Scuola: Renzi ha confermato l’esistenza di una frattura Governo-insegnanti, dichiarando che farà di tutto per sanarla. Cosa ne pensano i docenti? Lo abbiamo chiesto al Prof. Salvo Amato, di ProfessioneInsegnante.it.
“È vero che c’è una frattura con gli insegnanti, ma è anche vero che il Governo sta facendo di tutto per sanarla”. Con queste parole il Presidente del Consiglio Matteo Renzi nel corso dell’ultima direzione del PD ha confermato che tra gli insegnanti c’è un malcontento generale per le ultime politiche adottate dal Governo e dal Ministero dell’Istruzione.
Quali sono i fattori che hanno causato questa rottura? Per fare chiarezza sulla questione, Forexinfo.it ha intervistato Salvo Amato, professore d’informatica e amministratore di ProfessioneInsegnante.it.
1. Salve professor Amato e grazie per la disponibilità dimostrata. Concorda anche lei sul fatto che in seguito ad alcune decisioni del Governo, e specialmente con l’approvazione della Legge sulla Buona Scuola, si sia venuta a creare una frattura tra il Governo e gli insegnanti?
Salve, grazie per l’opportunità.
La frattura c’è stata e temo sia insanabile. Ciò non tanto perché gli insegnanti siano così cattivi o siano una “casta” come qualche organo di stampa prova a scrivere, quanto per come tutta la vicenda della nuova riforma sia stata condotta. Sembra esserci un accanimento di fondo contro gli insegnanti.
Il Governo fino ad ora ha rigettato tutte le proposte di modifica sia prima della promulgazione della legge sia dopo. Ha ignorato uno sciopero epocale il 5 maggio 2015. Appare evidente che gli insegnanti si sentano umiliati.
2. Eppure il presidente del Consiglio ha dichiarato che il Governo sta lavorando per sanare questa frattura. A tal proposito nei prossimi mesi verranno approvati i nuovi criteri per il reclutamento e la formazione degli insegnanti, che ricordiamo prevedono un concorso post laurea con cui accedere ad un tirocinio triennale. Cosa ne pensa di questo nuovo progetto?
La dichiarazione arriva all’indomani delle elezioni amministrative dove il partito del Presidente del Consiglio ha subìto un tracollo anche grazie all’abbandono in massa da parte degli insegnanti.
Credo che come al solito questo Governo stia correndo troppo anche nel tentativo di non farsi raggiungere dalla macchina della giustizia amministrativa che noi docenti abbiamo messo in moto. Ci sono decine di ricorsi al TAR contro questa riforma.
È notizia recente (l’8 agosto) di una sentenza del TAR Lazio contro la mobilità dichiarata illegittima per i neoassunti. Quanto al concorso, ce n’è uno in corso condotto in modo pessimo e poco trasparente e già, per far dimenticare la pessima conduzione, escono fuori notizie su prossimi concorsi. I problemi creati si risolvono fermandosi e ragionando con la controparte non proponendo altre iniziative per spostare l’attenzione.
3. Con l’approvazione della legge delega per l’introduzione di un nuovo processo per diventare insegnanti ci sarà l’abbandono definitivo del Tirocinio Formativo Attivo. Il terzo ciclo quindi sarà l’ultimo, ma il bando non è ancora uscito. Lei ad oggi se la sentirebbe di consigliare ai suoi colleghi non abilitati di iscriversi al terzo ciclo del TFA?
Altra stratificazione di norme che contribuirà a creare ulteriori attriti tra i docenti stessi. TFA, SISSIS, PAS, corsi abilitanti riservati… non ci sono due strumenti che si eguaglino.
E’ evidente che un terzo ciclo TFA rischia di essere una fregatura se nello stesso tempo dici che sarà l’ultimo. Io ho frequentato il quinto ciclo SISSIS quando si diceva essere l’ultimo, poi sono arrivati a 9 cicli. Non si capisce perché li abbiano interrotti. In ogni caso la mia idea di abilitazione è legata ad un percorso con accesso aperto non a numero chiuso.
