Come avevamo previsto questa mattina, il dato sull’occupazione negli Stati Uniti ha impresso una svolta nella direzione del mercato offrendo numerosi spunti operativi sul mercato internazionale delle valute. Gli investitori hanno premiato nuovamente gli asset più rischiosi (a partire dall’equity fino alle valute a maggior rischio) dopo la comunicazione del dato migliore delle attese. Infatti, il risultato è stato di -54.000 buste paghe ad agosto rispetto a un consensus che si attestava a -107.000. Il tasso di disoccupazione è salito al 9,6% rispetto al 9,5% di luglio, anche se perfettamente in linea con le attese degli analisti.
Gli investitori hanno così liquidato soprattutto le safe haven, cioè le valute rifugio, in particolar modo yen giapponese e franco svizzero. La contrazione della volatilità che aveva preceduto la pubblicazione di questo dato ha creato i presupposti per allunghi davvero impressionanti con escursioni del prezzo comprese tra 80 e 150 pip su certi tassi di cambio. A soffrire di più è stato lo yen: il cambio eur/jpy è passato da 108,50 a 109,50 nel giro di pochi minuti, usd/jpy da 84,50 a 85,20, gbp/jpy da 130,20 a 131,60.
Si è dimostrato volatile anche l’euro/dollaro anche se non ha assunto una direzione precisa, attenstandosi tra area 1,2830 e 1,2850. In linea con l’appetito al rischio degli investitori era invece prevedibile il crollo di un altro bene rifugio, cioè l’oro, che è passato da 1.250$ a 1.238$ in pochi minuti.
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