Politica monetaria: perché si usano i tassi di interesse negativi?

Cristiana Gagliarducci

20 Settembre 2016 - 15:47

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Tassi di interesse negativi: perché si usano? Si torna a parlare di tassi negativi a fronte della riunione BoJ che potrebbe portare ad un ulteriore taglio.

Tassi di interesse negativi: perché si usano e a che servono? La BoJ potrebbe decidere di tagliare ancor di più i tassi di interesse in territorio negativo nella sua ultima riunione di politica monetaria, ma perché?

La banca centrale del Giappone, la BoJ, è in procinto di rinnovare le sue politiche monetarie che fino ad ora hanno fallito nell’intento di dare nuovi impulsi alla crescita economica del paese. Le conclusioni della riunione della BoJ saranno rese note nella mattinata di mercoledì e ciò che il mercato si aspetta è un potenziamento dei tassi negativi. I tassi di interesse negativi rappresentano una forma di politica monetaria non convenzionale adottata sia in Giappone che in Europa che capovolge e trasforma le regole convenzionali su prestiti e mutui. Ma perché si usano i tassi negativi e a che servono?

Nella sessione di martedì, alla vigilia della riunione della banca centrale del Giappone, le borse asiatiche si sono dimostrate contrastate proprio perché un rafforzamento dei tassi negativi potrebbe avere enormi ripercussioni sull’economia. Ma a che servono i tassi di interesse negativi che la BoJ potrebbe decidere di ribadire nella sua ultima riunione? Vediamo cosa c’è da sapere sui tassi negativi, perché si usano e a che servono.

Tassi negativi. Cosa sono, perché si usano e a che servono

I tassi di interesse negativi sono un rovesciamento delle naturali regole dell’economia. In poche parole i depositanti pagano soldi in modo da salvaguardare denaro. Nel caso della BoJ i depositanti sono le banche. Così come le persone normali possiedono conti presso banche locali, gli istituti di credito tengono il loro denaro non utilizzato nelle banche centrali, come la Fed statunitense, la BCE e la BoJ. In condizioni economiche “normali” i depositanti ricevono una piccola quantità di interessi sul loro deposito.

Con tassi negativi tutto questo non accade, ma allora perché si usano in politica monetaria? L’idea alla base dei tassi negativi è quella di incoraggiare le banche ad utilizzare i soldi per un uso più produttivo, a prestarli ad esempio a famiglie e imprese. Tassi negativi dovrebbero propagarsi attraverso le economie abbassando il costo del denaro per tutti e questo scenario dovrebbe favorire la crescita economica. Ecco a cosa servono e perché si usano i tassi di interesse negativi in politica monetaria.

Tassi negativi: chi sceglie di adottarli?

Ad utilizzare tassi di interesse negativi sono in genere paesi con bassissima inflazione o in deflazione, il che significa crollo dei prezzi e crescita economica debole. La BCE, ad esempio, ha introdotto tassi negativi nel 2014. Anche Danimarca, Svezia e Svizzera che non fanno parte della zona euro hanno adottato tassi negativi. La BoJ si è accodata a questo trend e lo scorso gennaio ha annunciato la decisione di adottare dei tassi negativi per la prima volta nella storia della banca.

Tassi di interesse negativi: gli obiettivi della BoJ

Tramite un rafforzamento dei tassi negativi la BoJ tenterebbe di innalzare i prezzi al consumo. Il crollo dei prezzi al consumo ha avuto ripercussioni sui ricavi aziendali obbligando le imprese a bloccare i salari e ad evitare spese per nuovi progetti.

Lo strumento principale della BoJ è stato un ampio programma di acquisto di bond simile alle politiche adottate dalla Fed negli Stati Uniti e dalla BCE. L’acquisto di bond inietta denaro nel sistema finanziario di un paese. Da qui il denaro dovrebbe fluire all’interno dell’intera economia. Questo sistema ha funzionato per un po’ di tempo, ma di recente l’effetto delle politiche monetarie della BoJ è svanito. I prezzi sono crollati di nuovo e la banca centrale ha bisogno di trovare una nuova strada.

Tassi di interesse negativi: ma funzionano davvero?

Specificato a cosa servono e perché si usano tassi negativi viene da chiedersi se questi funzionano o no. Continuiamo con il nostro esempio giapponese. Il denaro era già a buon mercato in Giappone e i tassi di interesse negativi sono riusciti a renderlo ancora più conveniente.

Eppure la deflazione in Giappone non è svanita: i prezzi al consumo sono scesi dello 0,5% nel mese di luglio. Non si è neanche registrato un boom di prestiti bancari, dato che le imprese continuano a non trovare finanziamenti sufficientemente redditizi nonostante il denaro a buon mercato. Tuttavia, molti hanno comunque pensato ai possibili effetti benefici che tassi negativi potrebbero portare, seppur con le adeguate precisazioni.

Tassi negativi significano denaro meno costoso. Allora qual è il problema?

In realtà non tutti avrebbero di che festeggiare davanti tassi negativi. Di certo non avrebbero di che festeggiare i banchieri. A causa delle tasse che stanno pagando alla BoJ e a causa di un generale declino degli introiti da prestiti, i profitti delle banche commerciali sono schiacciati dai tassi negativi. I tassi di interesse negativi, secondo alcuni analisti, vanno poi ad urtare e a ridurre la fiducia nei confronti delle banche centrali come la BoJ. Nella ricerca di efficaci politiche monetarie, l’adozione di tassi negativi potrebbe sembrare una mossa piuttosto disperata, secondo le conclusioni del NYT.

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