Titoli di Stato: ecco perchè dal 2013 i Btp sono meno sicuri

Marta Panicucci

15/04/2013

15/04/2013 - 19:01

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Per effetto del decreto 96717 del Ministero dell’Economia e delle Finanze a partire dal 2013 i risparmiatori italiani che decideranno di investire in titoli di stato italiani potrebbero essere soggetti a una decurtazione di capitale, analogamente a quel che è accaduto in Grecia.

Questo decreto del MEF che riguarda in particolare i titoli di stato con durata superiore ad un anno, riprende una norma del Trattato di Istituzione del Meccanismo Europeo di Stabilità, approvato e sottoscritto dai paesi dell’Eurozona. Secondo il decreto, i titoli di stato emessi a partire da gennaio 2013 saranno soggetti a delle clausole particolari, le cosiddette Cac, ovvero le clausole di azione collettiva.

Cosa sono le Clausole di azione collettiva

Queste clausole permetteranno agli Stati di ricontrattare interessi e scadenze dei titoli di stato o proporre-imporre agli investitori lo scambio con strumenti finanziari differenti.

L’obbligo di inserire la Cac deriva dall’entrata in funzione, dal primo gennaio del 2013, del Fondo salva stati europei permanente, e finora è stata utilizzata retroattivamente nella ristrutturazione del debito pubblico greco.

In sostanza, queste clausole prevedono che condizioni e termini dei titoli di stato emessi dal 2013 possano essere modificati tramite un accordo tra lo Stato italiano, emittente dei titoli di stato, e una certa percentuale di investitori. Le percentuali previste per rendere valide le modifiche richieste dall’emittente variano a seconda dei casi, ma la cosa certa è che se le modifiche sono votate dalla percentuale di investitori richiesta saranno valide per tutti.

Il decreto legge a questo proposito recita:

«Una risoluzione debitamente approvata in un’assemblea dei possessori dei Titoli convocata e svoltasi in ottemperanza con le presenti previsioni, ed una risoluzione scritta debitamente firmata dalla maggioranza richiesta dei possessori dei Titoli, saranno vincolanti per tutti i possessori dei Titoli, siano essi presenti o meno all’assemblea, abbiano essi votato a favore o contro la risoluzione assembleare o firmato la risoluzione scritta.»

Di seguito la modifiche più rilevanti a cui potrebbero essere sottoposti i titoli di stato:

  • Cambio della data in cui ogni ammontare è pagabile in relazione ai Titoli. Il cambiamento della data vale sia per il pagamento della cedole che per i rimborsi di capitale.
  • Riduzione di qualsiasi ammontare pagabile in relazione ai Titoli, quindi sia capitale investito che cedole.
  • Cambio del metodo utilizzato per calcolare qualsiasi ammontare pagabile in relazione ai Titoli.
  • Riduzione del prezzo di rimborso dei Titoli.
  • Cambio della valuta o del luogo di pagamento di qualsiasi ammontare pagabile in relazione ai Titoli.
  • Imposizione di qualsiasi condizione o altrimenti la modifica degli obblighi di pagamento dell’Emittente in relazione ai Titoli.
  • Modifica dell’ordine di preferenza o della seniority dei Titoli, ovvero l’ordine di preferenza con il quale il titoli viene rimborsato a certi creditori prima che altri.

Percentuali di accordo necessarie

Come abbiamo già detto, al momento che le modifiche dei titoli di stato sono state approvate da una certa percentuale di detentori, queste ricadono anche su tutti gli altri, compresi coloro che hanno votato contro o non hanno partecipato alla votazione. A questo proposito il decreto del MEF comunica che le modifiche a termini e condizioni dei titoli di stato sono attuate in presenza di:

  • voto favorevole dei possessori di almeno il 75% dell’ammontare nominale aggregato dei titoli di debito in circolazione rappresentati in separate assemblee;
    oppure
  • una risoluzione scritta firmata da o per conto dei possessori di almeno il 66 2/3% dell’ammontare nominale aggregato dei titoli di debito in circolazione di tutte le serie; e
  • voto favorevole dei possessori di più del 66 2/3% dell’ammontare nominale aggregato dei titoli di debito in circolazione rappresentati in separate assemblee; oppure
  • una risoluzione scritta firmata da o per conto dei possessori di più del 50% dell’ammontare nominale aggregato dei titoli di debito in circolazione di ciascuna serie.

Conseguenze

Il meccanismo descritto nel decreto del MEF è abbastanza opaco e pieno di tecnicismi, ma resta il fatto che tutti i titoli di stato emessi da gennaio 2013 con durata superiore a 12 mesi possono essere modificati secondo le esigenze dell’emittente, previo consenso di una percentuale di sottoscrittori.

Semplificando al massimo si può ipotizzare che lo Stato italiano, in caso di aggravarsi della crisi, potrebbe negoziare con le banche e i fondi detentori dei titoli nuove condizioni da applicare ai titoli di stato emessi nel 2013. Queste modifiche, secondo le clausole di azione collettiva, sarebbero automaticamente imposte a tutti, anche ai piccoli risparmiatori, alle aziende e alle famiglie.

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