Previsioni fosche per l’azionario USA da parte di SG: il rally di Wall Street è finito e le azioni americane non rivedranno i prezzi correnti per un bel pezzo.
Si respira ottimismo a Wall Street, specialmente quando si tratta di guardare alle prospettive per i prossimi anni, ma il nuovo report da Société Générale rischia di trasformare il sogno in incubo.
Ieri, l’indice S&P 500 ha chiuso a 1676 e per la fine del 2014, concordano gli strategist di Wall Street intervistati da Bloomberg, è possibile che assisteremo ad un’impennata fino a 1900, il 13% in più rispetto ai livelli attuali.
Tuttavia, un’analisi rilasciata da Société Générale, redatta dal team della costruzione portafogli, può essere uno shock per i partecipanti del mercato finanziario. Nell’analisi in questione, si prevede una correzione del 15% sul mercato azionario a partire dal primo trimestre del prossimo anno. Ma non è tutto, questo crollo sarà seguito da un periodo di variabilità che riporterà lo S&P ai livelli attuali nel giro di qualche anno.
Secondo il rapporto della SocGen, dal titolo «S&P 500: -15% in vista, poi il grande sonno», a causare il prossimo rallentamento del mercato finanziario saranno da una parte la riduzione della politica allentata della Fed e dall’altra le disfunzioni di Washington, dove si sta consumando la lacerante lotta tra Repubblicani e Democratici.
Strategicamente, consigliamo ai nostri clienti di passare a titoli dell’Eurozona e del Giappone, dove l’economia politica è più chiara e la politica monetaria molto allentata. Alain Bokobza, capo della asset allocation Société Générale
Le previsioni Société Générale
Secondo quanto riportato, gli economisti Société Générale prevedono che:
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Per la fine del 2013 il calo dello S&P sarà limitato dal fatto che la Fed continuerà a iniettare liquidità, così che l’anno si chiuderà a 1600.
- Il meeting di gennaio della Fed sarà il momento topico per il tapering, secondo SocGen la riduzione sarà di 20 miliardi di Dollari. A questo punto, all’inizio del 2014 il mercato azionario comincerà a scendere sull’onda della fine degli acquisti Fed. Lo S&P potrebbe arrivare ad un minimo di 1450, in calo del 15% circa rispetto ad oggi.
Nota Bene: Quando fu interrotto il QE1, l’indice S&P 500 crollò del 16% e registrò un -17% alla fine del QE2.
- A partire dal secondo trimestre del 2014, l’indice S&P dovrebbe iniziare a recuperare lentamente dopo un rimbalzo tecnico (+7% circa) per chiudere l’anno a 1600. Si prevede un 2014 piuttosto «piatto» in questo senso.
- Nei due o tre anni a seguire, l’indice borsistico statunitense rimarrà relativamente «flat», cioè caratterizzato da un generale piattume limitato da tassi di interesse maggiori (come suggerito dalla Fed per il 2015) e da un dollaro piuttosto forte, ma sarà allo stesso tempo supportato da migliori prospettive economiche.
I mercati azionari più sopravvalutati al mondo
Secondo Société Générale, il mercato USA e quello Svizzero sono i più sopravvalutati al mondo, come illustra il grafico (degna di nota anche la posizione dell’Italia ndr.).
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Secondo Société Générale per le aziende è sempre più difficile fare affidamento sulle aspettative di guadagno.
«Continuiamo a trovare valore sull’azionario statunitense e ci piace in maniera particolare il settore finanziario», segue poi Bokobza, a capo del team che ha redatto il rapporto:
Il resto del mercato è tornato ai livelli pre-crisi e negli ultimi 30 anni, l’unico periodo in cui le azioni non finanziarie USA erano scambiate più in alto è stato durante la bolla di internet (1997-2001), quando i mercati entrarono in quella fase di «esuberanza irrazionale».
Nonostante la redditività delle aziende USA sia relativamente elevata, lo slancio dei rendimenti continua ad essere in zona negativa e tende a diminuire. Sarà sempre più difficile per le aziende superare le aspettative, ha poi aggiunto Bokobza.
E per quanto riguarda la Grande Rotazione?
Conclude Bokobza, tutti sino ad oggi hanno avuto buoni motivi per comprare azioni USA, anche seguendo ragioni contrastanti: la ripresa economica, lo stimolo monetario, la rivoluzione energetica, perché gli USA sono un safe haven oppure vengono considerati come l’unica alternativa. Fatto è che:
Oggi c’è più denaro sull’azionario USA di quanto non ce ne fosse nel 2007. Ma dopo un guadagno del 170% dal marzo del 2009, crediamo che a questo punto l’azionario USA sia logoro e troppo affollato.
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