Riaprire a Natale o rischiare una terza ondata? Questo è il dilemma ma il governo tira dritto

Il governo con il DPCM Natale pensa a un progressivo allentamento delle misure restrittive in caso di un miglioramento della situazione sanitaria. Il sindacato dei medici ospedalieri lancia però l’allarme: una terza ondata del coronavirus probabile in caso di riaperture diffuse durante le festività.

Riaprire a Natale o rischiare una terza ondata? Questo è il dilemma ma il governo tira dritto

La mia testa non è concentrata su quello che succederà tra un mese e mezzo, ma su quello che accadrà alla fine della prossima settimana. È su questo che ci giochiamo tutto, non sul cenone del 24 dicembre, con o senza i nonni o i parenti di primo grado”.

Non poteva essere più chiaro Roberto Speranza, il ministro della Salute che intervistato da La Stampa ha così dribblato in stile Garrincha una domanda sullo spinoso tema del come passeranno il Natale gli italiani in tempo di Covid.

Difficile per il ministro esprimersi in altra maniera: l’Italia è nel pieno della seconda ondata del coronavirus ma, nonostante l’ultimo bollettino abbia confermato una stabilizzazione della situazione, è ancora presto per fare progetti a lunga scadenza.

Il problema però rimane: passare un Natale in lockdown sarebbe non solo uno sconvolgimento delle tradizioni nostrane, ma rappresenterebbe una autentica mazzata dal punto di vista dei consumi e un macigno per le speranze di ripresa economica.

Obiettivo Natale

Negli ultimi giorni si è parlato con insistenza di un DPCM Natale, che dovrebbe essere annunciato il prossimo 3 dicembre e che potrebbe contenere le indicazioni con cui gli italiani dovranno passare le festività.

La speranza del governo è che, dopo la divisione dell’Italia in tre zone di rischio e le decisioni prese dal Ministero della Salute, a breve la curva di contagio possa iniziare a decrescere facendo così tornare la soglia Rt sotto l’1.

Gli ultimi dati sono positivi a riguardo, ma come sottolineato dal ministro Speranza ancora è presto per essere ottimisti. Nella maggioranza però si starebbe già iniziando a ragionare su un progressivo allentamento delle misure restrittive.

Si parla così di uno shopping contingentato al fine di evitare possibili assembramenti, mentre per quanto riguarda il cenone non ci dovrebbero essere dei divieti ma soltanto delle forti raccomandazioni.

Un modo questo per “salvare” le tradizioni del Natale e spingere i consumi dopo i tempi duri del lockdown, ma queste possibili riaperture sono viste da buona parte del mondo sanitario come un forte rischio.

L’allarme dei medici su una terza ondata

Se durante le festività natalizie ci saranno diffuse riaperture - ha affermato Carlo Palermo, segretario nazionale del sindacato dei medici ospedalieri sentito da Agi - si verificherà la concreta possibilità di una terza ondata, ecco perché si dovrebbe procedere con una zona rossa diffusa”.

Per Palermo si deve “trovare un equilibrio tra necessità economiche e sanitarie”, con una zona rossa diffusa in tutta Italia che “ci permetterebbe un reset rapido e più consistente nel livello dei contagi”.

Con una riapertura generale nel periodo di Natale, il rischio sarebbe quello di aumentare i focolai dando vita a una probabile terza ondata del coronavirus in Italia nei primi mesi dell’anno, sulla falsariga di quanto successo in estate con gli attuali dati che sarebbero figli di quei mesi dove è stata allentata la guardia.

Fermo restando che il principio base per ogni tipo di discussione è quello di un auspicato miglioramento nel breve della situazione Covid, tenere tutto chiuso sarebbe la soluzione più semplice ma avrebbe un prezzo troppo alto da dover pagare.

Il governo nelle prossime settimane dovrà cercare di trovare un compromesso tra le esigenze economiche-sociali e quelle sanitarie: in estate non tutto è andato per il meglio a causa soprattutto della dormita delle Regioni, ma perseverare ancora nei soliti errori sarebbe inconcepibile oltre che diabolico.

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