Successione: come funziona? La guida completa

Marco Montanari

13 Ottobre 2021 - 15:30

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Come funziona la successione ereditaria? I principali passaggi da compiere in caso di morte di un familiare: dalla pubblicazione del testamento alla dichiarazione di successione.

Successione: come funziona? La guida completa

La successione ereditaria (o a causa di morte) è quel fenomeno giuridico che interviene al momento della morte di una persona fisica allo scopo di regolare il passaggio del patrimonio del defunto (detto de cuius) in capo agli eredi.

In particolare, attraverso la successione ereditaria, un soggetto subentra ad un altro soggetto in una o più situazioni giuridiche che non si estinguono con la morte.

Esistono due principali tipologie di successione regolate nel Libro II del Codice civile: la successione testamentaria la successione legittima: vediamo cosa fare nelle diverse ipotesi.

Successione testamentaria

La successione testamentaria (art. 587 e ss., c.c.) è regolata dal testamento, ossia da un atto con il quale il soggetto dispone dei suoi averi, o parte di essi, per il tempo in cui avrà cessato di vivere. In caso di morte di un familiare la prima cosa da fare è dunque verificare la presenza, o meno, di un testamento.

Normalmente il defunto si è premurato di lasciare questo documento direttamente all’interessato oppure ad una persona di sua fiducia, con il compito di darne notizia ai congiunti, ma non è sempre così.
Qualora ciò non accada, infatti, è sempre possibile rivolgersi al Consiglio Notarile Distrettuale ubicato presso l’ultimo domicilio del defunto, chiedendo che vengano effettuate le necessarie ricerche.

Nel caso, invece, in cui si sia già in possesso di un testamento, sarà necessario richiederne la pubblicazione presso un notaio.

La legge dispone infatti che chiunque è in possesso di un testamento olografo (ovvero scritto di pugno dal defunto) deve presentarlo a un notaio per la pubblicazione appena venuto a conoscenza della morte del testatore (art. 620 c.c.).

Il notaio si occuperà, poi, di tutte le successive operazioni che renderanno il testamento pienamente efficace nei confronti di chiunque.
Diversamente, il defunto può aver affidato in vita direttamente al notaio il proprio testamento, in forma pubblica o segreta. In questo caso, il notaio stesso ne darà notizia ai successori non appena venuto a conoscenza della morte del de cuius (artt. 621 e 623 c.c.).

Una volta pubblicato il testamento, si procederà alla ripartizione del patrimonio del defunto secondo le sue ultime volontà.
In particolare, il testatore può aver lasciato indicazioni in merito alla destinazione dei propri beni mobili e immobili, ma può anche aver dato indicazioni di carattere non patrimoniale come, ad esempio, l’obbligo di far celebrare una funzione commemorativa o di prendersi cura di un animale domestico.

In linea di massima, la volontà del testatore deve considerarsi libera: chiunque può disporre liberamente dei propri beni per quando avrà cessato di vivere, potendo altrettanto liberamente individuare i soggetti beneficiari del testamento (amici, parenti, associazioni, fondazioni, ecc.).

Tale libertà, tuttavia, incontra un importante limite nell’esistenza di una quota riservata a determinati soggetti (detti legittimari) i quali hanno, in ogni caso, diritto ad ereditare parte del patrimonio: si parla, in questo caso, di quote di legittima.

Successione legittima

Può invece accadere che il defunto non abbia lasciato alcun testamento: in questo caso, la successione è detta legittima ossia regolata direttamente dalla legge.

Secondo l’art. 565, c.c., quando manca il testamento, l’eredità si devolve per legge al coniuge, ai figli e ai parenti entro il sesto grado, secondo un ordine di priorità prestabilito. Solo in mancanza di tali soggetti, il patrimonio del defunto passa in capo allo Stato, parlandosi, in questo caso, di eredità vacante.

È il Codice civile a stabilire le quote di spettanza del patrimonio ereditario, ovvero la percentuale di patrimonio a cui ha diritto ogni potenziale successore (artt. 566 e ss., c.c.).

In questa seconda ipotesi occorrerà fare riferimento alla normativa dettata in materia dal Codice civile per effettuare una corretta ripartizione del patrimonio ereditario, non essendo invece necessario ricorrere alla preliminare pubblicazione del testamento.

La dichiarazione di successione

Indipendentemente dalla tipologia di successione, entro un anno dalla morte del de cuius deve essere presentata all’Agenzia delle Entrate, presso l’ufficio del territorio in cui ha sede l’ultima residenza del defunto, la dichiarazione di successione in forma telematica.

A tal riguardo, è consigliabile ricorrere all’ausilio di un professionista appositamente delegato (commercialista o CAF), che potrà occuparsi anche della voltura catastale degli immobili ereditati e del pagamento delle imposte.

