Il tentativo di accordo degli Stati Uniti per evitare uno schiacciante default del debito è, al massimo, un leggero sollievo per l’economia statunitense che si trova, nella prima metà dell’anno, in una fase di stallo. Ancora non si vedono segni concreti di realistica ripresa.
Il piano da 2.400 miliardi dollari in tagli della spesa distribuiti su un decennio, se sostenuto dai parlamentari, dovrebbe aiutare a sollevare alcune delle incertezza che hanno pesato su investitori, imprese e consumatori, sconvolti dalle voci circa la possibilità di un nuovo e profondo crollo finanziario degli Stati Uniti.
Eppure, ancora, non è stata del tutto scansata la minaccia che il rating AAA della nazione possa essere declassato, una mossa che solleverebbe oneri finanziari su tutta la linea. Inoltre la prospettiva di ulteriori tagli smorzerà presto ogni euforia.
Secondo molti analisti, la prospettiva di tagli alla spesa è l’ultima cosa di cui l’economia statunitense ha bisogno in questo momento.
Gli economisti sono rimasti turbati dai dati diffusi Venerdì, che hanno mostrato che l’economia americana è cresciuta solo dello 0,4 per cento nei primi tre mesi di quest’anno - pericolosamente vicina alla contrazione -.
Sullo sfondo della debole ripresa economica, i partiti politici divisi nel Congresso degli Stati Uniti sembrano aver concordato su un elemento, nelle prime fasi del loro controversia su come aumentare il massimale debito degli Stati Uniti: la misura dei tagli alla spesa per ridurre il deficit dovrebbe essere introdotta lentamente. Sarà dunque adottata progressivamente a partire dal 2013.
Il presidente Barack Obama ha detto Domenica ai giornalisti che i tagli discrezionali iniziali, che dovrebbero essere di circa 917 miliardi di dollari, «non avverranno così bruscamente, in quanto sarebbero un ulteriore onere per un’economia già fragile.»
Ma il grosso del pacchetto di austerità è ancora da definire.
I 1500 miliardi di dollari di risparmi previsti, saranno decisi da una commissione bipartisan del Congresso, lasciando senza risposta la questione se gli Stati Uniti hanno la volontà politica di domare il carico crescente di debito del paese una volta per tutte.
Troy Davig, economista americano di Barclays Capital, ha stimato che l’operazione dovrebbe prevedere tagli per “soli” $ 25-30 miliardi alla spesa pubblica nel primo anno, cosa che potrebbe ridurre di circa un decimo di punto percentuale l’espansione della crescita economica.
Tagli di spesa più ripidi e veloci potrebbero infliggere un colpo da KO a un’economia che barcolla tra prezzi elevati dei carburanti, intemperie e catastrofi climatiche, un mercato immobiliare depresso, oltre a un mercato del lavoro che mostra pochi segni di ripresa.