L’accesso a numero chiuso dà all’abilitazione quel valore concorsuale che poi crea aspettative di immissione in ruolo senza concorso che già stiamo vedendo. Del resto un avvocato, un commercialista, un medico, un architetto o un ingegnere fa un percorso per essere abilitato all’esercizio della propria professione senza dover accedere a numero chiuso. Poi ci sono i concorsi per fare selezione ma devono essere fatti bene
4. Un altro tema al centro delle polemiche riguarda la mobilità. Molti insegnanti sono scesi in piazza per protestare contro le operazioni di mobilità per l’anno 2016/2017, lamentando alcune presunte scorrettezze da parte del MIUR. Eppure il Ministro Giannini ha dichiarato che è normale che qualche docente sia costretto a trasferirsi al Nord, perché lì ci sono più posti disponibili. Lei pensa si possa trovare una soluzione che soddisfi tutte le parti?
Il Ministro lo scorso anno la pensava diversamente, forse ha la memoria corta. A settembre ebbe a dire che pochissimi docenti si sono dovuti spostare quindi la migrazione non ci fu. Anche a dicembre in occasione delle immissione dei fase C disse la stessa cosa. Ovviamente non ci fu perché venne solo rimandata. Trattenne i docenti con incarico annuale. Adesso siamo alle dolenti note ma noi lo avevamo detto al momento del bando sulle immissioni in ruolo che la roulette russa era stata attivata. I sindacati in questo hanno fornito una valida spalla al governo consigliando a tutti di far domanda.
Al momento non credo ci sia soluzione che rimedi al danno creato dal MIUR e non dai docenti i quali si sono trovati in una spiacevole situazione. Una soluzione trovata con le assegnazioni provvisorie in deroga al vincolo triennale sicuramente sarà deleteria e dannosa per chi non ha fatto domanda. Infatti 45mila docenti non hanno aderito al piano di assunzione ben consapevoli di non poter rientrare anche in virtù del vincolo triennale sulle assegnazioni provvisorie.
Ecco, ogni pezza che il Governo metterà, non farà altro che peggiorare la situazione. Avrebbe dovuto semplicemente evitare il depennamento dalle GAE consentendo ai docenti di rinunciare senza penalità qualora non fossero soddisfatti del risultato ma adesso è effettivamente tardi. Anche questa soluzione l’avevamo proposta ed era stata presentata in uno dei tanti emendamenti. L’origine di tutto risiede nell’aver obbligato a doversi muovere su 100 province. Il disegno di legge originario parlava di sole 5 province assimilabili ad una regione o anche meno.
5. Sempre riguardo alla mobilità, il MIUR nei giorni scorsi ha pubblicato le linee guida per la chiamata diretta. Anche qui non sono mancate le polemiche, perché secondo lei?
La contrattazione sulla chiamata diretta ha dell’incredibile così come è incredibile la sua attuazione. Oltre un mese perso inutilmente per porre in atto la peggiore chiamata diretta che alla fine non piace neanche ai dirigenti scolastici. Il motivo è molto semplice: viene scaricata ogni responsabilità sulle spalle del DS che è tenuto a far colloqui praticamente in questi giorni in piene vacanze.
Sarebbe stato più utile derogare e lasciare l’assegnazione alle scuole attraverso criteri oggettivi come è sempre avvenuto per le graduatorie interne di istituto.
Abbiamo raccolto 10mila firme chiedendo al presidente ANAC Cantone di dichiarare la chiamata diretta a rischio trasparenza e corruzione e convincere il Governo a ritirarla. Già leggiamo di bandi estemporanei ma credo che molte altre sorprese non mancheranno.
Inoltre, il docente neo immesso, già spedito lontano, adesso in piene vacanze è tenuto a spostarsi di nuovo per sostenere colloqui in decine di scuole e in un ambito che non conosce neanche.
6. Un’altra questione di cui si sta discutendo in questi giorni riguarda l’alta percentuale di bocciati al Concorso Scuola 2016. In alcune classi di concorso nessun candidato è stato ammesso alla prova orale, eppure sembra strano che dopo anni di formazione universitaria ed esperienza sul campo non siano abbastanza preparati da poter ottenere il ruolo. La domanda che vorrei farle a tal proposito è: secondo lei la colpa è da imputare alla scarsa preparazione dei docenti oppure dipende dal modo in cui è stato organizzato il tanto discusso concorsone?
