Sciopero dei camionisti in Corea del Sud: cosa sta succedendo e perché ci riguarda da vicino

Alessandro Nuzzo

11 Giugno 2022 - 18:30

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Da 4 giorni la Corea del Sud è paralizzata da uno sciopero dei camionisti che sta rischiando di causare pesanti conseguenze sul commercio mondiale.

Sciopero dei camionisti in Corea del Sud: cosa sta succedendo e perché ci riguarda da vicino

Uno sciopero dei camionisti in Corea del Sud che va avanti da 4 giorni e rischia di creare non poche difficoltà al commercio mondiale. I lavoratori sono scesi in piazza per protestare contro il caro carburanti chiedendo salari migliori oltre al rinnovo della misura che prevede tariffe di trasporto agevolate introdotta durante la pandemia e che dovrebbe scadere il prossimo mese di dicembre.

Lo stop dei camionisti sta paralizzando la produzione di importanti aziende del paese che non riescono a ricevere gli approvvigionamenti necessari al funzionamento. Un problema che se proseguirà ad oltranza rischia di portare conseguenze non solo nel paese asiatico ma in tutto il mondo visto che la Corea del Sud è una delle maggiori nazioni esportatrici di semiconduttori utilizzati dalle più grandi multinazionali mondiali soprattutto del settore automotive.

Perché stanno scioperando i camionisti in Corea del Sud

Il caro carburanti scatenato dalla crisi in Ucraina sta interessando anche la Corea del Sud e i camionisti sono scesi in piazza per protestare e chiedere salari più adeguati dati i costi maggiori che sono costretti ad affrontare.

Oltre a protestare per il costo del carburante i camionisti chiedono al Governo anche la proroga della misura in scadenza il prossimo mese di dicembre che riguarda le tariffe agevolate. Una misura che era stata adottata durante il periodo peggiore dell’emergenza pandemica.

Si stima che a scioperare da circa 4 giorni siano 7mila camionisti su un totale di 420mila persone impegnate nel paese. Questi sono i dati forniti dal Governo sudcoreano ma i sindacati sostengono che il numero sia molto più alto considerato che a scioperare sono anche i lavoratori non iscritti al sindacato che ha organizzato la protesta.

Ieri venerdì 10 giugno c’è stato un incontro tra il Governo e i sindacati ma a quanto pare non si è arrivati ad un accordo. Gli emissari del Governo sostengono che questo tipo di controversie andrebbero risolte non chiamando in causa l’esecutivo ma tramite accordo tra lavoratori e dirigenti. Dall’altra parte invece i sindacati non ci stanno e attribuiscono le colpe per l’aumento dei costi anche al Governo che non sta facendo nulla per tutelarli.

Fatto sta che lo sciopero prosegue anche se alcune fonti sostengono che non possa durare ancora a lungo perché i sindacati starebbero esaurendo i fondi per sostenere la protesta.

E lo sciopero sta già creando non pochi disagi per il commercio portuale e la produzione di grosse aziende. Hyundai, colosso dell’automobile, ha annunciato di aver dimezzato la produzione in questi giorni a causa della mancanza di approvvigionamento di chip e componenti vari. Il gigante dell’acciaio Posco ha invece interrotto le spedizioni.

Anche i centri portuali più importanti del paese hanno ridotto di molto il numero complessivo di container. Si stima che i container trasportati da e verso i 12 porti della Corea del Sud è sceso del 64 per cento. Nel porto di Busan, il terzo più trafficato del pianeta dove passa l’80% dei container, l’attività si è ridotta di un terzo.

Quali conseguenze

Lo sciopero dei camionisti in Corea del Sud rischia di causare conseguenze a livello mondiale. Il paese asiatico è infatti uno dei maggiori esportatori di microchip e semiconduttori molto utilizzati in varie industrie. Il rischio è che a livello mondiale le multinazionali si vedano costrette a ridurre la produzione a causa della mancanza di approvvigionamento della materie prime in un periodo storico dove è già molto difficile reperirle.

Alcune aziende stanno già adottando piani di emergenza per gestire la situazione. Ma se non si dovesse arrivare ad uno sblocco in tempi rapidi i problemi potrebbero essere maggiori.

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