Il miliardario George Soros aumenta la scommessa contro lo S&P 500, taglia l’investimento nelle azioni USA e punta tutto sull’oro.
L’investitore miliardario George Soros scappa dalle azioni delle società statunitensi tagliano l’esposizione di oltre un terzo nel primo trimestre 2016. Ma non solo: aumenta la scommessa per un crollo dello S&P 500 e punta tutto sulle società legate all’oro.
Il valore degli investimenti della Soros Fund Management nell’azionario USA è sceso del 37% a 3.5 miliardi di euro rispetto all’ultimo trimestre del 2015, secondo i dati riferisti al Governo degli Stati Uniti e pubblicati lunedì, mentre aumenta esponenzialmente il valore delle opzioni put sull’ETF SPDR S&P 500.
Soros punta tutto sull’oro contro Wall Street
Il nuovo orientamento di Soros sembra chiaro: puntare tutto sull’oro.
Sono 264 i milioni di dollari che Soros ha investito nel maggior produttore mondiale di oro, la Barrick Gold Corp. lo scorso trimestre.
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Soros nei primi tre mesi del 2016 ha acquisito l’1.7% della Barrick, mentre i dati di mercato parlano anche di un’opzione call su 1.05 milioni nel SPDR Gold Trust, un ETF che traccia l’andamento del prezzo dell’oro.
Ma la notizia più allarmante è un’altra: secondo i dati trapelati lunedì Soros avrebbe raddoppiato la sua scommessa contro lo S&P 500 nel primo trimestre dell’anno.
Il Soros Fund Management ha riferito di possedere 2.1 milioni in opzioni put sull’ETF SPDR S&P 500, che traccia l’indice benchmark del mercato azionario statunitense.
Soros ha deciso di aumentare la posizioni di 1 milione rispetto alla fine dello scorso anno per un totale di 51.700 quote.
Le opzioni put, considerato solitamente delle scommesse al ribasso, danno al loro possessore il diritto di vendere le quote ad un dato prezzo e in una data prefissata. Le call, commesse ribassiste, danno invece il diritto di comprare.
L’informativa proveniente dal Governo USA viene pubblicata 45 giorni dopo la fine di ogni trimestre ma è un’opportunità da non perdere per dare uno sguardo all’orientamento delle posizioni degli hedge fund.
Soros scappa da Wall Street: tutta colpa della Cina
Soros, che è riuscito a costruirsi un impero da 24 miliardi di dollari con sapienti operazioni short, a gennaio ha messo in guardia il mercato contro i rischi derivanti dall’economia cinese che tanto sembra assomigliare all’economia piena di debito degli Stati Uniti ai tempi del 2007-08, prima che i mercati del credito dessero il via alla recessione globale.
L’ex hedge fund manager ormai trasformatosi in filantropo ha detto che un atterraggio duro della Cina è “praticamente inevitabile”: un crollo del gigante cinese peggiorerebbe le pressioni deflazionistiche mondiali, trascinando verso il basso le azioni e facendo salire i titoli di Stato degli Stati Uniti.
Non solo Soros: è la febbre dell’oro
Anche l’ex direttore della strategia del fondo di Soros, l’investitore miliardario Stan Druckenmiller, è rialzista sull’oro. All’inizio di questo mese ha dichiarato che la sua maggiore esposizione al momento è sull’oro, dato che le banche centrali continuano a portare avanti “l’assurda nozione dei tassi di interesse negativi”.
Il prezzo dell’oro con consegna immediata è salito del 16% nel primo trimestre dell’anno, l’aumento trimestrale più vasto dal 1986 secondo il database di Bloomberg.
Le azioni della Barrick, con sede a Toronto, hanno più che raddoppiato quest’anno sulla scia degli sforzi della società per ridurre costi e debito. Solo dalla fine di marzo le sue azioni sono in crescita del 39%.