle donne provenienti da Kiev. Dalle loro dichiarazioni è emersa non solo la comprensibile paura per i destini dei loro cari che non possono raggiungerle in volo, ma anche l’amara consapevolezza che molti giovani, tra cui i loro stessi figli a volte, preferiscono restare in patria e combattere se necessario. Molti non voglio scappare.

Sul fronte bellico vero e proprio infatti è ancora tutto in via di definizione, soprattutto quando si parla di eventuali contributi da parte di truppe nostrane.

Secondo quanto riportato da AGI, il ministro della Difesa Lorenzo Guerini venerdì 11 febbraio, nel corso durante un incontro bilaterale a Riga, ha lasciato aperta la porta per una possibile discesa in campo in extremis. Parlando dell’impegno italiano in questo scenario di conflitto si è rivolto all’omologo lettone Artis Pabriks in questi termini:

«Eventuali scelte di ulteriori adattamenti di postura verranno, come sempre, prese insieme agli Alleati. La ministeriale Nato della prossima settimana sarà pertanto molto importante in quest’ottica».

L’appuntamento al quale fa riferimento è la ministeriale che riunisce tutti i ministri della Difesa dei Paesi aderenti al Patto Atlantico, appuntamento che è in programma per mercoledì 16 e giovedì 17 febbraio.

La riunione si svolgerà a Bruxelles e forse solo e soltanto in questa sede, anche a seguito degli ultimi incontri decisivi tra i leader nazionali e i vari corpi diplomatici, potremo avere delle informazioni più chiare ed attendibili sul destino dei nostri soldati.

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