Romano Prodi, non mandatelo al Quirinale

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Tra qualche decennio sui libri di storia degli studenti italiani si parlerà di Romano Prodi e difficilmente il giudizio sarà positivo se l’Italia esisterà ancora come Nazione.

Prodi è stato il principale artefice dell’ingresso italiano nella moneta unica (istituì anche una tassa ad hoc a tale scopo) alla fine di un ventennio in cui si era occupato anche dell’IRI, privatizzando (svendendole) diverse imprese dello Stato tra cui Telecom e Autostrade.

Liberalizzazioni rispetto alle quali persino Wikipedia si esprime in questi termini:

Tra il 1992 ed il 2000 l’IRI vendette partecipazioni e rami d’azienda che determinarono un incasso per il ministero del Tesoro, suo unico azionista, di 56.051 miliardi di lire, cui vanno aggiunti i debiti trasferiti. Hanno suscitato critiche le cessioni ai privati, tra le altre, di aziende in posizione pressoché monopolistica come Telecom Italia ed Autostrade S.p.A., che hanno garantito agli acquirenti posizioni di rendita.

Ingresso nell’Euro: promesse di prosperità e aiuto ai più deboli

E’ passato abbastanza tempo dall’istituzione della Moneta Unica per tirare qualche somma, specie dal punto di vista italiano.

Queste le parole di Prodi da Presidente del Consiglio in occasione dell’inaugurazione dell’attività della moneta Unica, il grafico incluso nel video è impietoso:

Il ritorno di Prodi

Recentemente Romano Prodi è stato protagonista su La7 (ai tempi ancora di proprietà Telecom, azienda a suo tempo svenduta dallo stesso Prodi come abbiamo visto dopra) di un ciclo di puntate della serie «il Mondo che verrà» in cui il «Professore» si bea nello spiegare alle nuove generazioni il destino che le aspetta in seguito alle sue illuminate politiche nel corso degli ultimi decenni.

Tra una lectio magistralis e l’altra, rispondendo a domande spesso supine, è stato in grado di pronunciare quanto segue:

2013: candidato a Presidente della Repubblica

Il motivo per cui ho scelto di scrivere e pubblicare questo articolo è che il nome di Prodi sta diventando sempre più plausibile per la successione di napolitano al Quirinale.

Il dato più allarmante è che Prodi appare pure tra i 10 possibili candidati sostenuti dal Movimento 5 Stelle, alla faccia dell’antipolitica e del bisogno di rinnovamento.

Quanto scritto e i due video soprattutto dovrebbero scoraggiare qualsiasi Cittadino Italiano che non mediti di emigrare a breve dal proprio paese dal sostenere questa candidatura che dovrebbe essere in una Nazione normale (nel senso di moderatamente interessata ai propri interessi nazionali) sarebbe causa di una sollevazione popolare.

Il nostro inno del resto ci ricorda ad ogni incontro della nazionale di calcio che «non siam popolo, perchè siam divisi». Questo non ci dovrebbe portare però a farci clamorosi autogol ogni volta che scendiamo in campo.