Salvini: tassare l’uso dei soldi nelle cassette di sicurezza

Matteo Salvini pronto a tassare i soldi detenuti nelle cassette di sicurezza: il progetto che ha rispolverato lo spettro della patrimoniale

Salvini: tassare l'uso dei soldi nelle cassette di sicurezza

Imporre una tassa per poter utilizzare i soldi detenuti nelle cassette di sicurezza.

È questa l’ultima idea di Matteo Salvini che a Porta a Porta, dopo aver parlato dell’imminente salvataggio di Alitalia, ha fatto luce sui dettagli di un progetto che ha già risvegliato lo spettro della patrimoniale.

A scagliarsi contro l’idea di tassare le cassette di sicurezza in questo modo è stato soprattutto Luigi Marattin, capogruppo del Partito democratico in commissione Bilancio della Camera che ha affermato, tornando a parlare persino di patrimoniale:

“L’avevamo detto che sarebbero arrivati a toccare i risparmi degli italiani. Certo, non ci aspettavamo così presto. Irresponsabili”.

Tassa sulle cassette di sicurezza: il progetto

L’obiettivo di questo progetto è semplice: aumentare le entrate statali imponendo a chi detiene denaro nelle cassette di sicurezza di pagare un’imposta per poterne usufruire.

“Mi dicono che ci sono centinaia di miliardi in cassette di sicurezza, fermi. Potremmo metterli in circuito per gli investimenti. Si potrebbe far pagare un’imposta e ridare il diritto di utilizzarli”.

Quel che è chiaro è che ad oggi il Governo sta cercando in tutti i modi di reperire i fondi necessari a sostenere i costi dei provvedimenti della prossima finanziaria. La tassazione del cosiddetto denaro nascosto sotto il materasso, ovvero quello detenuto nelle cassette di sicurezza, sarà soltanto una delle strade in quella direzione.

I precedenti

Quella di intervenire sulla ricchezza contenuta nei caveau delle banche (che secondo diverse fonti si avvicinerebbe a 200 miliardi di euro) non è stata un’idea partorita da Salvini.

Già a suo tempo, il Governo Gentiloni pensò ad esempio a una tassa del 35% sui contanti e sui titoli al portatore nelle cassette di sicurezza. Poi l’ipotesi fu rilanciata dalla stessa Lega nel 2018: in quell’occasione l’aliquota proposta fu del 15% massimo 20%.

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