3 regioni in zona arancione, 2 in zona rossa da lunedì 1 marzo: cosa cambia

Fiammetta Rubini

27/02/2021

27/02/2021 - 22:24

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Passano in arancione Lombardia, Marche e Piemonte; Basilicata da gialla a rossa, come il Molise. Cosa cambia dal 1 marzo.

3 regioni in zona arancione, 2 in zona rossa da lunedì 1 marzo: cosa cambia

Sono 6 le regioni interessate dal cambio colore da lunedì 1 marzo in base all’ultimo monitoraggio della Cabina di regia e alle ordinanze di Speranza: tre diventano arancioni, due passano alla zona rossa, una viene promossa in fascia bianca. Dalla prossima settimana, quindi, mezza Italia sarà colorata di arancione.

A ufficializzare il cambiamento sono arrivate le firme del ministro della Salute.

La cornice in cui si decidono i nuovi colori delle regioni è abbastanza allarmante: sono quasi 20mila i nuovi contagi e 308 morti registrati in Italia nelle ultime 24 ore, l’indice Rt vicino all’1, ospedali di nuovo in sofferenza e ben 8 regioni con le terapie intensive sopra la soglia d’allerta al 30%. La variante inglese avanza e ha già costretto governatori e sindaci a chiudere le scuole e introdurre divieti, tra zone rosse locali e zone arancione scuro.

Ecco le nuove zone rosse, arancioni e gialle da lunedì 1 marzo. C’è anche la sorpresa zona bianca.

Nuove zone arancioni e rosse da lunedì 1 marzo

Il monitoraggio della settimana dal 15 al 21 febbraio approvato dalla cabina di regia tinge di arancione Lombardia, Piemonte e Marche. La Basilicata ha numeri da zona rossa ed entra così in lockdown, mentre il Molise ha chiesto e ottenuto di entrare nella fascia di massime restrizioni, con bar e ristoranti chiusi e divieto di uscire senza motivi di necessità, pur non avendone i requisiti.

Salvo il Lazio, che resta giallo anche se gli occhi sono puntati su quell’Rt che sfiora l’1.

Entra in zona gialla la Liguria, tra le regioni a rischio basso per il monitoraggio Iss, insieme a Sicilia, Valle D’Aosta, Puglia. “Abbiamo un Rt pari a 0,94”, ha detto il presidente Giovanni Toti. “La situazione nei nostri ospedali è sotto controllo. Speriamo quindi di poter tornare in zona gialla dalla prossima settimana”.

Regioni arancioni a rischio zona rossa

Al momento il rischio più alto è registrato in Abruzzo, Umbria, Piemonte Lombardia, ma non dormono sonni tranquilli Toscana, Trento, Emilia Romagna e Campania, territori considerati a rischio moderato con alta probabilità di progressione.

L’Emilia Romagna da lunedì non si tingerà totalmente di rosso, ma la zona arancione scuro in 14 Comuni è sempre più estesa: da sabato si aggiunge anche la Provincia di Bologna.

La Toscana rimane arancione, con nuove zone rosse locali da sabato per la provincia di Siena e Pistoia. A rischio zona rossa anche Napoli, ipotesi non esclusa dal sindaco Luigi De Magistris, mentre la Campania per il momento ha schivato l’ingresso nella fascia di rischio più alta. Il presidente Vincenzo De Luca, tuttavia, ha annunciato la chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado a partire da lunedì.

Mezza Italia zona arancione da lunedì

Insomma, da lunedì l’Italia si andrà a colorare sempre di più di arancione, ma con regioni costellate da mini zone rosse e arancione scuro. Ricordiamo che nell’arancione Abruzzo le province di Chieti e Pescara sono in zona rossa fino al 28 febbraio a causa della variante inglese, e che dal 25 febbraio al 7 marzo sono in lockdown anche 6 comuni in provincia dell’Aquila. Situazione allarmante in Molise, ora regione rossa, dove è stato richiesto l’intervento dell’esercito. Qui 33 comuni su 136 sono in zona rossa fino al 7 marzo.

Sardegna zona bianca

E se mezza Italia rischia di diventare arancione, in controtendenza la Sardegna, che diventa la prima regione a entrare in zona bianca. Con un’incidenza settimanale sotto i 50 casi ogni 100mila abitanti per 3 settimane consecutive e uno scenario di rischio di tipo 1 l’isola ha le carte in regola per la fascia in cui possono riaprire palestre e piscine, cinema, teatri e i ristoranti la sera.

Per definire nel dettaglio il passaggio da un colore all’altro, è in corso un tavolo di confronto tra Iss, ministero della Salute e Regione Sardegna.

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