A Shanghai sbarca il future petrolifero in yuan: predominio del dollaro al tramonto?

Provvedimento storico per il mercato cinese. Ecco un’analisi dei rischi e delle motivazioni che hanno portato Pechino a questa decisione

A Shanghai sbarca il future petrolifero in yuan: predominio del dollaro al tramonto?

Il mercato dei futures dello Shanghai International Energy Exchange, una divisione dello Shanghai Futures Exchange, è pronto: lunedì 26 marzo debutta il primo contratto future sul petrolio non denominato in dollari, bensì in yuan cinesi. Le fonti ufficiali sono la China Securities Regulatory Commission (CSRC) e il mercato di Shanghai.

È la rivoluzione copernicana del mercato internazionale delle commodity, che fino ad oggi ha visto il predominio incontrastato del biglietto verde. Da lunedì Brent e WTI, scambiati rispettivamente all’ICE di Londra e al NYMEX (New York Mercantile Exchange group) di New York, avranno un nuovo concorrente su una fra le principali piazze finanziarie asiatiche.

L’obiettivo è chiaro e non serve girarci intorno: Pechino vuole spezzare il dominio statunitense sul mondo delle commodity (ad oggi la stragrande maggioranza è denominata in dollari degli Stati Uniti) ed assicurarsi un riferimento energetico in valuta locale per sostenere l’ascesa economica che nel giro di una manciata di decenni ha portato il Paese ai vertici dell’economia globale.

Le novità del Future petrolifero in yuan

La prima scadenza prevista dal future su petrolio in yuan è stata fissata a 6 mesi, pertanto il primo mese di consegna del sottostante è settembre. Analizziamo nel dettaglio la struttura del mercato e le caratteristiche del derivato.

Come prima cosa la specificazione degli orari di negoziazione che saranno seguiti allo Shanghai International Energy Exchange per il future petrolifero (tutti gli orari in ora locale):

  • Sessione mattutina: dalle 9 a.m. fino alle 11:30 a.m.
  • Sessione pomeridiana: dalle 1:30 p.m. fino alle 3 p.m.
  • Sessione notturna dalle 9 p.m. fino alle 2:30 a.m.

I contratti prevedono sette qualità di greggio sottostante differenti, compresi quello di Dubai, dell’Oman, il greggio leggero di Basrah e lo Shengli cinese.

Per limitare la volatilità del contratto sono stati previsti dei limiti alle oscillazioni del prezzo. Il primo giorno di contrattazioni la fascia di negoziazione giornaliera per il future è stata fissata al 10% in entrambe le direzioni. Successivamente i limiti previsti agli scostamenti di prezzo saranno al 4%. Il margine minimo richiesto è pari al 5 per cento.

(Per ulteriori dettagli clicca qui)

Ulteriori dettagli: i costi di stoccaggio, una criticità

Secondo quanto risulta all’agenzia Bloomberg il costo di stoccaggio del greggio alla Borsa Futures di Shanghai è stato fissato a 0,2 yuan al barile al giorno, equivalente a circa 95 centesimi al barile/mese. Molto alti per offrire un’adeguata trasparenza sul prezzo dei futures. Questa potrebbe rappresentare, a lungo andare, una criticità. Basti pensare che il costo di stoccaggio medio a livello internazionale è stimato in un intervallo di 25-50 centesimi al barile per ogni mese.

Secondo Jian Yang, presidente e direttore della ricerca presso il J.P. Morgan Center for Commodities dell’Università del Colorado (Denver), i costi di stoccaggio giocano un ruolo cruciale nel legare il mercato cash e quello a termine (altro modo per indicare i futures) in quanto sono in grado di frenare le attività speculative di molti attori come ad esempio gli hedge fund. Ad esempio, costi di stoccaggio molto elevati in genere potrebbero rendere più difficile l’attività di arbitraggio, necessaria nei mercati per aumentare la trasparenza dei prezzi.

La mossa di Pechino in 4 punti

Perché la Cina ha lanciato i nuovi contratti sul petrolio in yuan?

Nel 2017 la Cina è diventata il primo importatore di petrolio al mondo con circa 9 milioni di barili al giorno, in rialzo dai 7,6 milioni del 2016. Il sorpasso sugli Stati Uniti d’America è avvenuto grazie al boom dello “shale” che ha interessato l’economia a stelle e strisce. La produzione di scisto nel territorio americano ha ridotto notevolmente la dipendenza di Washington dall’estero: gli acquisti Usa dall’estero sono scesi ad una media di 7,75 milioni di barili al giorno.

La Cina oggi rappresenta il mercato di sbocco principale per i produttori di petrolio, con una concorrenza sempre più accesa tra Russia, Arabia Saudita e Iran. La Russia è il primo fornitore con circa 1,35 milioni di barili al giorno esportati, superando la stessa Arabia Saudita, che ha visto crescere quest’anno le sue esportazioni verso la Cina di appena l’1% contro il +11% di Mosca. La Cina ha tutte le carte in regola per poter sedere al tavolo dei grandi e sostenere la sua ascesa economica. I petroyuan aiuteranno Pechino a sostenere la sua posizione di mercato.

Perché la Cina non ha lanciato un future in Yuan sul petrolio prima d’ora?

I principali elementi che hanno dissuaso il governo di Pechino a muoversi in tal senso fino ad ora sono fondamentalmente due: i bassi prezzi del greggio e la volatilità. Già nel lontano 1993 la Cina aveva tentato di introdurre un proprio contratto a termine sul greggio, ma l’elevata volatilità sul prezzo convinse il governo a bloccare le negoziazioni sul derivato. Più recentemente, l’introduzione del derivato è stata rimandata varie volte a causa di eventi che hanno per così dire “distratto” le autorità, come ad esempio i timori di un hard landing dell’economia del Dragone nell’agosto 2015.

Gli investitori esteri possono negoziare i futures petroliferi cinesi?

Secondo quanto risulta dalla China Securities Regulatory Commission (CSRC) anche gli operatori stranieri possono essere autorizzati ad investire direttamente sul nuovo contratto: una novità assoluta per il mercato delle commodity cinese. Questo perché la società che gestisce il mercato Shanghai International Energy Exchange è registrata in una c.d. “zona franca” della città.

Tuttavia vi sono ancora questioni aperte che non permettono di dirimere del tutto i dubbi. Gli investitori stranieri potrebbero non gradire le restrizioni al trasferimento di denaro nel Paese che sono entrate in vigore dopo lo shock del 2015. La propensione del governo di Pechino ad intervenire sul mercato e anche i controlli sui capitali potrebbero rappresentare una barriera all’entrata significativa per gli investitori.
I precedenti però sono positivi: la Cina ha recentemente approvato un piano per consentire agli investitori esteri di operare direttamente in alcuni mercati delle commodity.

Esiste qualche rischio?

Un rischio da non sottovalutare è senz’altro quello della valuta. Lo yuan è una moneta non pienamente convertibile e la cui fluttuazione non è del tutto affidata al mercato. Ogni giorno la People’s Bank of China aggiorna il tasso di cambio fra lo yuan e le principali valute internazionali. Questi elementi hanno agevolato la nascita di un tasso di cambio secondario off-shore per chi acquista dall’estero.

Le autorità cinesi conoscono i rischi ed hanno già preso alcune contromisure. Il limite alle fluttuazioni giornaliere del 4% previsto è una misura per contrastare possibili attacchi speculativi.

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