Quanto al suo contenuto, la dichiarazione di successione deve comprendere tutti i beni e i diritti che spettavano al defunto, ossia:

  1. beni mobili e immobili;
  2. titoli al portatore;
  3. contanti e valori preziosi;
  4. rendite e pensioni;
  5. crediti;
  6. liquidazioni quote societarie;
  7. azioni, obbligazioni, quote sociali;
  8. aziende;
  9. BOT e CCT.
    Non devono essere dichiarate le indennità di fine rapporto del prestatore di lavoro e quelle spettanti agli eredi per assicurazioni previdenziali obbligatorie o sulla vita.

Quanto alle imposte previste dall’art. 2, comma 48, del D.L. n. 262 del 2006, alla dichiarazione di successione vengono applicate le seguenti aliquote:

  1. del 4%, per i trasferimenti effettuati in favore del coniuge o di parenti in linea retta (ascendenti e discendenti) da applicare sul valore complessivo netto, eccedente per ciascun beneficiario, la quota di 1 milione di euro;
  2. del 6%, per i trasferimenti in favore di fratelli o sorelle da applicare sul valore complessivo netto, eccedente per ciascun beneficiario, 100.000 euro;
  3. del 6%, per i trasferimenti in favore di altri parenti fino al quarto grado, degli affini in linea collaterale fino al terzo grado, da applicare sul valore complessivo netto trasferito, senza applicazione di alcuna franchigia;
  4. dell’8%, per i trasferimenti in favore di tutti gli altri soggetti da applicare sul valore complessivo netto trasferito, senza applicazione di alcuna franchigia.
    Oltre alle franchigie di 100.000 euro e di 1 milione di euro, vi è una ulteriore franchigia, pari ad 1,5 milioni di euro, per i trasferimenti effettuati in favore di soggetti portatori di handicap, riconosciuto grave ai sensi della legge n. 104 del 1992.

Contestualmente alla presentazione della dichiarazione di successione, si dovrà provvedere al pagamento delle imposte ipotecarie, catastali, di bollo, delle tasse ipotecarie e dei tributi speciali in autoliquidazione.
Effettuati tali adempimenti, l’Ufficio rilascerà una ricevuta e una copia della dichiarazione di successione con gli estremi della registrazione.

Si ricorda, in ultimo, che la dichiarazione di successione non deve essere presentata:

  1. dai coniugi e dai parenti in linea retta che abbiano ricevuto un’eredità senza beni immobili o diritti reali immobiliari, per un valore non superiore a 100.000 euro;
  2. da chi ha rinunciato all’eredità e al legato;
  3. nel caso il cui il defunto avesse soltanto un diritto di usufrutto sui beni immobili.

L’accettazione dell’eredità

È tuttavia importante precisare che l’erede, per essere considerato tale, deve aver effettuato l’accettazione dell’eredità entro dieci anni dall’apertura della successione, coincidente con il momento della morte del de cuius.
Infatti, la semplice presentazione della dichiarazione di successione non è sufficiente ai fini del riconoscimento della qualità di erede in capo ad un soggetto il quale, fino al momento dell’accettazione, è considerato semplice chiamato (o delato) all’eredità.

L’accettazione dell’eredità può essere:

  1. espressa, ovvero effettuata con un atto ricevuto dal notaio o dal cancelliere del Tribunale del luogo dell’ultimo domicilio del defunto;
  2. tacita, nel caso di desuma da un comportamento, di fatto, che confermi la volontà di accettare ed incompatibile con l’intenzione di rinunciare (ad esempio, donazione o cessione di un bene ereditario).
    Essa può essere inoltre:
  3. pura e semplice, in questo caso l’eredità viene accettata nel suo complesso ed il patrimonio del defunto si confonde con quello dell’erede, il quale potrà rispondere dei debiti del de cuius anche con il proprio patrimonio personale;
  4. con beneficio di inventario, attraverso il quale l’erede mira ad evitare la confusione tra il suo patrimonio e quello del defunto, dovendo così rispondere dei debiti ereditari solo nei limiti del valore dei beni ricevuti.

Ricordiamo inoltre che è possibile, per il chiamato all’eredità, decidere di rinunciarvi nello stesso termine previsto per l’accettazione (dieci anni dall’apertura della successione).

La liquidazione del patrimonio ereditario e la sua distribuzione tra gli eredi

In conclusione, a seguito della presentazione della dichiarazione di successione, del pagamento delle imposte e del rilascio dell’attestazione di presentazione da parte dell’Agenzia delle Entrate, oltre che dell’intervenuta accettazione dell’eredità, sarà possibile ottenere la liquidazione e la ripartizione di quanto depositato nei conti correnti, postali o bancari, un tempo appartenenti al de cuius, mentre per i beni immobili la dichiarazione di successione è automaticamente trasmessa al Catasto e alla Conservatoria, che provvederanno ad aggiornare i dati inserendo quelli del nuovo intestatario.

Naturalmente, a seconda della tipologia di successione, per la ripartizione dei singoli beni si farà riferimento al testamento (successione testamentaria) o alle quote stabilite dalla legge (successione legittima). In quest’ultima ipotesi, inoltre, si dovrà preventivamente ricorrere alla divisione della comunione ereditaria.

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