Svizzera, EUR/CHF a 1.051 e PMI shock: imminente un nuovo intervento della SNB?

Simone Casavecchia

03/02/2015

Un eccessivo apprezzamento del franco ha fatto crollare il PMI Index di Gennaio 2015: le industrie impaurite iniziano a correre ai ripari e a decidere sui primi licenziamenti. Cosa farà ora la Swiss National Bank?

Svizzera, EUR/CHF a 1.051 e PMI shock: imminente un nuovo intervento della SNB?

Che la decisione di lasciare il franco svizzero libero di fluttuare avesse implicato effetti di lungo periodo era chiaro fin dall’inizio, quel che appare chiaro ora, a poche settimane di distanza, è però un altro elemento: una decisione dettata da una logica squisitamente finanziaria ha, molto probabilmente, sottostimato gli effetti sull’economia reale.

Come abbiamo già spiegato, la Swiss National Banca ha deciso di abbattere la soglia minima che fissava a 1,20 il cambio del franco con l’euro. Questa decisione è stata dettata dalla consapevolezza che tale soglia non poteva più essere mantenuta a lungo. Gli investitori avevano, infatti, negli ultimi anni eletto il franco svizzero a bene rifugio acquistandone sempre maggiori quantità. Quantità che la Swiss National Banca controbilanciava con l’acquisto di euro, proprio per mantenere il tasso di cambio fissato ed evitare che il valore del franco salisse troppo. Si è trattato, quindi, di una decisione determinata da fattori di natura finanziaria che ha prodotto sia effetti positivi che effetti negativi.

A beneficiare dei primi sono stati gli svizzeri stessi che si sono ritrovati, da un giorno all’altro, con una moneta molto più forte di quella posseduta prima e hanno iniziato a praticare gite oltre confine per fare acquisti in Germania e in Italia. A subire i danni maggiori sono state, invece, almeno nell’immediato le industrie svizzere che in pochi giorni hanno subito consistenti perdite in borsa e si sono affrettate a dichiarare che la libera fluttuazione del franco avrebbe prodotto ingenti danni all’economia: con una moneta più forte, infatti, le esportazioni sarebbero state pesantemente penalizzate, dal momento che i beni prodotti in territorio elvetico sarebbero costati di più.

A quasi un mese di distanza dalle decisioni della Swiss National Bank le previsioni fatte dai vertici dei maggiori gruppi industriali svizzeri si sono concretizzate in un dato: quel PMI Index che misura gli ordinativi e gli acquisti delle industrie elvetiche e che, nel mese di Gennaio 2015, si è attestato a quota 48,2 dal precedente 53,6 di Dicembre 2014. Si tratta di un calo di oltre 5 punti che va ben oltre le stime degli operatori finanziari (che prevedevano il dato a 49,2) e che, soprattutto, si attesta al di sotto della soglia dei 50 punti, ovvero al di sotto del limite che permette di distinguere una fase di crescita da una fase di contrazione dell’economia.

Come spiega Credit Suisse in una nota

«L’outlook è stato chiaramente condizionato dall’abbandono del tasso minimo di cambio da parte della Banca nazionale svizzera»

E il forte calo dell’indice PMI nel mese di Gennaio, dimostra sia che gran parte delle aziende non erano affatto preparate a una rapida rivalutazione del franco - un’impressione questa, che viene solo confermata dall’odierno crollo della bilancia commerciale elvetica - sia che, per il prossimo futuro, non ci si aspetti nulla di buono: se le aziende non acquistano materie prime e non immagazzinano scorte di prodotti finiti, infatti, è possibile ipotizzare che non si aspettino un indebolimento del franco nel prossimo futuro.

Tale impressione sarebbe solo confermata dalle prime decisioni dei grandi gruppi riguardo ai piani di ristrutturazione e razionalizzazione aziendale. Il gruppo bancario Julius Baer che conta circa 3000 dipendenti in Svizzera e altri 2200 fuori dai confini elvetici, ha annunciato ieri il taglio di 200 posti di lavoro, allo scopo di attuare un piano di risparmio da 100 milioni di franchi, dettato dalla necessità di «mitigare l’impatto del cambio».

Al di là della preoccupazione delle aziende elvetiche però, non tutto potrebbe rimanere immutato come si crede. Il cambio EUR/CHF ha accusato ieri i primi segni di debolezza toccando quota 1,053 e ha continuato a scendere anche stamattima dal momento che, attualmente, si attesta a quota 1,049 con una variazione del -0,28% (rilevazione delle 11.26) ai livelli minimi raggiunti dopo la decisione del SNB; proprio per questo, secondo indiscrezioni del quotidiano svizzero Schweiz am Sonntag, la SNB potrebbe decidere di intervenire ancora.

La banca centrale elvetica, infatti, avrebbe già deciso, seppur informalmente, di far viaggiare il franco svizzero su un nuovo tetto di cambio che sarebbe stato individuato nel corridoio 1,05-1,10 e anche se dalla SNB non sono arrivate né conferme né smentite, potrebbero essere più che probabili decisioni, anche di carattere differente, che consentano di evitare un eccessivo apprezzamento del franco.

Proprio per questo molti analisti finanziari raccomandano la massima cautela nel trading del franco svizzero in questi giorni. Finché, infatti, la SNB non metterà in campo decisioni fattive o deciderà di smentire le voci circolate, c’è da aspettarsi solo una forte volatilità del franco.