Reddito minimo garantito: dopo Grillo, ecco la proposta del PD

Valentina Pennacchio

15/04/2013

Reddito minimo garantito: dopo Grillo, ecco la proposta del PD

In questo periodo di crisi il tema del reddito minimo garantito è al centro dell’attenzione e noi ce ne siamo occupati molto. Il reddito minimo garantito, strumento di welfare esistente nella maggior parte dei paesi dell’UE, è stato il cavallo di battaglia del M5S, nonostante la proposta di Grillo sia inficiata da una confusione terminologica tra reddito di cittadinanza e reddito minimo garantito, confusione su cui ha fatto chiarezza anche la Prof.ssa Paola Bozzao nell’intervista che abbiamo realizzato: Reddito minimo garantito? L’Italia deve sperimentarlo.

Mentre Grillo e il M5S guardano alla riforma tedesca Hartz e sono ancora in fase di stallo, avviene il “sorpasso”. Si, perché sul reddito minimo garantito dopo Grillo arriva la proposta del PD, già depositata a Montecitorio. Scopriamola nel dettaglio.

La proposta del PD

Danilo Leva, deputato PD, è il primo firmatario della proposta di legge sul reddito minimo garantito che è stata depositata a Montecitorio la scorsa settimana.

Cosa prevede la proposta del PD? 500 euro al mese (6.000 euro l’anno) per 2 anni.

Chi sono i destinatari?

  • disoccupati;
  • inoccupati;
  • precari con un reddito annuale complessivo non superiore a € 6.800.

Inoltre saranno considerati prioritari:

  • i cittadini residenti in regioni con tassi di disoccupazione superiori alla media nazionale (circa 11,6%);
  • i cittadini residenti in regioni segnate dalla povertà assoluta (sarebbero avvantaggiati i cittadini del Sud Italia con un tasso dell’8% contro il 3,7% del Nord).

Se il cittadino beneficiario del reddito minimo garantito troverà lavoro nei 2 anni o deciderà di avviare un’attività autonoma il sussidio cesserà o si trasformerà, secondo un’ipotesi ancora al vaglio, in una dote salariale.

Quale sarebbe il costo del progetto? Il progetto del PD sul reddito minimo garantito costerebbe circa 2 miliardi di euro l’anno allo Stato, contro i costi considerati insostenibili dai democratici – circa 130 miliardi di euro, e ancora incerti, del M5S.

Secondo il PD il reddito minimo garantito, che dovrebbe essere finanziato in maniera paritaria da Stato e Regioni, dovrebbe partire in via sperimentale con una durata di circa due anni e mezzo: dal 2013 al 2015.

Danilo Leva ha dichiarato che la proposta del PD è diversa da quella del M5S:

“Innanzitutto perché noi l’abbiamo presentata in Parlamento, mentre il Movimento 5 Stelle l’ha solo annunciata e non ha ancora spiegato come attuarla. E poi, perché si basa su previsioni realistiche, non sul fanatismo”.

Ma dove troveranno i soldi Stato e Regioni? Secondo Leva il progetto sarà finanziato:

“Dai proventi delle lotterie e dei giochi, ma durante l’iter legislativo siamo disponibili a confrontarci su altre ipotesi”.

La differenza con il M5S

Alla luce della proposta del PD, ricordiamo quella del M5S: 1.000 euro al mese per 3 anni per “chi perde il lavoro o per chi non lo ha”.

Durante questi 3 anni si riceveranno delle offerte di lavoro dagli uffici di collocamento in base alle proprie competenze professionali. Al rifiuto della terza proposta di lavoro il sussidio verrà tolto.

Grillo e il M5S hanno previsto, per finanziare il progetto, di fare ricorso:

  • al taglio dei costi della politica;
  • ai rimborsi elettorali;
  • all’elusione fiscale delle slot-machine, in concessione ad aziende statali.

Reddito minimo garantito: iniziativa popolare

Nel frattempo, oggi 15 aprile 2013, arriverà un’altra proposta sul reddito minimo garantito, questa volta di iniziativa popolare: 50.000 firme raccolte da 170 associazioni da giugno a dicembre 2012.

SONDAGGIO