La Tunisia diventa una Repubblica Presidenziale (e somiglia sempre più a una dittatura)

Andrea Pastore

25/09/2021

25/09/2021 - 18:26

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Saïed ha varato un decreto presidenziale con cui ha intenzione di trasformare la Tunisia in una Repubblica Presidenziale, è in atto un golpe silenzioso?

La Tunisia diventa una Repubblica Presidenziale (e somiglia sempre più a una dittatura)

L’attuale Presidente della Repubblica tunisina, Kaïs Saïed, continua con l’operazione di centralizzazione del potere nella sua figura che somiglia a un golpe silenzioso.

Dopo aver congelato il Parlamento, licenziato il governo ed esautorato la mai nominata Corte costituzionale, Saïed ha varato un decreto presidenziale con cui ha intenzione di trasformare la Tunisia in una Repubblica Presidenziale al posto dell’attuale forma ibrida che possiamo definire come semipresidenziale.

Non è un caso che la forma di governo della Tunisia sia di questo tipo: la scelta dell’impostazione istituzionale è un chiaro lascito dell’esperienza coloniale francese, che infatti è una Repubblica semipresidenziale.

Ritornando a quello che sta succedendo in questi mesi nel Paese dei gelsomini, è utile fare qualche passo indietro, precisamente al 25 luglio 2021.

La festa della Repubblica tunisina e le prime manifestazioni di piazza

Tutto ha inizio durante una domenica di luglio, ossia il 25 luglio 2021, giorno dell’anniversario della Repubblica tunisina proclamata il 1957. Quella domenica d’estate è stata segnata da grandi mobilitazioni sfociate in manifestazioni di piazza che chiedevano a gran voce un cambio di sistema: la crisi economica post Primavere Arabe, la corruzione del potere tunisino, le pressioni degli organismi sovranazionali come l’Fmi per la riscossione dei debiti contratti da Tunisi sono fenomeni che, sommati alla crisi sanitaria da coronavirus, hanno amplificato il malcontento e messo in risalto le contraddizioni finora latenti.

La scelte di Saïed

Dopo i sommovimenti sociali, Saïed, il 26 luglio 2021, ha fatto ricorso all’articolo 80 della Costituzione che prevede, in caso di eventi particolarmente minacciosi per la sicurezza dello Stato, la possibilità di predisporre di tutte le misure necessarie per riportare la situazione alla normalità; tali misure devono essere attuate dopo la consultazione con il Primo Ministro e lo speaker del Parlamento, nonché comunicate alla Corte costituzionale (di fatto inesistente).

In merito al Primo Ministro - Hichem Mechichi - non ci sono state più notizie visto che è risultato immediatamente irraggiungibile. C’è chi sostiene che sia stato arrestato. Sul versante della consultazione con il Presidente del Parlamento invece, figura incarnata in Rashid Gannushi, attuale leader del partito islamista moderato Ennhada a cui - nonostante sia una forza politica che compone la maggioranza di governo - non è mai andata a genio la leadership tecnocratica di Mechichi, abbiamo qualche dubbio che essa si sia svolta tramite procedure formalmente corrette.

Le scelte più clamorose attuate da Saïed sono state il congelamento dei lavori parlamentari, la liquidazione del governo e la creazione di un comitato di esperti che ha preso il posto dell’inesistente Corte costituzionale. Saïed, nel messaggio alla nazione, ha affermato che tutto si sarebbe risolto nel giro di un mese, come prevede anche la Costituzione. Tuttavia, passati quasi 3 mesi, sembra che il Presidente non abbia intenzione di ristabilire le procedure costituzionali nell’embrionale democrazia tunisina.

Il retroscena politico

Una delle motivazioni che avrebbe portato Saïed alla decisione di centralizzare il potere nelle sue mani si suppone sia stata la richiesta di un “governo politico” - guidato dallo stesso Mechichi, ma con un rimpasto dei ministri di governo - da parte di Ennhada, il partito islamista moderato che detiene la maggioranza dei seggi dell’Assemblea dei Rappresentanti del popolo.

Il governo di Mechichi, formato da ex-dirigenti, esperti, dirigenti accademici era stato scelto per mitigare le tensioni politiche tunisine, ma, da come è andata a finire la questione, sembra che esso abbia contribuito a generare delle fratture.

In particolare, il presidente Kais Saied si è rifiutato di accogliere nel proprio palazzo presidenziale 11 dei nuovi ministri scelti da Mechichi nel quadro di un rimpasto di governo. Dal 26 gennaio, questi hanno aspettato di prestare giuramento dopo che Saied, oltre ad aver definito il rimpasto “incostituzionale” da un punto di vista procedurale, si è opposto alla nomina di quattro tra i ministri scelti, in quanto accusati di corruzione o al centro di un conflitto di interessi. Non da ultimo, il presidente si è altresì rifiutato di firmare un progetto di legge per la formazione di una Corte Costituzionale, sebbene già approvato in Parlamento in due sessioni consecutive.

Insomma, la scelta di Saïed dà la sensazione di essere stata attuata in un’ottica di mantenimento del potere da parte del Capo dello Stato.

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# Golpe

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