Riforma pensioni: nessuna modifica per Opzione donna, restano escluse le nate nel 1961

Si è concluso l’esame da parte delle commissioni Lavoro e Affari sociali della Camera del decreto sulle pensioni: nessuna modifica per Opzione donna, continua l’attesa per le nate nel 1961.

Riforma pensioni: nessuna modifica per Opzione donna, restano escluse le nate nel 1961

Non sembra ancora esserci pace per le donne che da mesi stanno combattendo per la proroga di Opzione donna e che, dopo aver ottenuto una proroga con la scorsa Legge di Bilancio, chiedevano un’ulteriore estensione che favorisse l’accesso alla misura di pensione anticipata anche alle nate nel 1961.

Nessuna modifica, tuttavia, è al momento prevista per quanto riguarda la misura dedicata al prepensionamento delle lavoratrici donne.

Si è infatti concluso l’esame, da parte delle commissioni Lavoro e Affari sociali della Camera, del decreto relativo alla riforma delle pensioni con Quota 100 e al reddito di cittadinanza, che ora approderà quindi in aula per la votazione.

A spiegare l’esito dell’esame è stata Orietta Armiliato che, con un post sulla pagina Facebook del Comitato Opzione donna social, ha così commentato:

“Nessun emendamento che andava nella direzione di modificare i criteri di accesso alla misura dell’Opzione Donna consentendo l’ingresso anche alle nate nell’anno 1961 nonché la richiesta di diminuzione dei requisiti di accesso per Quota100 tramite riconoscimenti contributivi, come anche da noi richiesto, a cui sono seguiti infatti una serie di emendamenti sia da parte del Pd sia di FdI nonché di FI (vedi mie pubblicazioni precedenti dai a siti della Camera e del Senato), è stato accolto”

.

Opzione donna, le nate nel 1961 dovranno ancora attendere

Con la mancata modifica della misura di Opzione donna a pagare, per il momento, sono le nate nel 1961, attualmente escluse dall’ultima proroga della misura approvata dal Governo.

Tali lavoratrici donne, infatti, non possono usufruire della misura di pensione anticipata in quanto non hanno maturato i requisiti anagrafici richiesti (58 anni di età per le lavoratrici dipendenti e 59 per le autonome) entro il 31 dicembre 2018.

A commentare la mancata approvazione dell’emendamento è stata l’amministratrice del gruppo facebook delle escluse,

Paola Viscovich

, che ha così spiegato la situazione:

“Finito l’iter alla Camera, passato praticamente nulla. Lunedi si riparte dal Senato.
Non sempre è possibile ottenere ciò che, non solo appare giusto, ma poteva essere riconosciuto per tempo. Tuttavia rimane la serenità di non aver lasciato nulla al caso e di aver tentato ogni possibilità. In tali condizioni è importante ricordare di aver portato a casa il migliore risultato possibile nelle condizioni più difficili. Non è molto, non è tutto, ma merita rispetto ed è certamente più di quanto certa critica vorrebbe oscurare. Aspetteremo serenamente la proroga al 31/12/19, come promesso dal sottosegretario Claudio Durigon."

Pensioni, modifiche per edili?

Intanto, mentre le donne aspettano nuove risposte dal Governo su un’ulteriore proroga di Opzione donna, Cesare Damiano si sta battendo per nuove modifiche alla riforma delle pensioni che vadano a favore dei lavoratori del settore dell’edilizia, attualmente penalizzati.

Questa categoria di lavoratori, infatti, non raggiunge l’età contributiva richiesta nè per accedere alla Quota 100 nè all’Ape sociale.

Per Damiano è corretto quanto stanno cercando di portare avanti i sindacati in tal senso, ricordando come

"sarebbe ora di includere davvero, e non solo a parole, un lavoro così faticoso in un vero anticipo pensionistico. Un edile, che svolge un lavoro discontinuo, ai 38 anni di contributi previsti dalla Quota 100 non ci arriverà mai e neanche ai 36 dell’Ape. Va prevista, dunque, una specifica misura legislativa che modifichi l’attuale normativa troppa restrittiva dell’Ape sociale, perché non si può accettare un lavoro su impalcature in altezza svolto a 67 anni”.

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