TTIP, le tensioni tra Germania e USA mettono a rischio l’intesa. Inizia il sesto round di negoziati

Vittoria Patanè

14/07/2014

14/07/2014 - 14:24

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Partono i quattro giorni del sesto negoziato sul TTIP. Alle polemiche sull’accordo sul libero scambio, si aggiungono le tensioni tra Germania e Stati Uniti. Intesa a rischio?

Partono oggi i quattro giorni di negoziati tra Unione Europea a Stati Uniti sul TTIP (Transatlantic Trade Investment Partnership), l’accordo commerciale che mira a creare un mercato unico per merci, investimenti e servizi.

14-18 luglio sono le date previste per il sesto round di incontri che si terranno a Bruxelles per parlare di far convivere le differenti normative vigenti nei due continenti. Ma stavolta potrebbe esserci un ostacolo enorme da superare: le tensioni tra Germania e USA dovute alla scoperta (e conseguente espulsione) della spia tedesca ingaggiata dagli americani per controllare le attività della cancelliera Angela Merkel.

Il percorso del TTIP, già di per sé parecchio impervio, si complica ulteriormente. I dubbi erano già moltissimo (ce ne eravamo occupati in un precedente articolo che trovate qui), ma adesso la Germania potrebbe decidere di tirarsi indietro, mandando in fumo gli sforzi fatti dal gruppo consultivo fino ad oggi.

L’opinione pubblica tedesca, dopo i recenti fatti di spionaggio internazionale, è tutta contro gli USA. In particolare si teme che Washington potrebbe approfittare della cadute delle barriere commerciali per esportare il suo modello economico, cosa Berlino – radicalmente fondata sul mercato sociale e non sul mercato puro - si prepara a combattere aspramente.

A rasserenare gli animi ci ha pensato però il portavoce del Governo germanico che ha sottolineato alla vigilia degli incontri:

«l’accordo di libero scambio resta di grande importanza per il nostro governo: noi vogliamo questa intesa».

I negoziati
Nel corso dei precedenti meeting, i 14 esperti presenti (ricordiamo che i documenti sui quali si lavora sono accessibili solo ai tecnici, al Governo USA e alla Commissione Europea che se ne occupa su mandato segreto degli Stati Membri) hatto toccato una vasta gamma di argomenti, dalla modalità con la quale creare delle leggi che evitino la duplicazione dei test sui prodotti commerciabili alla convergenza tra le normative vigenti, fino alla creazione di procedure congiunte per l’approvazione e la registrazione dei prodotti.

Nello specifico, ognuno dei precedenti negoziati ha avuto come oggetto:

  • Sostanze chimiche: in questo settore gli esperti hanno riscontrato una pressoché totale impossibilità di armonizzare le leggi in vigore e riconoscere quelle altrui;
  • Cosmetici: in questo campo lo scopo è quello di riconoscere da ambo i lati gli elenchi delle sostanze da autorizzare e vietare, le modalità fabbricazione, la capacità di studiare metodi alternativi alla sperimentazione animale, la possibilità di approvare sistemi di controllo ed etichettatura simili.
  • Veicoli a Motore: lo scopo è quello di stabilire standard elevati e convergenti in merito alla salute, alla sicurezza e alla tutela ambientale, riducendo parallelamente i costi di produzione e di conseguenza, le spese di consumatori.
  • Prodotti farmaceutici: l’obiettivo è quello di arrivare ad una maggiore sinergia nei controlli sulla merce e negli impianti di produzione, ma anche quello di raggiungere un’armonia nella terminologia e nelle autorizzazioni.
  • Tessile e abbigliamento:l’accordo si propone di implementare la collaborazione tra Stati Uniti e Unione Europa in merito all’etichettatura, alla sicurezza e all’armonizzazione di determinati settori.

Insomma lo scopo del TTIP è quello di armonizzare le normative vigenti nei due paesi e rimuovere quegli ostacoli che rappresentano delle barriere per gli scambi commerciali transatlantici. Ricordiamo infatti che ad oggi, tra Stati Uniti e Unione Europea vengono prodotti scambi per un valore di 2 miliardi di euro al giorno.

Un altro obiettivo di capitale importanza, come sottolinea Licia Mattioli, presidente della Comitato tecnico per l’internazionalizzazione d’impresa di Confindustria, nel corso di un’intervista rilasciata al Sole24Ore, è ridurre a zero i dazi tra i due continenti entro novembre:

L’intenzione è quella di arrivare ad un primo step del trattato per novembre di quest’anno: portare i dazi a zero e stabilire una convergenza su regolazione, certificazione, e-procurement, e su sei settori quali chimica, cosmetica e automotive.

Ma nello stesso tempo la Presidente del Comitato afferma che:

Modificare le legislazioni è un lavoro molto lungo ed estremamente complicato. Si sta lavorando per andare oltre e cioè arrivare ad un mutuo riconoscimento, adottando standard comuni. E’importante evitare nel frattempo l’adozione di nuove barriere.

E per quanto riguarda le ripercussioni dell’accordo sull’Italia, Licia Mattioli sostiene che:

Le esportazioni italiane potrebbero crescere di due miliardi di euro nei tre anni successivi all’applicazione dell’accordo, con un incremento sul PIL pari a 5,6 miliardi di euro e di conseguenza anche sui posti di lavoro che potrebbero aumentare fino a 30.000 unità. Tali effetti positivi andrebbero ad incidere anche sull’interscambio con l’Italia che già ammonta a poco meno di 40 miliardi di euro e sugli investimenti, il cui stock da parte italiana nell’ultimo ventennio è pari a circa 29 miliardi.

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