Con l’87,66% dei crediti ammessi al voto il piano concordatario della Sixty S.p.A. è stato approvato dal Tribunale di Chieti che ha emesso un provvedimento con il quale ha omologato quello proposto dalla Società. In un comunicato la società ringrazia tutte le parti coinvolte come i Sindacati e i Rappresentanti del Ministero dello Sviluppo Economico, Regione Abruzzo, Provincia e Comune di Chieti nonché i Commissari Giudiziali che insieme si sono adoperati per il raggiungimento di questo importante traguardo.
Il piano industriale era stato presentato a febbraio del 2012 con l’obiettivo entro il 2015 di rilanciare il gruppo e il ritorno all’utile. Dopo pochi mesi gli operai sono saliti sul tetto per difendere il posto di lavoro e hanno presidiato l’azienda notte e giorno. Soltanto cinquanta lavoratori continuano ad essere impiegati nell’azienda e più di trecento sono in cassa integrazione straordinaria fino ad aprile del 2014.
Cos’è il concordato preventivo?
Il Concordato preventivo è una procedura concorsuale attraverso la quale un imprenditore chiede di fare un accordo con i suoi creditori per non essere dichiarato fallito. Permette di superare la crisi nella quale si trova la sua impresa e già con il Regio decreto del 16 marzo 1942 n. 267 in Italia era attiva un legge fallimentare che il Parlamento ha più volte rivisitato negli ultimi anni con interventi mirati a favorire il superamento della crisi di una impresa. Recentemente l’articolo 82 del “Decreto del fare” (N. 82 del 21-06-2013, come convertito in Legge) ha introdotto alcune novità di rilievo per la domanda “in bianco” di concordato preventivo (o preconcordato) che era stata oggetto di un utilizzo massiccio da parte delle imprese, in alcuni casi con intenti “abusivi”.
L’introduzione di queste misure ha reso più trasparente da subito il quadro economico dell’impresa.
Introducendo l’obbligo di depositare l’elenco dei creditori insieme al ricorso si è resa operativa la facoltà di nomina “anticipata” del commissario giudiziale e si sono specificati e ampliati gli obblighi informativi ai quali si deve adempiere nella fase anteriore. Quindi è stato possibile da parte del tribunale l’ammissione alla procedura di concordato preventivo.
Il fondo Crescent HydePark, controllante Sixty S.p.A., è stato assistito nel contesto della procedura di concordato dall’advisor finanziario Giovanni Bertini di Berg Advisor e da Legance Studio legale Associato. Sixty S.p.A. è stata assistita dallo Studio Legale Ivone.
L’azienda, breve panoramica
Certo pensare che il lavoro nel settore sia solo quello di confezionare i capi è sbagliato.
Bisogna essere disponibili a tutte le attività legate alla produzione e alla vendita anche perché la Sixty presenta un universo unico che è diviso in due mondi principali: una divisione moda, caratterizzata da collezioni con una vocazione riconoscibile per la ricerca, la sperimentazione e la regolazione di tendenza e la divisione Authentic dove i marchi sono identificati da una forte personalità e patrimonio storico sulla base di una tradizione di alta qualità. Si tratta di capi tecnologici che rispondono alle specifiche esigenze della vita urbana, il tempo libero e il lavoro. Sono note le collezioni junior per la Miss Sixty, Energie, Killah, Refrigiwear e brand Murphy & Nye. L’insieme è indicato come i «Sessanta amici».
Nel 1989, Wicky Hassan, direttore creativo e co-fondatore della Sixty ha avuto l’intuizione di creare una società dove il denim (jeans) e la moda dovevano coesistere in un mondo senza limiti e confini. Collaborare poi con Renato Rossi ha dato vita ad una società internazionale con un portafoglio di diversi marchi. Le linee innovative Sixty oggi sono distribuite in tutto il mondo e nei negozi più trendy (alla moda) oltre che nei grandi magazzini e nei negozi monomarca Sixty.
Nel 2012 si ha il Denim Emozionale. Si lancia una speciale collection chiamata «Labirinto delle Emozioni» che esplora l’uso del denim nelle sue molteplici forme e colori. Il successo della raccolta è palpabile con elementi di sell-out (tutto esaurito) nei negozi e i media danno consensi.
Un interrogativo è d’obbligo: sono state fatte scelte aziendali sbagliate?
Chiaramente, per essere quotati in borsa è stata aumentata la produzione e di conseguenza il fatturato. Purtroppo le vendite non sono decollate e forse anche perché erano stati aperti dei nuovi negozi. Come è noto, nel 2011 si cercò si di incentivare le vendite con la testimonial Belen Rodriguez (top secret il cachet) unico risultato: il fallimento. Fallimento che potrebbe risolversi in un rilancio delle vendite con il piano approvato dai creditori, almeno si spera.
La scelta della testimonial Belen Rodriguez è naturalmente legittima e non è in discussione, ma c’è da chiedersi se il video che si osserva in rete (che è bello s’intende, professionale e di qualità!) non poteva essere prodotto in similare senza la spesa di questa testimonial? Certo è scelta ordinaria ma siamo o no in crisi? Non si comprende perché mentre da parte dei lavoratori si è pronti ad azioni di lotta estreme poi non si pensa nemmeno ad offrirsi per queste attività.