Ho partecipato al concorso, nel mio caso la percentuale di bocciati è stata del 40%. Il concorso in molti casi è stato condotto con trasparenza zero, pc che si spengono durante le prove, docenti che vengono ammessi ma non si erano presentati alle prove scritte, docenti bocciati che appaiono nelle commissioni giudicatrici. L’alta percentuale di bocciati può anche starci se viene adeguatamente presa in considerazione. Una prova con tutti bocciati deve far riflettere sulla conduzione delle prove.
Le griglie di valutazione sono state rese note dopo che le prove scritte erano state effettuate. In questo contesto i concorrenti avevano il diritto di sapere come sarebbero stati valutati, se, ad esempio, prediligere correttezza, completezza oppure originalità della prova. Il tutto, ovviamente sottoposto a commissioni formate in modo poco trasparente e alla buona.
È anche evidente che molti bravi docenti visto che sarebbe stato praticamente gratuito (50 cent a candidato), ha preferito rinunciare. Alcuni hanno rinunciato anche dopo la nomina costringendo le commissioni ed essere ricostituite, altro elemento poco trasparente.
Venendo alla domanda ritengo che i docenti che sono arrivati al concorso erano in gran parte super selezionati da SISSIS e TFA. Sicuramente la tipologia di prova e in molti casi le richieste non consentivano di effettuare una prova scritta adeguata nel breve tempo messo a disposizione.
7. Infine le vorrei porre quest’ultima domanda. Lei è amministratore del gruppo Facebook ProfessioneInsegnante.it che vanta più di 50 mila membri. Ci può dire che clima si respira tra i docenti? C’è una mancanza di fiducia nei confronti del loro futuro professionale? E in che modo questa potrebbe ripercuotersi sull’insegnamento?
Il gruppo ha da poco raggiunto 60mila membri.
Il clima che si respira è teso, i docenti sono delusi, amareggiati, si sentono umiliati da continue notizie che non fanno altro che confermare ciò che lo scorso anno veniva scongiurato. Nel gruppo ci sono tantissimi insegnanti prossimi alla pensione che rappresentano la storia della nostra scuola. Sono in grado di raccontare le varie riforme e sono in grado di classificare l’ultima come la peggiore della storia della scuola italiana.
Ciò non tanto per le varie misure quanto per come la figura del docente sia stata maltrattata e umiliata da tutte le parti. Non ricordano altri casi nella storia in cui proteste così massive non siano state per nulla ascoltate.
Credo e spero che le opinioni espresse in un gruppo così numeroso possano essere considerate come il termometro di quanto gli insegnanti siano arrabbiati. La mancanza di certezze per il futuro è al primo posto tra le preoccupazioni e di certo questo clima non aiuta a fare bene il proprio lavoro.
Abbiamo vissuto tutti un intenso anno scolastico pieno di colpi di scena, notizie pessime e cambiamenti di ogni genere. Molti docenti lo hanno documentato nel gruppo, si sono confrontati e ne è venuto fuori un annus horribilis della scuola italiana.
Ma siccome al peggio non c’è mai fine ci prepariamo ad un altro anno dove si intende attuare il resto di questa pessima riforma ancora una volta senza ascoltarci.
La riforma ha creato un clima del “tutti contro tutti” anche tra i docenti impegnati ad una competizione interna per accattivarsi le simpatie del DS.
Il mio pensiero va agli oltre 8 milioni di alunni e studenti che respirano a scuola quest’aria che di certo non porterà buoni frutti. Nessuno vorrebbe un insegnante che mentre svolge il suo ruolo a scuola deve anche impegnare la mente sull’ultima norma che lo danneggia o sull’ultima novità in fatto di valutazione e merito.
Tutti vorrebbero insegnanti che danno il massimo nel proprio lavoro, con la passione che contraddistingue questo mestiere. Professione che a tutti i costi la nuova riforma vuole inquadrare in qualcosa il cui effetto è misurabile numericamente: la valutazione del merito. Ma sappiamo che non c’è metrica adeguata a valutare gli effetti del nostro lavoro che possono durare anni.