Referendum costituzionale 2016: 6 motivi per votare SÌ

Referendum costituzionale 2016: i sostenitori del sì al referendum spiegano i 6 punti di forza del ddl Boschi. Tra loro arriva anche Roberto Benigni ed è subito polemica sui social network.

Sono già 184 i sostenitori del sì al referendum costituzionale, che si terrà il prossimo ottobre, che hanno deciso di aderire alla campagna «Basta un si» del Partito Democratico.

Tra i sostenitori del sì al referendum costituzionale ci sono costituzionalisti, rappresentanti del mondo accademico, ex ministri. Tra coloro che sono schierati a favore del sì al referendum troviamo:

  • Franco Bassanini;
  • Tiziano Treu;
  • Stefano Ceccanti;
  • Guido Tabellini;
  • Paolo Carrozza;
  • Angelo Panebianco;
  • Michele Salvati;
  • Salvatore Vassallo.

Tutte personalità che condividono il manifesto della campagna «Basta un si»:

“Dopo anni e anni di sforzi vani il Parlamento della XVII legislatura è riuscito a varare con una larga maggioranza, quasi il sessanta per cento dei componenti di ciascuna Camera in ognuna delle sei letture, una riforma costituzionale che affronta efficacemente alcune fra le maggiori emergenze istituzionali del nostro Paese”.

Referendum costituzionale 2016: 6 punti di forza per i sostenitori del SI

Perché votare sì al referendum costituzionale? Secondo i sostenitori del si, la riforma Boschi non stravolge la Costituzione e, anche se non contiene esattamente “tutto ciò che serve”, contiene molte cose buone. Quali sono i punti di forza del ddl Boschi?

  • il superamento dell’anacronistico bicameralismo paritario;
  • la differenziazione dei procedimenti legislativi tra Camera e Senato;
  • la razionalizzazione dei poteri delle Regioni;
  • il potenziamento del sistema delle garanzie;
  • il riequilibrio dei poteri normativi del governo;
  • la riduzione dei costi della politica.

Nel manifesto del comitato «Basta un sì» si legge come i sostenitori si dicano contrari all’ipotesi del voto per il referendum per parti separate:

«Se si dovessero artificialmente separare i contenuti in più quesiti, rischieremmo di ottenere esiti schizofrenici, come mantenere il bicameralismo paritario e non invece la riforma dell’assetto regionale, o l’esito opposto. Né sarebbe pensabile che nello stesso procedimento i parlamentari votino sull’insieme e i cittadini no».

E si aggiunge:

“Così come tutto si tiene nella Costituzione del 1948, anche nella riforma di cui stiamo discutendo è evidente che superamento del bicameralismo, riforma del procedimento legislativo, razionalizzazione dei poteri regionali fanno parte di un unico disegno che può essere positivamente valutato e non può essere artificiosamente suddiviso per una mal posta esigenza di omogeneità”.

La battaglia tra chi sostiene le ragioni del sì e del no è apertissima, quando mancano 4 mesi esatti alla probabile data, il 2 ottobre, come anticipato da Matteo Renzi, in cui si voterà per il referendum.

Indeciso se votare sì o no al referendum costituzionale 2016? Ecco i pro e i contro della riforma.

Referendum costituzionale 2016: Benigni voterà sì?

Molte polemiche hanno suscitato nelle ultime ore le dichiarazioni di Roberto Benigni sul referendum costituzionale: se fino a un mese fa, il comico si diceva orientato a votare no al referendum costituzionale, perché è importante

“proteggere la nostra meravigliosa Costituzione”,

ieri, in un’intervista a Repubblica, ha chiarito di aver dato una risposta frettolosa, dicendo che

“se c’è da difendere la Costituzione, col cuore mi viene da scegliere il no. Ma con la mente scelgo il sì. E anche se capisco profondamente e rispetto le ragioni di coloro che scelgono il no, voterò sì”.

Per Benigni la riforma è “pasticciata”, ma sostiene che sia meglio di niente, visto che sono trent’anni che si sente parlare della necessità di superare il bicameralismo perfetto, di creare un Senato delle Regioni, di avere un solo voto di fiducia al governo.

Spiega Benigni:

“Questa riforma ottiene gli obiettivi di cui parliamo da decenni. Sono meglio del nulla. E io tra i due scenari del giorno dopo, preferisco quello in cui ha vinto il sì, con l’altro scenario si avrebbe la prova definitiva che il Paese non è riformabile”.

Sui social network Roberto Benigni riceve in poco tempo attacchi vari e insulti. Su Facebook è arrivata la difesa al Premio Nobel toscano da parte del direttore del TG di La7 Enrico Mentana, che in un post scrive:

«Quelli che Benigni era un grande perché votava no e ora è un fallito che non fa più ridere perché voterà sì. Quelli che insultano i talk perché sono il peggio dell’Italia e poi fanno gli esposti perché non li invitano. E così via. Più che la Repubblica Italiana sembra Mondo Convenienza».

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