Recovery Plan: servizio studi di Camera e Senato boccia il piano di Conte

Riccardo Lozzi

28/01/2021

28/01/2021 - 12:29

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Il servizio studi di Camera e Senato ha pubblicato il documento sul Recovery Plan del Governo Conte, evidenziando le preoccupazioni per il rischio di deficit e i progetti poco chiari.

Recovery Plan: servizio studi di Camera e Senato boccia il piano di Conte

Dopo la bocciatura da parte di Confindustria, in piena crisi di governo arriva un altro giudizio negativo sul Recovery Plan approvato nei giorni scorsi dal Consiglio dei Ministri.

Questa volta si tratta del servizio studi di Camera e Senato il quale, in un dossier pubblicato in due parti, evidenzia alcuni problemi di programmazione del Governo Conte per il Piano nazionale di ripresa e resilienza per l’Italia.

Una notizia che rischia di incidere sulla possibilità di un reincarico per Giuseppe Conte, spranzoso di un mandato al termine delle consultazioni che il presidente della Repubblica sta svolgendo in queste ore dopo le sue dimissioni.

Come riportato dai tecnici del Parlamento, la bozza varata il 12 gennaio potrebbe causare un deficit per il 2021 pari a 35,6 miliardi di euro rispetto a quanto previsto.

Una somma derivante dai 14,4 miliardi di euro considerati in eccesso rispetto alle risorse messe a disposizione nel Next Generation EU, e dai 21,2 miliardi di euro previsti nel Fondo di Sviluppo e Coesione per il periodo 2021-2027 e integrati nel Recovery Plan.

Recovery Plan bocciato dai tecnici di Camera e Senato

Sul secondo punto, l’organismo di controllo di Camera e Senato riporta il timore che l’accelerazione dell’utilizzo dei fondi strutturali potrebbe causare alla finanza pubblica un debito maggiore rispetto a quanto preventivato nella Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza.

Per i 14,4 miliardi stanziati oltre i 196,6 miliardi a disposizione, per un totale previsto di oltre 210,9 miliardi, invece, il discorso cambia.

Lo stesso Governo ha dichiarato la programmazione di una cifra superiore alle risorse europee, motivandola sia con la possibilità di reperire finanziamenti privati in grado di coprire il buco, che con la previsione di una bocciatura da parte della Commissione di alcuni dei progetti presentati.

Una spiegazione che però non è stata considerata sufficiente da parte del centro studi, il quale ha chiesto di esplicitare quale sarà l’azione dell’esecutivo in caso tutte le proposte vengano ammesse dalle istituzioni europee.

I dubbi del servizio studi sul piano di Conte

Inoltre, sono state messi in campo anche diverse perplessità per l’assenza di una chiara definizione dei singoli progetti e su come si intendono realizzare i cambiamenti riguardanti il settore del lavoro, del digitale e del green.

In particolare sono emersi dubbi sulla transizione ecologica, per cui è prevista una spesa del 31%, minore del livello minimo del 37% del totale, e per la quale non è specificata in maniera puntuale la modalità di spesa.

A questo punto rimane l’interrogativo se a rimettere le mani sul Recovery Plan italiano sarà lo stesso Conte, quindi andando solo a modificare le parti segnalate o, al contrario, se verrà eletto un nuovo presidente del Consiglio pronto a intervenire in modo più radicale.

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